Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

Quadrato politico intorno alla vertenza Bat. Spunta l’ipotesi di nuovi investimenti

Vertice presso Palazzo Carafa con parlamentari salentini, consiglieri regionali, i tre sindacati metalmeccanici e i lavoratori. Richiesta una convocazione presso il Mise di tutti i soggetti interessati, compreso il colosso Bat che pare pronto ad investire un altro miliardo di euro in Italia

Il tavolo sulla Bat

LECCE – Il fallimento della ex Manifattura Tabacchi di Lecce, quattro anni dopo, può dirsi completo. “Bluff” è addirittura il termine scelto dai sindacati metalmeccanici per bollare i risultati del progetto di riconversione del sito, firmato presso il Mise nel dicembre 2010 dai colleghi alimentaristi, dopo la dipartita di Bat Italia dal territorio.

Nessun posto di lavoro si sarebbe perso, era la promessa della multinazionale del tabacco che si ritirava dal mercato salentino nonostante i fiorenti ricavi del proprio stabilimento leccese. Peccato, però, che nell’ottobre 2014 il processo di svuotamento del bacino occupazionale sia giunto al culmine. Una dopo l’altra, infatti, tutte le aziende coinvolte in quel piano industriale, scelte e selezionate dalla stessa British American Tobacco, hanno issato bandiera bianca. Tutte, eccetto la società Iacobucci che mantiene occupati circa il 60 percento dei lavoratori ed ha collocato la restante parte in cassa integrazione straordinaria. Ma neanche in questo caso si intravedono prospettive di miglioramento, come sottolinea Mauro Fioretti di Uilm Uil. Gli stessi operai, presenti al tavolo sulla vertenza convocato oggi presso Palazzo Carafa dal sindaco Paolo Perrone, parlano apertamente di liquidazione aziendale.

Tutt’ intorno, nel frattempo, si è esteso il deserto. I 20 dipendenti di Hds srl, per i quali sta anche scadendo la mobilità, si ritengono dei “fantasmi”: la loro odissea lavorativa ha tenuto banco per un po’, prima di scivolare nel dimenticatoio. Oltre 40 lavoratori della ditta Ip Korus, facente capo all’ex senatore Pdl Filippo Piccone, contano i giorni che mancano prima della cessazione del sussidio di cassa integrazione straordinaria, previsto per fine dicembre. Altri 18 colleghi sono stati collocati in mobilità ma l’azienda che avrebbe dovuto assorbirli, Alluxmetal, non avrebbe ancora avviato la produzione. Un altro capitolo nero è stato firmato dai dipendenti del servizio mensa.

“Il 1° gennaio del 2015 scadranno i termini entro i quali Bat Italia può essere richiamata a responsabilità sul fallimento del processo di riconversione, dopo non ci sarà più nulla. Perché vi siete risolti così tardi ad affrontare il problema?”, tuona un dipendente dell’Ip, Germano Mosio, dalla sala giunta del Comune di Lecce. Gli animi sono esacerbati, la pazienza definitivamente esaurita.

I lavoratori ricostruiscono gli ultimi anni della loro carriera come “una presa in giro”. I tavoli tecnici calendarizzati a Roma come “viaggi della speranza”. Il presunto immobilismo delle istituzioni “una vergogna”. Non hanno più peli sulla lingua e senza mezzi termini puntano il dito contro i loro interlocutori istituzionali, seduti dall’altra parte del tavolo, sparando nel mucchio. “Noi lavoratori della Ip chiediamo un incontro da due anni, ma non ci ha mai ascoltato nessuno. Nel frattempo abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica perché ci sembrava che le cose non quadrassero – prosegue Germano, un volto noto della protesta -. Perché le istituzioni, i politici, non hanno fatto lo stesso? Perché non avete chiesto anche voi alla giustizia di indagare e accertare che tutto sia in regola?”.

Anche il senatore del Movimento 5 Stelle, Maurizio Buccarella, ha provato a far volare gli stracci: “Dietro l’intera operazione vi era una chiara volontà di liberarsi del fardello di Lecce, scaricando i costi sociali sulle persone e sulla comunità salentina”, ha spiegato. E, nel caso non fosse chiaro, il senatore ha paventato la possibilità che vi fossero “delle precise responsabilità alle spalle di un piano preordinato ordito, forse, anche per tenere dentro interessi personali”.

Sul piano di riconversione, tuttavia, i sospetti sono sempre stati numerosi. Ed il fuoco incrociato sulla testa di politici ed istituzioni non sembra scandalizzare più nessuno. E’ scoccata l’ora, infatti, di correre ai ripari. Per quanto possibile.

Il tavolo convocato dal sindaco Perrone, su sollecitazione dei lavoratori, è riuscito a convergere su un punto chiaro: riconvocare tutte le parti coinvolte nel processo di riconversione (compresi i primi firmatari degli accordi) a Roma, presso lo stesso Mise, alla presenza indispensabile di Bat Italia, soggetto sul quale dovrebbe ricadere la responsabilità sociale d’impresa. L’occasione è data dalla convocazione ministeriale, calendarizzata per il prossimo 15 ottobre, della sola azienda Iacobucci: l’oggetto dell’incontro, però, lasciava fuori l’intera platea dei lavoratori e le istituzioni locali hanno chiesto che venga riformulato ed allargato.

La stesura di questa missiva, firmata dal sindaco Perrone, dal presidente della Provincia Antonio Gabellone, dai due assessori regionali Loredana Capone ed Erio Congedo, dai senatori Salvatore Capone, Daniela Donno e Maurizio Buccarella, Dario Stefano, Francesco Bruni, Roberto Marti, Maurizio Buccarella e dal deputato Diego De Lorenzis ed indirizzata al ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, è stata preceduta, però, da una lunga trattiva.

Se, infatti, da un lato è chiara l’intenzione di “riprendere Bat Italia per capelli”, per usare una metafora del senatore Buccarella, non è altrettanto chiaro il da farsi. Soprattutto alla luce del nuovo, presunto investimento da un miliardo di euro in cui British American Tobacco sembra pronta a lanciarsi, al fine di perfezionare la ricerca sul prodotto della sigaretta elettronica e sul packaging. “La Puglia dovrebbe essere ricompresa in quest’investimento nazionale e mi sto già muovendo in modo da inserire le aziende locali nel ventaglio dei partner di Bat”, ha spiegato Loredana Capone.

Buccarella, successivamente appoggiato dal collega di Sel Dario Stefano, ha avanzato l’ipotesi di legare la responsabilità pregressa di Bat Italia nel sito di Lecce a quest’investimento futuro. Ma la proposta non è stata messa nero su bianco nella missiva. Il motivo? “Per non lasciare vie di fuga a Bat dalle proprie responsabilità, offrendole la scorciatoia di una vaga promessa futura”, hanno replicato il sindaco Perrone e l’assessore Lorendana Capone. Quest'ultima, in particolare, ha dichiarato: " Il piano di riconversione della Bat non ha prodotto i risultati attesi. E’ indispensabile, dunque, che l’azienda intervenga per garantire il mantenimento degli impegni assunti”.

"Se Bat, – ha proseguito l’assessore - come anticipato in conferenza stampa dal vice presidente per l’Italia Giovanni Carucci, ha intenzione di investire nel nostro Paese un miliardo di euro nel settore dei prodotti di nuova generazione, allora, dovrà ripartire dalla Puglia. La Puglia può offrire un servizio eccellente per quanto riguarda il packaging: abbiamo una grande multinazionale a Brindisi e medie e piccole imprese specializzate nel Salento, abbiamo università e centri di ricerca. E’ un’opportunità che la Regione intende cogliere, per questo, ho già avviato un contatto preliminare con il dottor Carucci e spero si possa procedere concretamente e nel più breve tempo possibile. Intanto, però, Bat dovrà rispondere degli impegni precedentemente assunti assicurando la salvaguardia dei livelli occupazionali”.

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