Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica Viale Aldo Moro

Dal kitsch si passa al tradizionale: l’ultima idea per rilanciare il mercato di via Moro

A due anni dall'inaugurazione del polo multietnico, saracinesche sempre abbassate. E gli attigui box per i commercianti di piazza Libertini attendono ospiti che non ci voglio andare. Intanto si studiano iniziative per rilanciare l'area

Il mercato (ex) multietnico.

LECCE – L’idea, ora, è quella di farne un centro dei mestieri antichi dove artigiani e figure in via di estinzione, soffocate dall’omologazione dei consumi, possano continuare a lavorare comu se facìa na fiata. Così, partendo dall’intuizione di Damiano D’Autilia, capogruppo del Pdl, si cerca di sbloccare la paradossale situazione del mercatino multietnico di via Aldo Moro, inaugurato due anni addietro tra squilli di tromba e poi lasciato a se stesso.

Gli assegnatari dei 35 box, che corrispondono all’amministrazione una cifra pressoché simbolica, sono stati i primi a boicottare il progetto: una volta che si sono resi conto della marginalità della location, hanno preferito continuare a fare gli ambulanti. Del resto, a parte qualche studente poco studioso che bivacca sulle panche, non c’è anima viva che possa vagamente ricordare l’allegra confusione di analoghi mercati. Forse perché sono sempre inseriti nel cuore delle città e anzi, proprio per questo, risultano più attrattivi: odori di spezie, colori di sete, suoni che riecheggiano atmosfere lontane, tutto in pochi metri quadrati.  

Nel corso dei due anni intercorsi dall’apertura – correva l’anno 2011 - alcuni titolari dei locali hanno rinunciato al posto ottenuto, ma l’amministrazione comunale - che pure vuole evitare contenziosi - conta di poter liberare anche gli altri per una nuova destinazione. Sempre che al consigliere comunale aggiunto, il 37enne di etnia tamil Sugitharan Navaratnam, non riesca il miracolo di farsi venire un’idea che possa rilanciare l’obiettivo originario del mercatino multietnico. Un’alternativa, alla quale sta pensando il presidente della commissione Annona, Gianluca Borgia, è quella di utilizzare l’area per i prodotti dei coltivatori diretti, come avviene in piazza Bottazzi o Ariosto.

Ora, a parte il lodevole intento di dare una sistemazione funzionale e liberare molte strade del centro dell’improvvisazione, l’attuazione pratica del progetto di delocalizzare gli ambulanti di prodotti etnici s’è rivelata un fallimento che fa il paio, del resto, con la situazione in perenne stand-by degli attigui box, ben 86, realizzati dall’amministrazione per fare posto ai commercianti di piazza Libertini i quali, e non è un particolare secondario, non ne vogliono sapere di trasferirsi (alcune delle foto sotto, si riferiscono proprio alle nuove strutture).

Per non parlare dell’area di via Bari che dovrebbe accogliere il mercato bisettimanale. Il condizionale resta d’obbligo fino a che sulla questione penderà la scure dal tribunale amministrativo, dove è in atto un contenzioso. I commercianti, fissi e ambulanti, lo si sa, rappresentano una lobby di un certo peso dal punto di vista elettorale e questo aspetto condiziona, e non poco, l’efficacia dell’azione amministrativa: al decisionismo di alcuni si oppone la prudenza di altri. Più di qualcuno, a Lecce, ancora ricorda l'occupazione dell'aula consiliare quando l'allora sindaco Stefano Salvemini decise di chiudere le prima vie del centro storico al traffico veicolare oppure le lacrime di Adriana Poli Bortone, investita in aula dalla rabbia degli operatori dell'ex "chiazza cuperta" timorosi che il trasferimento avrebbe danneggiato i loro affari. 

Tutto il comparto, insomma, è paralizzato da una serie di “se”, di “ma” e di “no”che, intanto, producono la rappresentazione plastica dello spreco: nell’area di Settelacquaire, anche grazie a finanziamenti interministeriali, sono stati investiti milioni di euro, e, ad oggi, solo la struttura che accoglie l’ex mercato coperto registra un minimo di movimento. Anche se nessuno degli operatori è soddisfatto: si tira a campare tra mugugni e minacce di chisura.

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