Via Tasso, archiviata querela Pd contro sindaco Perrone

Il sgeretario provinciale aveva ritenuto lesive verso i dirigenti alcune frasi del primo cittadino sull'acquisto degli immobili sede del partito. "Prendiamo atto, ma ribadiamo il no alle allusioni"

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LECCE - A suo tempo aveva fatto discutere, e non poco, quel dibattito politico trascinato di peso nelle aule di tribunale. Non che fosse la prima volta, e non sarà neanche l'ultima. Ma la questione era centrale, per via del tema: tra il polverone di via Brenta (si era ancora a metà del percorso giudiziario), anche quello di via Tasso. Centrodestra da una parte, centrosinistra dall'altra. E immobili in mezzo. Con il segretario provinciale del Pd, Salvatore Capone, che aveva finito per querelare il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, per alcune dichiarazioni rilasciate nel corso di una conferenza stampa. Il primo cittadino aveva parlato apertamente di "stranezze" nell'acquisto da parte dei Ds dell'immobile di Via Tasso, oggi del Pd di Lecce, dagli imprenditori Guagnano. Cioè, da chi è implicato nella presunta maxi-speculazione per il caso già citato di via Brenta, dove al centro di tutto vi sono i palazzi del Tribunale civile.

Una denuncia alla Procura, quella del segretario, però, conclusasi con un nulla di fatto. Il gip Antonio Del Coso, con decreto del 19 marzo (ma la notizia è venuta a galla solo nelle scorse ore) ha disposto l'archiviazione. "Prendiamo atto della valutazione del gip Del Coco, il quale non ha ritenuto le dichiarazioni del sindaco lesive nei confronti di dirigenti, militanti ed iscritti del Partito democratico", commenta oggi a caldo Salvatore Capone. Che aggiunge: "Esprimiamo comunque la nostra contrarietà al ricorso, nel dibattito politico, alla tecnica dell'allusione, al semplice scopo di insinuare il sospetto nell'opinione pubblica. Noi pensiamo che il dibattito debba sempre restare sui problemi reali delle persone e della città". Ma cosa aveva fatto montare su tutte le furie Capone?

Il sindaco aveva posto alcuni interrogativi sul prezzo d'acquisto dello stabile, partendo dalla stipula, avvenuto presso il notaio Dal Verme il 14 luglio del 2004. Perrone, nel novembre scorso, aveva menzionato l'acquisto "nel centro della città 270 metri di negozio per un importo complessivo di 293mila euro. Poco più di mille euro a metro quadrato, con superficie per destinazione d'uso non di uffici, che commercialmente valgono di più, ma di negozi". Sostenendo che il prezzo fosse stato regolato prima della stipula. "Nell'atto pubblico - aveva proseguito - non si spiega in che modo e come sia avvenuto il pagamento. Si può pensare ad assegni, o attraverso bonifici, ma immagino che Rotundo ci risponderà, visto che ama fare indagini ispettive".

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Frecciata al capo dell'opposizione, dunque, che quel prezzo aveva definito congruo. Conducendo, però, Perrone, ad ulteriori domande. "Vorremmo sapere chi le ha fatte, se esistono delle fatture". Chiedendosi come fossero stati versati 40mila euro. "Comprendete - aveva aggiunto il primo cittadino -: qualcuno potrebbe pensar male. In una fase nella quale si stava concludendo l'affare più grande, a danno del Comune di Lecce, i Democratici di sinistra, con questi stessi signori (i Guagnano, Ndr), concludevano affari". Tutto un giro di parole, per spiegare che a suo avviso, il centrosinistra non avrebbe avuto intenzione di aiutare la maggioranza ad uscire fuori dall'empasse di via Brenta. Per Capone, tutte allusioni lesive dell'onore dei dirigenti. Non così per il giudice.

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