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Vittoria sull'ecotassa: il Comune di Lecce pronto a chiedere il rimborso

Il sindaco Perrone, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che gli dà ragione, vuole ottenere anche la riduzione dell'aliquota per gli anni a venire

LECCE – La questione dell’ecotassa versata da Comuni salentini in quota percentuale rispetto al raggiungimento di buoni livelli di raccolta differenziata è divenuta non solo una questione economica, ma una vera e propria battaglia politica. La legge regionale (38 del 2011) ha infatti stabilito come unico parametro per beneficiare dell’abbattimento del tributo quello, appunto, della raccolta differenziata. Ed ha agito, secondo il sindaco di Lecce Paolo Perrone, per mere ragioni ideologiche, fissando quindi il pagamento alla misura massima.

La tesi è diventata oggetto di una battaglia legale che ha visto oltre 70 municipi, compreso il capoluogo, ricorrenti dinanzi al Tar contro il governo barese. Il tribunale amministrativo ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale che ha dato loro ragione: la norma è stata giudicata incostituzionale sotto due profili, perché interferisce con la competenza statale esclusiva sia in materia tributaria che ambientale.

In parole povere, la Regione Puglia ha disconosciuto la legge nazionale che fissa l’aliquota in modo combinato, tenendo presente sia il livello di differenziata raggiunto, sia il quantitativo di rifiuti conferito in discarica.

Il Comune di Lecce, al pari di molti altri, si è trovato così a versare un tributo oneroso, pur avendo a disposizioni impianti di biostabilizzazione all’avanguardia (risalenti al Piano Fitto del 2009) che hanno permesso di conferire in discarica solo gli scarti e i sovvalli, cioè i residui inutilizzabili.

I rifiuti, infatti, vengono trattati a più livelli nei tre impianti di lavorazione presenti sul territorio, prima di arrivare nel sito di Cavallino in cui la parte secca viene trasformata in Cdr (combustibile derivante da rifiuti). “Gli impianti - assicurano gli amministratori di Palazzo Carafa- non producono emissioni inquinanti e sono monitorati costantemente dai tecnici dell’Arpa”.

Il Comune di Lecce che ha ingaggiato questa battaglia legale nel 2014  è ora pronto a chiedere i danni, ovvero il rimborso per le spese sostenute e l’applicazione del parametro di premialità stabilito dalla legge statale per gli anni futuri.

“La sentenza è valida subito per le amministrazioni che hanno presentato ricorso al giudice amministrativo mentre per gli altri comuni verrà applicata dal 2018 in poi. Per le annualità pregresse chiederemo un rimborso alla Regione Puglia che si aggira intorno ai 10 milioni di euro – ha spiegato in conferenza stampa l’avvocato che ha difeso i ricorrenti, Luigi Quinto – mentre il risparmio complessivo per l’anno in corso, considerati tutti i ricorrenti, sarà pari a 3 milioni di euro”.

“La questione non è solo giuridica ma ha dei risvolti economici importanti per i cittadini leccesi che hanno paradossalmente pagato somme alte di ecotassa, pur essendo la provincia di Lecce all’avanguardia nel panorama regionale e nazionale in virtù degli impianti di biostabilizzazione costruiti – ha spiegato il sindaco Perrone -. Finora abbiamo versato 1 milione e 200 mila euro complessivi di tributo, pur avendo avuto diritto a pagare molto meno. La Regione ne deve prendere atto e deve provvedere a restituire il maltolto ai cittadini: noi di sicuro non ci fermeremo e siamo pronti a diffidare il governo regionale ad eseguire la sentenza”.

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