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Xylella: la scure dell'Europa sugli ulivi, ma l'attenzione si sposta verso il Nord Salento

In serata le prime notizie sulle misure varate da Bruxelles: via alle piante infette e a quelle ospiti nell'arco di 100 metri, anche se in buono stato. Nel caso specifico di Lecce, dovrà continuare la rimozione, con verifica dello stato di salute nei 20 chilometri adiacenti alle due province vicine

BRUXELLES – Si va avanti con le eradicazioni. A tutto spiano. Ma con alcune differenze da caso a caso. Almeno, questo sembrerebbe evincersi in prima battuta. Sebbene se molti punti restino in chiaroscuro. Di certo, dopo due serrati giorni di confronto, il Comitato permanente dell’Unione europea per la salute delle piante, ha stabilito misure da adottare per contenere la diffusione del batterio Xylella Fastidiosa che sta provocando l’essiccamento degli alberi d’ulivo nel Salento, ma che riguarda anche altre specie del mondo vegetale. E sono misure drastiche, decise. 

La notizia è rimbalzata direttamente da Bruxelles, che al momento ha rilasciato una scarna nota ufficiale, uscita in tarda serata, la quale sintetizza le misure adottate. Queste, spiega in inglese, serviranno "per evitare un'ulteriore introduzione e diffusione all'interno dell'UE di Xylella fastidiosa. Il batterio è un organismo da quarantena nocivo per ulivi e potenzialmente pericoloso per una vasta gamma di altre piante importanti per l'agricoltura europea, come vite e agrumi".

La nota ufficiale tradotta

"Le nuove misure comunitarie - prosegue la nota - impongono agli Stati membri di notificare nuovi focolai in Europa, di effettuare indagini ufficiali, e di delimitare rapidamente aree infestate. Misure di eradicazione rigorose in tali aree includono la rimozione e la distruzione delle piante infestate e di tutte le piante ospiti all'interno di un raggio di 100 metri, a prescindere dal loro stato di salute. Le misure forniscono anche la possibilità per l'Italia di applicare misure di contenimento in tutta la provincia di Lecce, dove l'eradicazione non è più possibile. In questo caso, viene mantenuto l'obbligo di rimuovere sistematicamente tutte le piante infette e di testare le piante circostanti (a 100 metri) in una zona di 20 chilometri adiacente alle province di Brindisi e Taranto".

"Le importazioni e il movimento all'interno dell'UE di piante specifiche, notoriamente suscettibili di Xylella fastidiosa di tutto il mondo, saranno soggette a condizioni rigorose. Un divieto specifico è stato messo in atto per l'importazione di piante di caffè provenienti da Honduras e Costa Rica, considerato l'elevato rischio che siano infettate dal batterio".

La nota si sofferma anche sull'excursus storico. Il verificarsi di Xylella fastidiosa nell'UE è stato notificato per la prima volta dalle autorità italiane il 21 ottobre 2013. La zona interessata da questo organismo è tutta la provincia di Lecce, nel sud d'Italia, con un nuovo focolaio di recente confermato nella vicina provincia di Brindisi. Misure di emergenza dell'UE sono state prese nel mese di febbraio 2014 e ulteriormente  nel mese di luglio 2014".

"La mancanza di trattamenti efficaci per curare le piante, una volta infettaie, l'ampia gamma di specie di piante note per essere sensibili, così come l'alta probabilità di diffusione e di stabilizzazione  nell'UE, fanno di questo batterio una gravissima minaccia per il settore agricolo".

"Sulla base del parere scientifico dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, pubblicato nel gennaio 2015 e i risultati dei controlli effettuati dall'Ufficio alimentare e veterinario della Commissione nel 2014, la Commissione ha presentato una serie di misure rafforzat,e volte a preservare la piante sane situate nella zona interessata, così come per prevenire l'ulteriore diffusione del batterio nel resto dell'Unione. Sono inoltre adottate misure rigorose sulle importazioni dai paesi terzi".

Le prime reazioni

Già pochi minuti dopo la diffusione delle prime agenzie, sono arrivate anche i primi commenti. L’eurodeputata del Movimento 5 stelle, Rosa D’Amato la ritiene una decisione “ambigua e poco chiara, in particolare per quanto riguarda l'entità delle eradicazioni da effettuare nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto”.

“Nel testo comunicato da Bruxelles – sottolinea -, non si dice nulla di specifico sulle misure di contenimento da adottare, si parla in modo generico di restrizioni al movimento di piante all'interno dell'Unione europea e soprattutto si continua ad accostare il ceppo della Xylella che ha colpito gli ulivi a quelli delle viti e degli agrumi, senza che vi sia ancora una prova scientifica a riguardo”.

“A causa di questo accostamento – prosegue - , si chiede alla Puglia di abbattere le viti che si trovano in un raggio di 100 metri dagli ulivi infetti. Per tutte queste ragioni, occorre che l'Ue chiarisca subito tali punti. Gli agricoltori pugliesi vogliono risposte”. Anche perché "nel testo - aggiunge - non vengono prese in considerazione le uniche misure che esperti e organizzazioni del settore di tutta Europa chiedono a gran voce: la promozione delle buone pratiche per contenere la diffusione del batterio e la ricerca su cause ed eventuali cure contro il disseccamento”. E la decisione dovrebbe essere operativa entro un mese.   

Per il leader nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli “di quanto accaduto e sta accadendo in Puglia dovranno essere individuate le responsabilità e comprendere la ragione per la quale le istituzioni regionali e nazionali che erano a conoscenza dell’emergenza Xylella da oltre 3 anni hanno atteso così tanto tempo per adottare misure che si sono poi tradotte nel piano Siletti di massiccia eradicazione poi bocciato dal Tar del Lazio”.

“La decisione dell’Ue – prosegue - dimostra che se si fosse intervenuti in tempo, le eradicazione degli ulivi si sarebbero potute evitare attuando politiche di contenimento e buone pratiche per tutelare le piante dal contagio. Ritengo che sia in corso un attacco contro il patrimonio storico-ambientale ed economico della Puglia rappresentato dai secolari ulivi”. 

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