Xylella, centinaia di trattori per la protesta: "Sulla Xylella la politica è immobile"

A centinaia sono arrivati da tutta la provincia. La produzione olivicola è in ginocchio, indice puntato soprattutto contro la Regione Puglia

LECCE – Arrivati a più riprese, si sono ritrovati in centinaia in piazzale Carmelo Bene, all’ingresso di Lecce. Probabilmente non mille, come recitava il manifesto preparato per l’occasione, ma abbastanza da invadere quasi tutta la grande area parcheggio e semiparalizzare il traffico.

Il Comitato Olivicoltori Salentini punta l’indice contro l’immobilismo delle istituzioni, mentre il batterio della xylella avanza e fa strage degli ulivi. La misura è colma, dicono, e il danno alla produzione enorme. Dalle 9 di questa mattina, a gruppi più o meno numerosi, i mezzi agricoli sono arrivati nel capoluogo, presso l’ex Foro Boario: da Nardò, da Casarano, da Martano, praticamente buona parte del Salento, compreso il Capo di Leuca. Intorno a mezzogiorno lo spostamento, dalla tangenziale Est, verso viale Aldo Moro dove ha sede l’Ufficio provinciale per l’agricoltura, che a dispetto del nome, dipende dalla Regione Puglia. Per non creare altri disagi alla mobilità, è stato consentito solo a una ventina di mezzi di giungere fino alla sede degli uffici: tutti gli altri in sosta nell’area del mercato bisettimanale.

Video: la marcia dei mezzi pesanti

La piattaforma delle richieste si condensa su alcuni punti principali: la possibilità di impianto di varietà di ulivo tolleranti o resistenti al batterio (leccino e favolosa) in modo da garantire in qualche modo un futuro alla produzione, ma anche la dichiarazione permanente dello stato di calamità con conseguenti sgravi fiscali, previdenziali e moratoria dei mutui bancari. Pressante anche la sollecitazione ad una assunzione di responsabilità da parte della Regione Puglia: l’attuale assessore, Leonardo Di Gioia, è infatti giudicato inadeguato a governare la situazione.

Secondo gli aderenti al comitato, che è un’aggregazione più o meno spontanea che prescinde dalle associazioni di categoria, “tutti coloro che hanno affossato il piano Silletti, che lo hanno combattuto o che non lo hanno difeso sono complici della diffusione della Xylella sul territorio pugliese”. Il riferimento è naturalmente al programma di intervento gestito dall’ex commissario straordinario all’emergenza e finito anche sotto la lente di ingrandimento della procura di Lecce che proprio ad agosto ha chiesto un supplemento di indagine per tre dei dieci indagati. Tra i reati ipotizzati quello di diffusione colposa di malattia delle piante, falso materiale e falso ideologico. Quel piano prevedeva l’eradicazione delle piante malate, in un primo tempo, e poi anche di quelle che si trovavano nel raggio di cento metri. In realtà di eradicazioni ce ne sono state poche, complici le animate proteste di ambientalisti e comitati vari, ma a chiudere temporaneamente la questione intervenne un decreto di sequestro preventivo di tutti gli alberi ricadenti nella zona interessata fu emesso nel dicembre del 2015 dall’allora procuratore Cataldo Motta.

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A distanza di quasi due anni di allora (e di almeno il doppio dai primi focolai di xylella) non sembra essere stato trovato il bandolo della matassa, anzi, anche a vista d'occhio la situazione è palesemente peggiorata: se qualche speranza viene dalle sperimentazioni su varietà resistenti, - tuttavia il reimpianto non è una cosa semplice anche perché ci vogliono anni perché si ritorni a produrre - tutta la filiera dell'olio è paralizzata da una serie di complicazioni che vanno dall’incertezza sulle misure economiche di sostegno già stanziate al settore in crisi, ma non ancora erogate, alla debolezza del Piano di sviluppo rurale che, dicono gli olivicoltori, andrebbe comunque rimodulato e integrato. 

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