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foto di repertorio

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Associazioni fuori dai requisiti richiesti: 118 in ritardo sulle postazioni estive

La Asl ha chiesto di mettersi in regola con le ambulanze ed il personale per poter stipulare le convenzioni. I sindacati battono il chiodo sulle criticità della sanità salentina

LECCE - Servono mezzi, strumenti e uomini. E in fretta, perché la stagione balneare è alle porte e le località turistiche si preparano ad affrontare il consueto boom di presenze, con tutti gli annessi e connessi.

Alle soglie della solita “emergenza estiva” il servizio Seus 118 della Asl di Lecce non è ancora pronto. Questo perché l’attivazione delle postazioni sanitarie, lungo il litorale salentino, sconta il ritardo nella stipula delle convenzioni con le associazioni chiamate a gestirle.

La Commissione della Asl, deputata al reclutamento, si è imbattuta in un problema imprevisto: dopo aver chiamato una decina di associazioni, metà delle quali estranee alla convenzione, si è resa conta in molti casi mancavano i requisiti richiesti dall’apposita delibera regionale.

È tutto fermo, dunque, in attesa che le associazioni si rimettano in regola con le certificazioni necessarie.

“Vi sono alcune situazioni da correggere – precisa il direttore del Seus 118 di Lecce, Maurizio Scardia -: le ambulanze, in particolare, devono rispettare alcuni parametri di sicurezza per evitare di fermarsi per strada nel bel mezzo di un’operazione di soccorso. I mezzi non possono essere usurati e devono aver percorso un certo numero di chilometri: ne va della qualità del servizio offerto agli utenti”.

Anche il personale da impiegare a bordo dei mezzi deve aver seguito l’apposito corso regionale per soccorritori che sostituisce i 3 corsi generici, richiesti fino a questo momento. Chi non è in possesso delle attestazioni, rimane automaticamente fuori.

Scardia stronca così sul nascere ogni accenno di polemica: “Non chiediamo di trovare la luna nel pozzo, ma solo l’adeguamento alle novità previste dalla Regione Puglia nelle convezioni del 118. L’obiettivo è quello di innalzare gli standard di qualità e le richieste della Asl di Lecce, rivolte alle associazioni, sono doverose”.

Le aziende sanitarie, a Lecce come nel resto della regione, peraltro hanno già provveduto ad attivare i corsi per soccorritore, con una media di 2 o 3 all’anno.

L’impasse dovrebbe essere risolta nel giro di pochi giorni per evitare di andare incontro ad un sovraccarico di lavoro impensabile per i Pronto Soccorso delle località turistiche più gettonate. E tra una settimana, auspica Scardia, dovrebbero essere attivate le prime postazioni, dando priorità ai comuni pressati dai flussi turistici e quindi più a rischio.

“Procederemo con un sistema di priorità valutato in base al carico di lavoro riscontrato nelle stagioni precedenti: quindi attiveremo presidi sanitari laddove le chiamate verso il 118 sono più numerose e frequenti, e via via a scendere”, spiega il direttore del Seus.

Il bollino rosso se lo aggiudicano Porto Cesareo, Gallipoli, Ugento nel tratto ionico e Torre dell’Orso sull’Adriatico. “Ma vi sono località che speriamo di coprire comunque attivando almeno una postazione, ad esempio nelle marine leccesi, da San Cataldo a Casalabate e nel Sud Salento, e a Torre San Giovanni che serve un vasto bacino di utenza, da Torre Pali a Torre Vado”.

La rete della sicurezza estiva si delineerà a breve, e potrebbe ricalcare lo schema già seguito nel corso della stagione 2017: nel mese di luglio la Asl riuscì ad attivare, infatti, un presidio sanitario ogni 10 chilometri, coprendo capillarmente i punti strategici del litorale salentino. Le postazioni attivate furono 21; 11 le ambulanze impiegate negli snodi più “caldi”.  

Nel mese di agosto, poi, lungo la costa di Ugento, all’altezza della marina di Torre San Giovanni, fu impiegata una idromoto di soccorso h12 per le operazioni di salvataggio in mare.

La precaria situazione sanitaria e la mobilitazione

Cgil, Cisl e Uil, intanto, sono tornate a battere il tasto sulle note dolenti della sanità salentina. I segretari confederali Valentina Fragassi, Antonio Nicolì e Salvatore Giannetto hanno chiesto un incontro urgente con i vertici dell’azienda sanitaria per affrontare le principali criticità: dalle urgenze relative le liste d’attesa, alla medicina territoriale fino alla riorganizzazione del servizio di emergenza–urgenza.

“Diventa sempre più preoccupante lo stato in cui versa la rete ospedaliera, sulla quale sembra possa abbattersi una ulteriore riduzione dei posti letto disponibili sul territorio salentino derivante da probabili accorpamenti di reparti”, scrivono i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil che, unitamente alle federazioni della Funzione pubblica e dei Pensionati, hanno indetto lo stato di mobilitazione del personale.

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