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L'interno di un ospedale (repertorio).

L'interno di un ospedale (repertorio).

Centralizzazione delle mense ospedaliere: Usb scalda i motori dello sciopero

Il sindacato accusa la politica di aver preparato una maxigara "dimostrando di non conoscere il territorio". E rilancia la proposta di internalizzazione del servizio

LECCE – L’Unione sindacale di base è pronta a dare battaglia sul nodo della centralizzazione delle mense ospedaliere. La Regione Puglia punta, infatti, sull’introduzione del servizio cook&chill, già sperimentato fuori regione, per abbattere i costi.

Nel prossimo futuro, quindi, i nosocomi faranno riferimento ad un unico punto cottura, adibito per la preparazione del cibo che poi verrà trasportato all’interno dei vari presidi ospedalieri e “rivitalizzato” in loco.

Una vera “rivoluzione” nella gestione e somministrazione dei pasti ai degenti che non lascia del tutto sereni i sindacati. Le preoccupazioni maggiori riguardano il mantenimento dei livelli occupazionali. Ma non solo.

“Dopo due anni di tira e molla di incontri, riunioni, assemblee pubbliche in cui anche gli esponenti politici, compreso il presidente Emiliano, avevano assunto degli impegni, ora assistiamo ad una accelerazione su una gara fatta solo di tagli di servizio”, denuncia Usb.

Il sindacato entra nel merito del bando di gara regionale senza risparmiare toni polemici: “Si tratta di un mostro ingestibile: una maxigara a lunga gestione, valida per 84 mesi prorogabili per altri 12 più 12. In totale 9 anni”.

Le aziende che parteciperanno potranno scegliere quale sistema adottare, optando tra il fresco-caldo o convenzionale, cook&chill refrigerato, cook&freeze o surgelato, sistema misto. Potranno anche decidere quali centri di cottura utilizzare e crearne di nuovi all’esterno.  

“I richiami all’applicazione della clausola sociale – avverte l’Unione sindacale – rischiano di rimanere parole al vento, prevedendo la sola assunzione e senza garantire realmente luogo di lavoro, orari e retribuzione.  Basti pensare a cosa succederà ai lavoratori, che spesso con contratti part-time, saranno costretti a trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza per prestare servizio all’interno dei centri cottura previsti dal piano”.

Poi l’affondo: “La gara è stata pensata da chi non conosce il territorio e copiata di sana pianta da una Regione con estensione un decimo della Puglia, con una viabilità mille volte più funzionale. Il tutto in barba ai degenti ed agli utenti”.

Usb aggiunge un’altra critica relativa rispetto alla discrezionalità di decisione lasciata alle singole aziende, mentre “la Regione non conosce neanche il numero esatto dei lavoratori impegnati negli appalti in proroga”.

Il sindacato ha rilanciato con alcune proposte che, a suo dire, rappresentano una valida alternativa perché garantiscono sia il risparmio economico, sia il mantenimento dei 2mila e 500 lavoratori in servizio, senza compromettere la qualità del cibo servito.

In altre parole, Usb preme per l’internalizzazione del servizio e chiede al Consiglio regionale di esprimersi in merito, bloccando le procedure di gara in questa fase di discussione aperta con le parti sociali.

Il 15 maggio, intanto, è stato indetto uno sciopero del personale impiegato, con annessa manifestazione sotto il palazzo di governo a Bari.

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