Centro cottura sempre chiuso al "Vito Fazzi", M5s: "Servizio inadeguato"

"Inadeguatezze e rischi per il servizio". I cibi trasportati da Gallipoli a Lecce. "Un problema anche i percorsi interni"

LECCE – E’ tutto fermo, ormai, da oltre un anno al “Vito Fazzi” di Lecce, dove la cucina è chiusa per lavori. E già a suo tempo, alcune sigle sindacali (Ugl terziario, Uiltucs Uil, Filcams Cgil) avevano manifestato dubbi e perplessità per un lungo percorso di 36 chilometri, visto il trasferimento del centro cottura al “Sacro Cuore di Gesù” di Gallipoli.

Oggi, sul caso, sono tornati i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle Antonio Trevisi e Cristian Casili e il senatore Iunio Valerio Romano. Hanno effettuato, infatti, un sopralluogo sia centro cottura di Gallipoli, sia presso l’ospedale del capoluogo.

“Abbiamo toccato con mano - dichiarano i pentastellati - l’inadeguatezza del sistema dell’utilizzo di un centro cottura esterno unico e del successivo trasporto e smistamento nell’ospedale. L’impiego dei centri di cottura esistenti all’interno delle strutture ospedaliere certamente garantisce a pazienti e dipendenti una migliore qualità rispetto al sistema ‘cook and chill’, viste anche le condizioni in cui vengono smistati i pasti per 600 pazienti al Fazzi di Lecce”. I furgoni, hanno constatato, arrivano all’ingresso laterale del pronto soccorso di Lecce, dove oggi ad attenderli c’erano anche la consigliera del M5s Antonella Laricchia e il deputato Michele Nitti. 

“Abbiamo constatato di persona - spiegano i cinquestelle - che le vaschette con il cibo, una volta scaricate vengono trasportate in un corridoio adiacente al pronto soccorso e alla farmacia, in uno spazio dove sono poi smistate le porzioni. Qui salta subito all’occhio un problema importante di percorsi: nello stesso corridoio, ma soprattutto nello stesso ascensore transitano pasti, pazienti, operatori sanitari, visitatori, rifiuti e anche salme. Il tutto purtroppo senza alcun rispetto delle più elementari norme di buonsenso”.

“I cibi – proseguono - sono distribuiti in confezioni monouso che ne garantiscono la corretta conservazione, ma  finiscono per essere gettate nell’indifferenziato secco, aumentando così la produzione di rifiuti. La mancanza di uno sterilizzatore poi porta al lavaggio a mano dei vassoi che provengono da tutti i reparti,  un modo di fare che risulta inopportuno e inadeguato”.

Domanda finale: “Vogliamo capire perché non possa essere aperta la cucina nel Vito Fazzi. Il problema è di natura tecnica o finanziaria? Di sicuro svolgeremo gli opportuni approfondimenti – concludono -, dal momento che la spola dei lavoratori comporta anche dei rischi”.

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