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In foto da sinistra: Casili, Laricchia e Trevisi del Movimento 5 Stelle

In foto da sinistra: Casili, Laricchia e Trevisi del Movimento 5 Stelle

"Che fine ha fatto il punto rosa?" Affondo della candidata Laricchia sulla sanità

L'esponente 5 stelle insieme ai consiglieri Trevisi e Casili denuncia la mancata apertura del centro, a Lecce, che doveva essere un riferimento per le pazienti malate di tumore alla mammella

LECCE - “Una donna che scopre di essere malata di tumore in questa provincia, e posso solo immaginare il dramma, la preoccupazione e la paura da cui viene assalita, ha anche il problema di rimanere completamente inascoltata dalla sanità pubblica: non ha un supporto psicologico e un punto di riferimento nell'affrontare il difficile percorso di diagnosi e cura”.

È entrata a gamba tesa sulla sanità pubblica, con un duro affondo sul governatore regionale Michele Emiliano, l'esponente Movimento 5 Stelle Antonella Laricchia.

Questa mattina la candidata alla presidenza della Regione Puglia ha dato appuntamento alla stampa davanti all'ex dispensario antitubercolare di Lecce, in via Miglietta, per denunciare la mancata apertura del "punto rosa": nelle intenzioni, un centro di riferimento per le pazienti che devono affrontare il calvario del cancro al seno.

Un problema non banale, se si guarda ai numeri: in Puglia si ammalano ogni anno circa 20 mila persone di tumore, il 45 percento sono donne. Tra le patologie femminili, il cancro più frequente è quello alla mammella che si aggira intorno al 29 percento. La percentuale è confermata a livello nazionale.

Nel 2017, ha ricordato Laricchia, è stata istituita la rete oncologica pugliese che è organizzata in dipartimenti. “Nel Salento è stato attivato il dipartimento di oncologia integrato ma, nel prospetto della riorganizzazione aziendale, non abbiamo trovato una unità oncologica specifica per il trattamento del tumore alla mammella”.

Oltre all'erogazione della prestazione medica, sostiene l'esponente M5S, a mancare è anche l'attività di supporto, informazione e accompagnamento del  paziente nel percorso di cura.

"Una carenza grave per le donne, alla luce dei dati sulla patologia – ha denunciato la candidata -ma anche sospetta perché comporta, come conseguenza inevitabile, il fatto di avvantaggiare il privato”.

Laricchia ha presentato un'interrogazione per fare luce su questa mancanza e ha chiesto all'assessore alla Sanità, Michele Emiliano, di darsi da fare per attivare, presso la Asl di Lecce, un'unità dedicata.

“Siamo qui non per caso – ha aggiunto -: questo doveva essere il luogo in cui la sanità pubblica avrebbe dovuto supportare le donne malate. È stato completato ma mai inaugurato. Qui dovevano esserci 9 mammografi utili ad abbattere le liste d'attesa e al piano superiore doveva essere alloggiato un consultorio, un centro d'ascolto proprio perché, specie nel caso di patologie oncologiche, è molto importante offrire un supporto psicologico e informativo costante”.

Insieme alla candidata era presente anche il consigliere regionale M5S, Antonio Trevisi: “Questo non è l'unico scempio: la sanità regionale non è al servizio della domanda di salute dei cittadini. E infatti la maggior parte delle persone sceglie di curarsi fuori regione, scaricando il costo sul sistema sanitario pugliese mentre questi soldi potrebbero essere reinvestiti sul territorio”.

“Speriamo che questo centro non faccia la fine di tante altre strutture sanitarie inaugurate e poi dimenticate, come la Terapia intensiva post operatoria di Copertino o la Cittadella della salute di Maglie – ha aggiunto Trevisi -. Esiste un piano di riordino che prevede anche alcune cose da fare come i 150 posti di lungodegenza. Invece ad oggi sono disponibili soltanto 15 posti. Il piano è a due velocità: se si tratta di demolire, si demolisce in un giorno; se si tratta di costruire lo si fa dopo mesi, anni o forse mai”.

“Il direttore della Asl di Lecce, Rodolfo Rollo, dovrebbe porre subito rimedio a questo scempio rappresentato dal punto rosa – ha tuonato Cristian Casili, consigliere regionale M5S -. I direttori generali non devono essere complici delle campagne elettorali dei presidenti di Regione ed è quello che sta avvenendo. Il problema che scontiamo in provincia di Lecce è la mancanza di trasparenza e legalità nel settore sanitario. Manca la medicina territoriale. E invece, a nostro avviso, la sanità deve rispettare il principio di prossimità, lavorare al servizio dei cittadini e non dei direttori generali nominati dalla politica e che foraggiano i presidenti di Regione per mero ritorno elettorale”.

In serata, la replica dell'Asl di Lecce. 

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