Cittadinanza onoraria a Fracella e Lopalco: la proposta dei consiglieri di Guagnano

Imperiale, Leone, Ricciato, Degli Atti vogliono omaggiare due medici che si sono distinti nella lotta al coronavirus e ringraziano tutto il personale sanitario in prima linea

Foto di repertorio: Pierluigi Lopalco

LECCE - Un gesto simbolico per esprimere il ringraziamento della comunità di Guagnano per l'impegno e la dedizione per il prossimo dimostrata nel corso della terribile pandemia da Covid-19. Questo il senso della richiesta dei consiglieri comunali d'opposizione del gruppo “Vite in Comune” Francois Imperiale, Mimma Leone, Giusi Ricciato, Antonio Degli Atti, di conferire la cittadinanza onoraria a due medici che si sono distinti nella lotta al coronavirus: Pierluigi Lopalco e Silvano Fracella.

Il primo, come noto, è il responsabile del coordinamento emergenze epidemiologiche della Regione Puglia: il riconoscimento va “per aver messo la propria competenza ed esperienza di livello internazionale a disposizione della Regione, consentendo di poter affrontare il terribile momento epidemiologico nel miglior modo possibile, grazie alla conoscenza scientifica di uno dei massimi esponenti in materia”.

I consiglieri vogliono omaggiare anche il dottor Fracella, primario del Pronto soccorso dell'ospedale Vito Fazzi, “per aver brillantemente coordinato l'attività del personale sanitario impegnato in prima linea presso uno dei presidi ospedalieri maggiormente interessati dalla lotta al Covid-19, organizzando anche le attività della medicina d'urgenza presso il Dea”.

“A loro va il nostro grazie per il senso del dovere che, quotidianamente ed incessantemente, stanno manifestando nel loro lavoro, per difendere la vita e la salute di tutti noi, con l'auspicio che tale senso di gratitudine non vada a smarrirsi con il passare del tempo, lasciando spazio a quella ostilità molto spesso ingiustificata nei confronti degli operatori sanitari”, hanno scritto i consiglieri.

I consiglieri hanno voluto ringraziare anche gli altri lavoratori della sanità, riconoscendo pubblica stima per queste persone “ che hanno lavorato con turni massacranti, fronteggiando la pandemia in prima linea e spesso senz'armi, per permettere a noi di restare a casa”.

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“Li abbiamo chiamati angeli ed eroi ma, se provi a chiederglielo, hanno fatto solo il loro lavoro. Parliamo di donne e uomini che nel corso della pandemia e a tutti i livelli (dall'operatore del 118 all'infermiere, dal medico al primario) ci hanno dimostrato che cosa significhi sacrificare la propria vita per gli altri, non potendo scegliere di restare a casa per sfuggire al mostro”, scrivono loro.

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