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Foto di repertorio: lo stabilimento Colacem

Foto di repertorio: lo stabilimento Colacem

Colacem, lavoratori preoccupati per la pronuncia del Tar: "Non capiamo"

Secondo i dipendenti l'azienda avrebbe rispettato le prescrizioni necessarie al rilascio dell'Aia: "Da cosa derivano i ricorsi dei Comuni? Confidiamo nei consulenti tecnici"

GALATINA – Si dicono preoccupati i lavoratori della Colacem di Galatina che, nei giorni scorsi, si sono riuniti in assemblea sindacale per discutere delle novità che arrivano dal tribunale amministrativo di Lecce.

Al Tar si è arrivati in seguito al ricorso presentato dai Comuni di Soleto e Galatina per ottenere l'annullamento dell'Aia (autorizzazione unica di impatto ambientale) rilasciata dalla Provincia di Lecce al cementificio di Galatina.

Il tribunale ha quindi deciso di approfondire gli aspetti tecnici relativi al rinnovo dell'autorizzazione, nominando tre consulenti, con  l'obiettivo di valutare i presunti rischi per la salute e l'ambiente dovuti all'attività dello stabilimento.

L'udienza di merito è fissata a giugno 2020 ma intanto i dipendenti dello stabilimento, insieme alle maestranze dell'indotto, vogliono vederci chiaro.

“La pronuncia del Tar ci preoccupa oltremodo perché siamo convinti che, considerata la mole di lavoro per adeguare l'impianto alle prescrizioni dell'Aia, l'azienda abbia fatto tutto ciò che era necessario – si legge in una nota stampa -. Abbiamo provato a capire cosa mancasse e, di conseguenza, cosa potesse avvalorare l'azione intrapresa dai Comuni”.

“Ci hanno ribadito che l'azienda si è attenuta alle prescrizioni della Provincia per la concessione dell'Aia, installando un filtro ibrido, innalzando la torre di preriscaldo e spostando il carbonile – scrivono le Rsu -. Inoltre ha installato ulteriori strumenti di controllo: novità assoluta nel panorama dei cementifici italiani e, per alcune prescrizioni, si è trattato addirittura di progetti pilota”.

Stando a quanto riferiscono nella lettera i dipendenti, Colacem avrebbe acconsentito anche a finanziare una valutazione di impatto sanitario. A una condizione, però: che la valutazione fosse estesa ad un raggio più ampio, senza ridursi ai soli opifici industriali.

In altre parole, il cementificio chiedeva di prendere in considerazione tutte le fonti inquinanti presenti sul territorio: i riscaldamenti domestici, fumo di sigaretta, il radon, il traffico automobilistico, la gestione dei rifiuti, l'uso della chimica in agricoltura e via dicendo.

“Il nostro sgomento dipende dal fatto di non capire da cosa derivi questo ricorso. Oggi ci troviamo coinvolti, nostro malgrado, in una situazione paradossale – scrivono ancora -. Da dove nasce la necessità di questo ricorso? Da una diatriba tra istituzioni?”.

“Ci prepariamo al Natale con qualche preoccupazione in più ma fiduciosi che i consulenti tecnici nominati dal Tar troveranno tutti i dati tecnici necessari per fare chiarezza”, concludono loro.

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