"Coronavirus, personale degli ospedali a rischio contagio": Fsi chiede attenzione

Il sindacato ha scritto alla direzione strategica della Asl per chiedere una formazione sui rischi e sull'uso dei dispositivi di protezione: "Infermieri e ausiliari sono i più esposti"

Foto di repertorio

LECCE - Il possibile contagio del coronavirus proveniente dalla Cina ha fatto scattare un allarme generalizzato. In particolare, negli ospedali dove il rischio di contrarre il virus è maggiore, il sindacato Fsi Usae ha chiesto una maggiore attenzione per salvaguardare il personale: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, autisti di ambulanza e gli stessi pazienti.

“In ambito sanitario – ha spiegato Alessandro Trinchera, dirigente sindacale dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce - i rischi possono provenire da apparecchiature e da numerose sostanze chimiche e biologiche. Per evitare contaminazioni è indispensabile utilizzare i dispositivi di protezione individuali, come indicato dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro. Data la loro importanza, essi devono rispondere agli standard previsti dalla normativa europea”.

Per difendersi dalle minacce alla salute occorrono, quindi, dispositivi specifici. Ad esempio, chi opera a contatto di macchine diagnostiche o apparecchiature fisico-riabilitative deve proteggersi da radiazioni, raggi ultravioletti, laser e radiofrequenze. In questi casi i dispositivi devono comprendere anche grembiuli speciali e occhiali di protezione contro i raggi x.

Secondo il sindacalista, un altro fattore di rischio riguarderebbe anche la preparazione e la somministrazione dei farmaci, specialmente di antibiotici che possono provocare effetti allergici, medicinali antitumorali in quanto molto irritanti per la cute e le mucose, pomate e sostanze per uso topico.

“Il rischio biologico è probabilmente il più elevato, essendo direttamente correlato con l’attività dell’operatore sanitario più a stretto contatto con i malati e con i loro liquidi biologici – ha aggiunto Trinchera -. Il più esposto è il personale infermieristico e ausiliario poiché è addetto a tutte quelle manovre che comportano la manipolazione di strumenti, oggetti e materiali potenzialmente contaminati”.

I dispositivi, peraltro, non sono tutti uguali ma suddivisi in tre categorie: prima, seconda o terza, a seconda del grado di rischio. Alla terza categoria appartengono gli strumenti salvavita, quelli cioè addetti a proteggere da rischi mortali, tra i quali i dispositivi per proteggere le vie respiratorie.

Alcuni operatori sanitari si trovano a doversi occupare della gestione e dello smaltimento di materiale biologico potenzialmente infettivo e di sostanze chimiche: in questi casi devono essere utilizzati i respiratori filtranti, cioè degli elettro-respiratori come maschere facciali
o semi-maschere con filtro.

Per questi motivi il sindacato ha chiesto alla direzione strategica di via Miglietta di intervenire subito per tutelare il personale, mediante una formazione dedicata ai rischi specifici e all'uso dei dispositivi.

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