Covid-19, denuncia medici Fismu: “Pronto soccorso impreparati a nuova ondata”

I referenti della federazione dei medici uniti proclama lo stato di agitazione e scrive ad Emiliano, De Giorgi e Rollo: “A Lecce e provincia Sanità in emergenza cronica”

LECCE - La nuova ondata di contagi, al momento seppur contenuta, mette ancora una volta in crisi il sistema sanitario della provincia di Lecce e in particolare l’attività del personale medico nei pronto soccorso degli ospedali. E dalla sezione sindacale leccese della Fismu, la federazione italiana dei medici uniti, arriva un monito alquanto preoccupante che implica anche la mobilitazione e lo stato di agitazione della categoria dei medici. La denuncia è alquanto circostanziata: “mancano personale, posti letto e organizzazione, a Lecce e provincia la sanità è impreparata ad affrontare la nuova ondata di contagi”.

Da questa presa di posizione i referenti della medici uniti della federazione veterinari e medici di Lecce ha inteso anche inviare una nota al governatore Michele Emiliano, al presidente dell’ordine dei medici della provincia di Lecce, Donato De Giorgi, e ai dirigenti della Asl territoriale, proclamando formalmente lo stato di agitazione del personale medico dei pronto soccorso aziendali ed ospedalieri del capoluogo e della provincia.

“Molte delle critiche espresse sia alla gestione delle urgenze ordinarie sia a quelle da covid-19 continuano a non trovare risposta e neppure interlocuzione da parte della Asl” denuncia Raffaele Gaudio della segreteria provinciale e responsabile nazionale area pronto soccorso Fismu, “le criticità sono arcinote ma non si è fatto nulla, con una governance colpita dalla sindrome dei proclami, da una vera e propria, annuncite e da una autoreferenzialità che abbiamo chiamato direziocrazia e che ha prodotto molti disagi ai cittadini e portato il personale medico, e non solo, alla più cupa insoddisfazione professionale e alla rabbia”.

Gaudio analizza i diversi problemi alla base della protesta: dalla riduzione dei posti letto nelle unità operative di degenza a causa delle misure di distanziamento per il covid e conseguente impossibilità per i pronto soccorso, in particolare del Fazzi e del Dea, di ricovero con stazionamento di pazienti fino a 3-4 giorni, ed oltre. Ciò ha determinato, da mesi, un carico clinico assistenziale insostenibile e una conseguente mutazione gestionale da luogo dell’emergenza a “reparto di competenza” con somministrazione di terapie acute e croniche, pratiche assistenziali, disagio per le persone su barelle per troppo tempo.

“Ma non basta” lamenta ancora il responsabile Fismu, “il piano sanitario regionale sul coronavirus  è forse da considerare una incompiuta: dove è finita la programmazione, vedi il caso del rifornimento ed autosufficienza del Dea sull’ossigeno e gas medicali o il discusso collegamento del tunnel fra i due presidi Dea e Fazzi? Perché non trasferire il pronto soccorso del Fazzi, con i relativi reparti intensivi, e definire una volta per tutte il doppio percorso pulito/sporco che è l’unica soluzione al distanziamento, praticato ovunque ma paradossalmente non al pronto soccorso del Fazzi”. E ancora sul nodo posti letti la federazione sindacale dei medici uniti valuta come  tra acuti, lungodegenza e riabilitazione mancano all’appello almeno 150 posti nel territorio di competenza della Asl di Lecce.

“Quindi c’è anche da tenere in conto” sottolinea il dirigente Fismu, “l’altro nodo del personale che manca, ma anche della mancata stabilizzazione di quello che c’è e rimane precario. La quasi totalità dei dirigenti medici precari dell’Asl di Lecce, concentrati prevalentemente nei pronto soccorso aziendali, una platea significativa di almeno 50 medici, è entrata in servizio su chiamata diretta per la necessità superiore di coprire organici esangui e garantire il più fondamentale livello di assistenza: quello dell’emergenza-urgenza e della tenuta clinico-assistenziale dei reparti. È ora di assumere questi colleghi” invoca Gaudio, “e di mettere in soffitta la stagione della precarietà. Lo permettono le leggi, lo impone il buonsenso e la necessità”.

I referenti territoriali della federazione dei medici uniti chiede anche che si guardi al futuro, tenendo in contro la mutata domanda di salute. “I nostri reparti sono occupati per un buon 80 per cento da anziani pluripatologici cronici in attesa di accoglienza presso strutture assistite o di attivazione Adi” spiega ancora Gaudio, “o nella migliore delle ipotesi di trapasso. Per non parlare dei pazienti oncologici o ematologici di tutte le età che giungono per gli effetti collaterali delle chemioterapie o che sono ormai off therapy e non possono essere gestiti  a domicilio da parenti disperati. Il territorio deve essere un punto di partenza e non di arrivo insperato. Dobbiamo fortemente incidere, quanto prima e con tutti i mezzi necessari per un progetto pilota che garantisca l'osservazione e la ospedalizzazione domiciliare in tutti i casi eleggibili e che preveda personale medico e infermieristico”.

“In collaborazione stretta con il medico di medicina generale che si prenda cura di tutti quei pazienti che non potrebbero trarre alcun vantaggio da un ricovero ospedaliero, perché sarebbero inevitabilmente esposti a rischio di danni irreversibili e spesso fatali. Dovrebbe esserci, inoltre, una mappatura on line ed in tempo reale dei posti letto disponibili nei vari presidi ospedalieri affinché nessuno possa negarli al pronto soccorso  e non si debba sprecare una quantità infinita di tempo prezioso sottratto al vero lavoro, nella ricerca telefonica di un reparto disponibile. E quindi attendiamo di capire nel merito la proposta di una task force della Direzione sanitaria con un Bad Manager che assuma questo ruolo di monitoraggio ed approvvigionamento di posti letto nell’ambito dell’intera Asl”.

“Ebbene” conclude Gaudio, “la misura è ormai colma e i dirigenti medici non sono più disposti a subire. Non saremo più spettatori passivi. Siamo costretti alla protesta e allo stato di agitazione”.

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