Salute

Diagnostica ossea, da Lecce agli Stati Uniti la tecnologia senza radiazioni

Da spin-off del Cnr a Pmi innovativa, Echolight si fa promotrice di un nuovo concetto di salute, dalla prevenzione alla diagnosi e monitoraggio

LECCE- Echolight, azienda biomedica italiana proprietaria dell’innovativa tecnologia senza radiazioni per la diagnosi precoce dell’osteoporosi e delle malattie ossee correlate, annuncia l’apertura di una filiale nella città di Seattle, negli Stati Uniti. Un nuovo importante traguardo per la giovane realtà leccese dopo l’approvazione da parte della Food and Drug Administration (FDA) per la commercializzazione dei suoi prodotti negli USA, che si aggiunge ad altre numerose certificazioni che hanno consentito all’azienda di estendere la sua presenza oltre i confini italiani, in oltre 40 Paesi nel mondo. Aggiudicato di recente il premio “Open Innovative PMI 2020" nella categoria “Ricerca, innovazione e digitale”, ideato e organizzato da Grant Thornton, member firm italiana di Grant Thornton International Ltd in collaborazione con l’osservatorio italiano delle PMI innovative.

Nata come spin-off del Centro Nazionale delle Ricerche di Lecce, Echolight ha vissuto in soli 10 anni una crescita esponenziale grazie a una visione imprenditoriale che ha saputo rispondere a un bisogno insoddisfatto di specialisti e pazienti con l’ideazione e lo sviluppo di un rivoluzionario dispositivo (EchoS) con tecnologia proprietaria R.E.M.S. per la caratterizzazione dell’osso su vertebre lombari e collo del femore attraverso una semplice e veloce scansione ecografica, quindi senza l’impiego di radiazioni, ma sfruttando i segnali nativi non-filtrati acquisiti durante l’esame.

Come le corde di una chitarra, ossa diverse generano eco differenti: la tecnologia R.E.M.S. è in grado di ascoltare il suono delle ossa, rilevandone automaticamente la densità, analizzando la qualità dell’architettura interna e la quantità di massa ossea.

La validazione clinica della soluzione è stata ottenuta attraverso studi su oltre 10.000 soggetti reclutati nei più importanti centri per la diagnosi dell’osteoporosi in Italia e in Europa e avvalendosi della guida di un comitato scientifico costituito da autorevoli Opinion Leader italiani e internazionali. Il dispositivo ha, inoltre, ottenuto tutte le certificazioni standard, il marchio CE e le principali certificazioni nel mondo, compresa quella rilasciata dalla FDA.

“Questo nuovo approccio alla prevenzione della salute ossea testimonia il nostro impegno e dedizione nella ricerca in ingegneria biomedica per la progettazione e lo sviluppo di soluzioni all’avanguardia, non invasive, al servizio dei pazienti e degli operatori medico–sanitari. Siamo inoltre sostenitori dell’importanza della collaborazione pubblico-privato quale volano per la ricerca e l’innovazione, il che ci ha portato a instaurare negli anni collaborazioni con i più importanti centri di ricerca nazionali ed internazionali, come ad esempio il CNR, l’Università di Siena, di Firenze, di Verona, l’Istituto Galeazzi di Milano, la società Europea ESCEO e IOF dedicate alla prevenzione delle frattura di fragilità, e tantissime altre realtà mondiali”, dichiara Sergio Casciaro, CEO e founder di Echolight. “Non ultimo, abbiamo sposato un nuovo concetto di monitoraggio della salute ossea - che include le fasi di prevenzione, diagnosi precoce e monitoraggio – consci del fatto che oggi, con il progressivo invecchiamento della popolazione, risulta ancora più importante agire d’anticipo e prevenire patologie croniche invalidanti”.

Non è una semplice ecografia, ma semplice come un’ecografia. Questo sistema è l’unica alternativa esistente rispetto all’esame standard MOC, che è costoso, invasivo, e che comporta l'emissione di raggi X e la presenza di un radiologo, di solito effettuato su pazienti con fratture conclamate. Echolight ha sviluppato e reso disponibile in Italia e all’estero una tecnologia innovativa, al contempo semplice e accessibile, che si pone come soluzione di prima linea per l’appropriatezza diagnostica della salute ossea in generale, non solo dell’osteoporosi, in quanto permette di intervenire con anticipo a vantaggio della qualità di vita del paziente, ma anche delle casse dello Stato.

Solo nel 2017 infatti in Italia si sono registrate più di 560.000 fratture con un costo intorno ai 9,4 miliardi di euro per il Servizio Sanitario Nazionale ed entro il 2030 si stima un aumento della spesa annua per fratture da fragilità del 26%, per un costo totale che raggiungerà gli 11,9 miliardi di euro (Fonte: Dati IOF-International Osteoporosis Foundation, ottobre 2018).

“Grazie al dispositivo che abbiamo sviluppato è possibile elaborare una vera e propria carta d’identità ossea e tenere costantemente monitorato il livello di fragilità dell’osso, intervenendo con comportamenti correttivi, se necessario, e stili di vita appropriati. Inoltre, lo strumento si contraddistingue per una grande versatilità di uso in quanto non richiede un operatore certificato né una stanza schermata o elevati costi di manutenzione. Si tratta di una tecnologia che potremmo anche definire inclusiva perché può essere impiegata su un universo di pazienti allargato – di qualsiasi età e condizione fisica -, pensiamo per esempio alle donne in gravidanza o ai malati oncologici che non possono sottoporsi alla MOC per via dei raggi X”, sottolinea Sergio Casciaro, CEO e founder di Echolight. “Inoltre, è disponibile anche in una versione portatile che consente la diagnosi al domicilio per i pazienti impossibilitati a muoversi, o in ambulatorio o, ancora, in farmacia. In un periodo come quello attuale, dove le diagnosi di patologie diverse dal COVID si sono estremamente ridotte, è importante avvalersi di strumenti in grado di favorire l’appropriatezza diagnostica”.

Osteoporosi: qualche dato

Nell’ambito delle cronicità, l’osteoporosi registra alti tassi di incidenza, perfino superiori a BPCO e diabete. Nell’immaginario collettivo colpisce soltanto le donne in menopausa, tuttavia, pur essendo più predisposte, gli uomini non ne sono esenti – uomini 1/5 donne 1/3 -, come altri soggetti quali diabetici, obesi, chi assume specifici farmaci, chi soffre di disturbi del comportamento alimentare o conduce stili di vita poco sani (sedentarietà, alcol e fumo). È definita “epidemia silenziosa” perché asintomatica e la diagnosi spesso è successiva alla frattura stessa: solo il 2% dei pazienti che arrivano in ospedale con una frattura è stato sottoposto ad analisi preventive: è sotto-diagnosticata e sotto-trattata.

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