Fondi a pioggia per gli operatori del Covid? Cgil: "Un'ingiustizia"

Il sindacato precisa che la platea del personale sanitario impiegato durante l'emergenza è così variegata che le risorse dello Stato dovrebbero tenere conto delle dovute differenze

Foto di repertorio: l'ospedale Vito Fazzi di Lecce

LECCE – C'è chi si è immolato per la causa Covid-19 e chi ha lavorato a un ritmo meno stressante, senza contare quelli che mancanti all'appello. La platea degli operatori sanitari impegnati nelle corsie degli ospedali, durante i mesi caldi dell'emergenza, è decisamente variegata. E i fondi che arriveranno a pioggia, se fossero erogati in modo indiscriminato, rischierebbero di fare un torto a chi obiettivamente si è sacrificato di più, al punto da guadagnarsi il controverso titolo di “eroe”.

Questa, in sintesi, la posizione della Funzione pubblica Cgil che è entrata nel merito della proposta di ripartire i fondi nazionali destinati a medici, infermieri, operatori socio-sanitari e lavoratori che sono stati sul fronte, dal 15 marzo al 15 maggio scorsi.

Floriano Polimeno e Diego Grasso, segretario provinciale e coordinatore Ssn di Fp Cgil, spiegano che alcuni medici ritengono “ridicoli” gli importi per i turni, importi che di fatto sono poco superiori alla metà di quanto stabilito dall’accordo regionale.

“Alla chiamata alle armi c’è stato chi ha replicato di non voler andare a morire, chi improvvisamente risultava in malattia, chi rifiutava di partecipare, taluni pretendendo persino l’intervento del sindacato per impedire il proprio coinvolgimento”, spiegano Polimeno e Grasso.

La proposta del sindacato è quindi quella di ottenere i dati delle effettive presenze inconcrociando le timbrature dei turni con le presenze del personale coinvolto, su indicazione dei direttori struttura.
 
“Alla luce di ciò la suddivisione per centri di costo decisa dalla direzione generale non è applicabile - concludono i sindacalisti -. Le fasce elencate vanno riviste. Il risultato della modalità di riparto dei fondi proposti dalla direzione generale è stato un importo finale per la dirigenza di solo il 55 per cento di quanto previsto dall’accordo regionale. La Cgil è a disposizione della direzione per collaborare all’obiettivo comune: suddividere i fondi in maniera oculata e giusta, nel rispetto e l’interesse dei lavoratori”.

Infine la proposta di istituire un tavolo ad hoc: “Se slittasse di un mese l’erogazione dei fondi, otterremmo un lavoro condiviso, dettagliato e soprattutto equo”.

Le fasce per la ripartizione dei fondi

Entrando più nel dettaglio, Fp elenca le fasce in base alla quale si è pensato di ripartire i fondi statali, a partire dalla A che riguarda gli operatori dei reparti in cui erano ricoverati pazienti Covid e le unità operative direttamente coinvolte con i pazienti affetti: l’importo calcolato al livello regionale e che si aspettano gli operatori risulta di 63 euro per turno.

La fascia B riguarda le strutture Covid e i reparti di Ostetricia, Dialisi, Medicina Penitenziaria, Hospice: l'importo è di 37 euro per turno.

Nella fascia C sono compresi gli operatori dei reparti di Medicina, Chirurgia e le strutture territoriali coinvolte nell’emergenza Covid e esposti ad un rischio potenziale: l'importo di 20 euro per turno;

Nella fascia D gli altri operatori non compresi nelle fasce precedenti, ma effettivamente coinvolti nella gestione dell’emergenza: l'importo calcolato in Regione è pari a 10 euro per turno.

Sono esclusi da tutte le fasce: gli assenti per malattia non dipendente da Covid, i lavoratori in smart working, i lavoratori in sospensione ai sensi del decreto Cura Italia, chi lavorava in strutture e ambulatori di fatto resi inattivi nel periodo in questione e tutti quei dipendenti non coinvolti in attività di contrasto all’emergenza epidemiologica Covid.
 

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