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Lunedì, 27 Maggio 2024
La testimonianza

Ictus, gestione rapida al “Fazzi”: “Ma tante criticità nei mesi post malore”

La testimonianza di Rita Tarantino, presidente dell’associazione Odv Sos per la vita, che plaude ai risultati della Stroke Unit ma svela: “Mancano per la fase successiva fisioterapisti e attrezzature idonee”

LECCE - La gestione dell’ictus nella Stroke Unit del “Vito Fazzi”, recentemente premiata assieme ad altri centri per la rapidità d’intervento e di terapia dei pazienti, segna una traccia da seguire per il futuro e che può rappresentare un punto di riferimento per i cittadini che ricorrono alla sanità pubblica.

A maggior ragione, tenendo conto che i risultati di oggi sono figli di un percorso dove, in passato, si sono registrate anche difficoltà e criticità importanti, come raccontato dalla testimonianza di una paziente nota al mondo sanitario salentino: si tratta di Rita Tarantino, presidente dell’associazione “Odv Sos per la vita”, che circa due anni fa ormai era stata colpita da un ictus venendo di fatto “rimessa in piedi” dal polo riabilitativo presso l’ospedale Santa Caterina Novella di Galatina.

Tarantino si complimenta per i risultati della struttura con il progetto finalizzato a supportare i medici nella valutazione iniziale di un ictus su Tac senza contrasto ma ricorda: “Se l'avessero fatta a me ora non sarei una disabile. Ricoverata due anni fa alla Stroke di Lecce si rifiutarono di farmi la Tac perché ricoverata per crisi di panico, ed intano il tempo passava”.

Com’è noto, infatti, i tempi di trattamento dell’ictus rivestono una rilevanza e un’importanza decisive in base al principio “Time is brain”, nel senso che più passa dai primi sintomi al trattamento del paziente più il tessuto cerebrale rischia di danneggiarsi.

“Dopo quattro ore – racconta ancora -, non riuscivo a muovermi e a parlare e grazie all'intervento del direttore sanitario di allora, allertato dalla mia famiglia, appena in tempo, mi fu fatta la Tac”. L’esame rivelò l’ictus.

La presidente di Odv Sos per la vita sottolinea l’importanza del progetto finalizzato a velocizzare i tempi della diagnosi e dell’intervento per favorire la guarigione: “Vorrei ricordare però – afferma - che bisogna andare oltre. Mancano per la fase successiva fisioterapisti, attrezzature idonee, collaborazione strettissima fra fisiatri e tecnici delle protesi/ortesi”.

“Non possono affibbiarti – prosegue - scarpe preconfezionate se il fisiatra non ha modo di vedere i tuoi problemi. Un piede equino o un ginocchio iperteso necessitano di scarpe e sostegni idonei che solo il fisiatra può stabilire. In caso contrario – afferma - ti consegnano scarpe o protesi che non servono a nulla, anzi peggiorano la situazione, con spese inutili per la Asl”.

Per Tarantino, mancano anche i controlli per il post-ictus con cadenza almeno semestrale o annuale e di una equipe multidisciplinare formata da un neurologo, un fisiatra, un cardiologo, uno pneumologo, uno psicologo: “Non si possono abbandonare – obietta - i cittadini con un pregresso ictus e le liste di attesa lunghissime”.

“Dopo le battaglie sul cancro alla mammella – conclude -, questa sarà la mia prossima battaglia”.

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