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Foto di repertorio

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La luce nel trattamento delle malattie neurologiche: due salentini nel team

Il progetto Deeper, che sfrutterà nuove tecnologie per sondare regioni remote della materia grigia, è coordinato da Massimo De Vittorio dell'IIT di Lecce. Collabora anche Ferruccio Pisanello

LECCE – Alzheimer, dipendenze, schizofrenia, depressione: per queste e altre malattie cerebrali i medici hanno indivuato le cause in alterazioni in alcune regioni della materia grigia. Indagare quelle regioni per trattare i disturbi neurologici in modo efficace oggi è possibile. E questo grazie a nuove tecnologie che sfruttano le proprietà della luce: un progetto di cui si sta occupando un consorzio di ricerca europeo, guidato dall’Istituto italiano di tecnologia (IIT).

Il progetto, dal nome Deeper,  ha ricevuto un finanziamento di circa 5,7 milioni di euro per i prossimi 4 anni dall’Unione europea. Coinvolge 12 istituti e università partner, tra cui 2 aziende, in 8 diversi paesi europei.

L’intera iniziativa è coordinata da Massimo De Vittorio del Centro per la nanotecnologie biomolecolari di IIT a Lecce, insieme ad altri 2 ricercatori: Ferruccio Pisanello, responsabile del laboratorio di IIT a Lecce, e Tommaso Fellin, coordinatore dell’area di neuroscienze dell’IIT a Genova.

Grazie a Deeper i ricercatori italiani potranno collaborare con tecnologi, neuroscienziati e aziende hi-tech con un obiettivo comune: sviluppare nuovi metodi di trattamento delle patologie neurologiche.

Una cosa non da poco considerando che, secondo le stime dell'Oms, tali malattie interessano centinaia di milioni di persone nel mondo. L’impatto di queste patologie sulla salute pubblica è significativo e si prevede che aumenterà notevolmente nel futuro, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione.
 
Il consorzio di ricerca ha l’obiettivo di migliorare la comprensione delle cause dei disturbi cerebrali, andando a guardare più in profondità, nelle aree del cervello solitamente di difficile accesso.

I ricercatori svilupperanno una nuova classe di strumenti che sfruttano la luce per agire direttamente sul tessuto neuronale. I nuovi strumenti saranno sensori ottici molecolari, sonde cerebrali minimamente invasive, microscopi ed endoscopi di nuova generazione.
 
Il ruolo delle piccole aziende (come la start-up di IIT OptogeniX) sarà quello di trasformare le soluzioni in tecnologia, così da contribuire alla competitività dell’Europa nel settore.
 
Il Consorzio di ricerca comprende: Università di Zurigo (Svizzera), Università di Ginevra (Svizzera), Università di Strathclyde (Gran Bretagna), Università di Friburgo (Germania), Università di Amburgo (Germania), l’Institute of Scientific Instruments of the Czech Academy of Sciences (Repubblica Ceca), l’Università la Sorbona (Francia), il Weizmann Institute of Science (Israele), l’Institute for Bioengineering of Catalogna (Spain) (Spagna) e le due aziende OptogeniX (Italia) e Atlas Neuroengineering (Belgio).

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