"Le extra-locazioni creano danni a malati e operatori". Nel Salento 80 i pazienti interessati

Fp Cgil ha tracciato un bilancio e evidenziato i rischi di una pratica cui si fa ricorso sempre più frequentemente. Polimeno: "Così non viene garantita la continuità assistenziale"

In foto: l'ospedale "Vito Fazzi di Lecce"

LECCE – Sono circa 20 a Lecce, altrettanti a Gallipoli, 15 a Scorrano, 15 a Copertino, 16 a Casarano: questo il numero dei pazienti extra-locati nei presidi ospedalieri salentini.

I dati, diffusi da Cgil Lecce a mo' di denuncia, fanno riflettere. Il fenomeno dell'extra-locazione, lo ricordiamo, dovrebbe essere utilizzato per tamponare l'emergenza della carenza di posti letto nei reparti in cui i pazienti dovrebbero essere ricoverati. Spesso e volentieri accade, però, che gli stessi pazienti vengano ospitati in reparti non attinenti con la patologia in corso.

Questa prassi, torna a denunciare la Funzione pubblica del sindacato confederale, “continua a creare danni al personale sanitario ed aumentare il rischio clinico per i pazienti”.

Le somme sono state tirate dal segretario Floriano Polimeno al termine di un giro di ricognizione nei vari ospedali salentini. Complessivamente sono circa 80 i pazienti entrano in ospedale con una patologia che verrà curata in un reparto non adatto. Sul tema il sindacato ha scritto una lettera ai direttori generale, sanitario e amministrativo della Asl, chiedendo la convocazione di un incontro urgente.

Entrando nel dettaglio, a Lecce ci sono circa 20 pazienti di area medica extra-locati in Chirurgia plastica, Oculistica e Ortopedia; a Gallipoli 20 pazienti di area medica, anch’essi di Medicina e Pneumologia, hanno trovano posto in Chirurgia generale, Ortopedia, Ostetricia e Ginecologia; a Scorrano 15 pazienti di Medicina generale sono finiti in Chirurgia generale, Ortopedia, Ostetericia e Ginecologia; a Copertino 15 pazienti di Medicina e Geriatria sono extra-locati in Chirurgia Generale e Ortopedia; a Casarano i 16 pazienti di area medica (Medicina e Geriatria) hanno trovato posto in Chirurgia generale e Ortopedia.

Le conseguenze negative per pazienti e operatori

“Questo fenomeno non è più tollerabile”, ha tuonato Polimeno. E il motivo è presto detto: “L'allocazione dei pazienti non è dettata dai bisogni assistenziali, ma dalla carenza organizzativa del sistema e tali ricoveri rappresentano un pericolo per il paziente, visto che non gli viene garantita la continuità assistenziale”.

“Avere 12, 16, 18 pazienti extra-locati assegnati su un reparto che contempla nel suo organico 5 o 6 medici che dovrebbero gestire solo 20 posti-letto significa incrementare drammaticamente il rischio clinico per i pazienti ed il rischio di errore per il personale medico e infermieristico”, ha aggiunto il segretario.

Il sindacalista ha interessato i vertici della sanità locale per rappresentare i rischi di una pratica che, “lungi dall'essere adottata solo in caso di emergenza estiva o influenzale”, sarebbe diventata un'abitudine.

“L’extra-locazione mette a rischio la sicurezza dei pazienti e aumenta il rischio clinico, ossia la possibilità che un paziente subisca un danno o disagio involontario imputabile alle cure sanitarie, che causa un prolungamento del periodo di degenza o un peggioramento delle condizioni di salute – ha messo nero su bianco il referente Cgil - . E con il rischio clinico cresce anche la possibilità di un evento avverso prevenibile”.

Quali sono, quindi, le possibili soluzioni? “L’unica via per superare questa situazione critica è la valorizzazione del capitale umano con una politica di assunzioni e riorganizzazione, anche per ridurre il carico di lavoro", ha precisato Polimento.

Le proposte per la gestione del fenomeno

La Fp-Cgil Lecce ha lanciato anche alcuni suggerimenti per superare l'impasse: all’atto del triage, il Pronto soccorso dovrebbe vedere disponibilità in altri presidi prima di extra-locare, in modo da predisporre le opportune cure nel reparto più idoneo; l’unità operativa di Chirurgia non potrebbe avere più di 5 pazienti extra-locati; laddove il paziente risulti già stabile, sarebbe opportuno che venisse lasciato nel reparto in cui è stato stabilizzato.

E ancora: il paziente critico dovrebbe essere trattato nel reparto con la branca di competenza specialistica; andrebbe escluso il ricovero in Ginecologia di pazienti con sospette patologie infettive o febbrili, bisognerebbe attuare un protocollo operativo aziendale nella gestione delle extra-locazioni.

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