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Gli operatori del 118 stremati contro silenzi e imbarazzo: “Riferiteci tutto”

Appelli via social ai pazienti che per paura a volte non rivelano dettagli fondamentali. Ci sono già tre squadre costrette alla quarantena

LECCE – Tre squadre del 118 sono già al tappeto. Otto operatori in quarantena da alcuni giorni. Il nuovo ceppo di coronavirus avanza, i timori si affollano nella popolazione e, nonostante gli inviti pressanti già da settimane a non telefonare al numero per la gestione delle emergenze-urgenze, a meno che non sia strettamente necessario (da prima ancora che si arrivasse alla paralisi quasi totale delle attività imposta dal governo), in tanti, comunque, tempestano la sala operativa con richieste.

Meno uomini, più lavoro e così si affoga fra telefonate di chi si trova in reale stato di necessità e di chi, nonostante il bombardamento informativo in atto, ancora ha bisogno di delucidazioni. Centinaia di richiesto, dietro le quali si possono nascondere, però, anche delle insidie. Sì, perché la paura può portare a forme di autocensura, di silenzio. “Non mentite al 118”, scrivono così, oggi, alcuni operatori salentini sulle proprie pagine Facebook, lanciando appelli ai cittadini.

I dispositivi di protezione individuale sono pochi, il rischio di contagio è alto, ma a quanto pare, non tutti riferiscono di aver avuto sintomi, contatti a rischio, febbre, tosse, o di essere rientrati da poco dalle zone ritenute a rischio maggiore. “Verremo comunque, noi ci saremo sempre”, dicono gli operatori. “Non vi lasciamo soli, non l’abbiamo mai fatto. Non vi giudicheremo, non vi negheremo l’aiuto che chiedete. Diteci la verità, dateci modo di proteggerci, di vestirci in maniera adeguata, di garantirvi la miglior assistenza possibile”.

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“Siamo quelli della strada, siamo i primi soldati che cadono in battaglia. Amiamo questo lavoro. Ma abbiamo bisogno del vostro aiuto”, è la loro richiesta, accorata. Anche perché la notizia arrivata nelle scorse ore da Bergamo, di un infermiere del 118 di 47 anni deceduto dopo aver contratto il Covid-19 (un padre di famiglia che lascia due figli, peraltro), ha scosso profondamente tutti coloro che operano nel sistema sanitario e in particolare proprio chi si trova a gestire il primo soccorso in condizioni molto difficili.

Ecco perché è necessario riferire ogni sintomo sospetto e tutti gli altri particolari che possono aiutare chi sta sul campo a difendere in primis sé stesso, in modo da poter difendere tutti. Ogni sanitario che finisce in quarantena, che abbia contratto o meno l’infezione, è una pedina in meno sul campo, un soldato, per dirla come loro, quantomai fondamentale in questa difficile battaglia, costretto ad abbandonare i colleghi. E i pazienti.  

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