Anticorpi, i dubbi di Lopalco su utilità e accuratezza delle analisi per i singoli

L'epidemiologo torna sui sempre pià richiesti test sierologici. Per l'attendibilità occorre un test più complesso per la verifica della neutralizzazione del virus su una coltura cellulare

L'epidemiologo Lopalco.

LECCE – Test sierologici sì, test sierologici no. E’ il tema del momento e anche oggi l’epidemiologo leccese Pier Luigi Lopalco è tornato sull’argomento, ribadendo le perplessità già espresse in altre circostanze e fornendo oggi ulteriori delucidazioni, in un post sulla sua pagina Facebook in cui ha cercato di spiegare, nel modo più chiaro possibile, perché non siano da considerarsi al momento ancora accurati e ritenendoli poco utili ai fini pratici per i singoli fruitori. Semmai, sono importanti “come screening di popolazione per evidenziare la circolazione inapparente del virus”.

“C’è stato il momento della richiesta popolare dei tamponi a tappeto. Spero la gente abbia capito che un tampone negativo alle ore 8:00 non esclude essere positivo alle ore 8:01 e, sola sola, abbia realizzato che forse hanno ragione gli esperti a fare quello che fanno (si chiamano esperti per questo motivo)”, ha esordito il coordinatore del comitato scientifico che si sta occupando dell’emergenza in Puglia. E, continuando con tono polemico, ha aggiunto: “Ora è il momento della sierologia. La spinta popolare a fare il test sierologico è forte e, ovviamente, i furbacchioni hanno fiutato odore di business a lunga distanza”.

Secondo Lopalco, un test del genere, per il cittadino comune, ha poco senso. E a tale proposito ha pubblicato un grafico che “indica il comportamento degli anticorpi, sia IgM che IgG, in caso di infezione da SARS-CoV-2. Gli anticorpi – ha spiegato - iniziano ad essere identificabili a partire dalla fine della seconda settimana dopo l'inizio dei sintomi, quindi più o meno fine della terza settimana da quando abbiamo contratto l'infezione”.

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“Questo significa che se io risulto oggi positivo agli anticorpi, comunque per due-tre settimane ho potuto contagiare allegramente chi mi stava vicino. Non serve dunque a identificare i portatori. Per quello serve il tampone. Se comunque risulto positivo, posso stare tranquillo? Purtroppo no”, ha spiegato Lopalco. “È evidente dalla figura che esiste una finestra temporale in cui sono presenti gli anticorpi, ma comunque anche il tampone è positivo: cioè ho le IgG ma ho anche il virus in gola... Morale della favola, se sono positivo al test sierologico, devo comunque mettermi in isolamento e fare il tampone”.

“Ma se il tampone è negativo e le IgG sono positive, sono immune?” Ancora una volta la risposta è: forse. Un livello alto di IgG (bisogna quindi fare un test che ne misuri il titolo) – ha detto a tale proposito l’epidemiologo - potrebbe correlare con la presenza di anticorpi neutralizzanti (protettivi), ma non è sicuro sia così e, certamente, dipende anche dalla qualità del test che viene fatto”.

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“Purtroppo – ha aggiunto -, per verificare la presenza di anticorpi davvero protettivi bisogna fare un test assai complesso che richiede la verifica della neutralizzazione del virus su una coltura cellulare. E’ evidente che un test del genere sono in pochissimi laboratori a poterlo fare. Le conclusioni, a questo punto, traetele da soli”, ha detto, infine, rivolgendosi ai cittadini. Un post che ha subito suscitato un ampio dibattito, con Lopalco che s’è sforzato a rispondere a chiunque ponesse dubbi e perplessità. Un ampio e vivace dibattito con posizioni diverse, che ha coinvolto nelle riposte anche medici e biologi, e che è impossibile riassumere qui, vista l’ampiezza, ma che è consigliabile visionare sulla pagina stessa dell’epidemiologo.

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