I salentini? Forti di cuore, ma consumano troppi farmaci per asma

L'indagine de Il Sole 24 Ore offre uno spaccato interessante sulla salute in Italia. Con la provincia di Lecce in sessantesima posizione. Curiosità: in Puglia meno infarti miocardici acuti. Ma su altri versanti, non va affatto bene

LECCE - I salentini? Forti di cuore, ma di fiato corto. Ovvero, nella top ten per minori decessi causati da infarti miocardici acuti, ma quasi in fondo alla classifica per consumo di farmaci per lenire gli effetti di malattie gravi, quali asma e Bcpo (broncopneumopatia cronica ostruttiva). 

Sono gli alti e i bassi che emergono dall’indagine sulla salute nelle province italiane, elaborata da Il Sole 24 Ore, che piazza quella Lecce fra le prime dieci per minori decessi causati da problemi alle coronarie, ma molto in basso per la richiesta di medicinali per patologie ai bronchi. A conti fatti, e tenendo conto di molti altri fattori, Lecce e i suoi novantacinque comuni, si collocano al 60esimo posto su 107 province. Poco al di sotto di metà classifica. Sanza ‘nfamia e sanza lodo, direbbe il Sommo Poeta. 

L’indagine sulla salute è stata pubblicata nell’edizione di oggi ed è la seconda tappa verso la classifica finale, quella complessiva sulla qualità della vita nello Stivale che il principale quotidiano economico stila ormai da trent’anni. Proprio nel 2019, il taglio del nastro di questo interessante termometro del Belpaese, che da sempre genera confronti fra singole località, e spinge verso dibattiti, confronti, polemiche.

I dodici indicatori analizzati

Andando al succo, le province in forma smagliante, secondo Il Sole, sono quelle di Bolzano e Pescara, alle quali si aggiungono più località sarde. Tutto nato dall’analisi certosina e, a seguire, dalla media finale, calcolata su dodici indicatori chiave: tasso di mortalità (standardizzato per 10mila abitanti), mortalità per tumore (ogni mille abitanti dal 2012 al 2016), mortalità per infarto miocardico acuto (ogni mille abitanti, dal 2012 al 2016), aumento della speranza di vita (incremento dell’età attesa alla nascita, dal 2002 al 2017), consumo di farmaci per asma e Bpco (unità minime pro capite consumate), consumo di farmaci per diabete (unità minime pro capite consumate), consumo di farmaci per ipertensione (unità minime pro capite consumate), medici di base (professionisti di medicina generale ogni mille abitanti), pediatri (professionisti attivi ogni mille abitanti per la fascia 0-15 anni), geriatri (professionisti attivi ogni mille abitanti per gli over 65), ricettività ospedaliera (dimissioni di residenti avvenute fuori regione in percentuale) ed emigrazione ospedaliera (dimissioni di residenti avvenute fuori regione in percentuale).

Come detto, c’è un solo indicatore in cui la provincia di Lecce eccelle, ed è quello delle morti dovute a infarto miocardico acuto, inferiori, in media, a quasi tutte le altre località italiane. Tanto da essere decima in graduatoria. E c’è di più, nel campo esiste un impensabile dominio della Puglia, su questo versante, rispetto a tutto il resto d’Italia, che fa battere il petto (in tutti i sensi) d’orgoglio. Taranto è seconda, Bari terza, Bat (Barletta-Andria-Trani) quinta, Foggia nona. Quasi tutti fra i primi dieci, insomma, eccezion fatta per Brindisi, trentaduesima.

Lecce, risultati non proprio lusinghieri

Per il resto, Lecce è quarantesima per tasso di mortalità generale, quarantanovesima per mortalità dovuta a tumore, settantacinquesima per aumento delle speranze di vita (risultato poco lusinghiero), addirittura novantanovesima per consumo di farmaci per asma e Bcpo (risultato pessimo), ottantesima per consumo di farmaci per diabete (neanche questo un dato di cui vantarsi), sessantacinquesima per consumo di farmaci per ipertensione. Però, è a quota trentotto per medici di base e trentanove per pediatri. Per numero di geriatri si attesta in settantunesima posizione, per ricettività ospedaliera in sessantasettesima e per emigrazione ospedaliera in sessantesima. 

I motivi all’origine dell’oscillazione dei dati interni a una singola provincia, così come della disparità fra province, dipendono da molti aspetti. Per esempio, rileva Il Sole, dalla distanza rispetto ai servizi essenziali, indipendentemente che si analizzi il Nord o il Sud del Paese, dalla disponibilità di medici, ma anche dagli stili di vita. Per maggiori delucidazioni, si può leggere la versione online dell’articolo, anche se l’inserto cartaceo è ovviamente più ricco e completo. Per visualizzare e confrontare tutte le classiche, si può invece consultare il minisito apposito sull’indice della salute.

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