Rsa allo stremo: “Senza operatori e mezzi, temiamo picco di morti”

Fabio Margilio, presidente dell’Assoap, scrive a Emiliano: "Mancano mascherine e guanti, ma anche personale. Rischiamo quello che sta già avvenendo in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Servono risposte urgenti a questi problemi

LECCE – Il problema era ovviamente già ben noto, alti il malessere e le preoccupazioni, ma probabilmente la morte avvenuta in ospedale nelle scorse ore di una paziente 95enne, proveniente da una residenza per anziani di Soleto e trovata positiva al nuovo ceppo di coronavirus, ha fatto scoppiare il bubbone. Le strutture dedicate all’assistenza sono allo stremo. Carenza di personale, di dispositivi di protezione individuale e il timore concreto che la situazione possa peggiorare strada facendo.

Non si nasconde, anzi, lo denuncia apertamente Fabio Margilio, presidente dell’Assoap (Associazione strutture socio assistenziali pugliesi), che fa il punto della situazione in una comunicazione inviata al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. “Queste strutture – scrive -, già per definizione, sono rivolte alle persone più fragili e maggiormente soggette ad alto rischio di mortalità a seguito di contagio con il Covid-19”. E aggiunge: “Il concetto di quarantena o di isolamento non sono applicabili in tutta la loro estensione a tali tipologie di strutture, nelle quali il lavoro, generalmente, è svolto tramite più turni quotidiani e deve, necessariamente, essere consentito l’accesso ad operatori sanitari esterni”. Vale a dire: medici di medicina generale degli ospiti, medici specialisti dell’Asl, servizio 118 e via dicendo.

"Situazione drammatica come già in altre regioni"

Tutto ciò, secondo quanto illustra Margilio, “ha determinato la drammatica situazione che stanno già vivendo le residenze sanitarie assistenziali delle regioni italiane più colpite dal virus, comunità devastate da un tasso di mortalità degli ospiti del 30/40 per cento. Gli esperti – prosegue -, probabilmente, avranno anni di tempo per analizzare e pubblicare studi postumi ed analisi epidemiologiche, ma noi, semplici operatori sanitari che da decenni viviamo sul campo, sappiamo bene che l’indice di mortalità maggiore nelle nostre strutture si registra durante il picco annuale dell’influenza, in genere gennaio-marzo, pur in presenza di massive somministrazioni di vaccini antinfluenzali, cosi come sappiamo che le infezioni nosocomiali sono le più diffuse, in assoluto”.

Da qui, si dipartono una serie di grossi problemi. Le massicce assunzioni, specie nell’ultima settimana, di infermieri e operatori socio sanitari negli ospedali pubblici, in qualche caso pare che abbiano sottratto fin quasi la totalità del personale impegnato nelle comunità. Così, denuncia Margilio, chi è rimasto si sottopone a “turni massacranti per garantire un minimo di assistenza agli ospiti”. E aggiunge: “Temiamo che nei prossimi giorni sarà peggio. Tale circostanza è aggravata da un’altra causa che ha determinato carenza di personale: tutte le strutture hanno personale assente momentaneamente, per almeno quattordici giorni, per quarantene obbligatorie o cautelative. Abbiamo ridotto i servizi al minimo, ma non possiamo resistere ancora a lungo”.

Secondo il presidente dell’ Assoap, la sospensione dei ricoveri nelle strutture extra-ospedaliere, tranne di quelli provenienti  dagli  ospedali  che  possono avere accesso solo nelle strutture contrattualizzate con il servizio sanitario regionale, è una “scelta non condivisibile e pericolosa, posto che, come abbiamo prima precisato, è proprio negli ospedali che troviamo i maggiori focolai di Covid-19”.

Il timore di un numero elevato di decessi

Il timore di Margilio è che anche in Puglia si possa arrivare a un numero elevato di decessi, come già in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. “Abbiamo già casi in residenze sanitarie assistenziali delle province di Foggia, di Bari e di Lecce. Cosa succederà a queste strutture? Quale sarà – di chiede ancora -, se ci sarà, il loro futuro? Dopo la tragedia, molto dopo, per la perdita di vite umane (perché anche la morte di un genitore 95enne, pur già malato, è una tragedia umana) arriverà la tragedia di un’azienda socio-sanitaria stremata e senza più alcun futuro”.

Vi è poi la difficoltà a reperire dispositivi di protezione individuali. E se già gli operatori del 118 segnalano da tempo quello che è un vero e proprio dramma per chi deve svolgere soccorsi, figurarsi come possa essere la situazione nelle residenze per anziani e disabili. “Sono settimane che risultano introvabili, le nostre scorte sono finite, li abbiamo richiesti alle farmacie ospedaliere, alla Protezione civile, senza risultato”, dice, sconfortato, Margilio. “Cosa dobbiamo fare presidente, fabbricarli da noi? Possiamo forse farlo con le mascherine chirurgiche (e forse qualcuno ci denuncerà anche per questo!), magari disinfettarle e riusarle, ma non possiamo farlo coi guanti, coi camici monouso, con gli occhiali protettivi, con i copri-calzari monouso, eccetera. A chi ci dobbiamo rivolgere?”.

"Siamo ancora in tempo per limitare l'impatto"

Insomma, le strutture socio assistenziali pretendono risposte, e anche in tempi rapidi. Alla luce di un vantaggio, secondo il presidente dell’Assoap: “Sappiamo con quindici giorni di anticipo quello che potrebbe accadere in Puglia e, ci auguriamo, con minor impatto, considerate le misure contenitive che sono state assunte, forse per tempo”. Chiedendo anche la possibilità di inserire un rappresentante territoriale delle associazioni nelle varie unità di crisi regionali, comunali,  distrettuali.  

Ad accogliere il grido di dolore dell’Assoap, intanto, è il presidente di Italia in comune alla Regione Puglia e vice presidente della III Commissione sanità, Paolo Pellegrino, che fa proprio l’appello lanciato in queste ore. “In una fase come questa non vanno assolutamente dimenticate le strutture che si occupano e che accolgono soggetti fragili, come anziani con patologie e disabili. Le categorie più esposte al rischio Covid-19. Per questo – dice - occorre un fronte comune per dare risposte immediate, evitando così contagi e decessi purtroppo già registrati in altre strutture residenziali del Nord Italia. E nessuno di noi vuole che ciò accada anche nella nostra Puglia”.

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