Decine di neonati salvati dal trasporto d'emergenza: un lavoro silenzioso

Oltre quaranta, dall'inizio dell'anno, i trasferimenti gestiti dall'apposita unità del "Vito Fazzi" dai punti nascita fino agli ospedali specializzati

LECCE – Dall’inizio del 2018 sono circa 40 i trasporti d’emergenza neonatale realizzati dall’apposita unità dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. L’ultimo, pochi giorni addietro, dal punto nascita di Scorrano al “Giovanni XXIII” di Bari per salvare la vita di un neonato affetto da una patologia grave e molto rara che necessita di un intervento chirurgico delicato nelle prima 48 ore di vita, ma ancor prima di una stabilizzazione immediata. 

Quando il piccolo è venuto alla luce i medici hanno avuto il sospetto che soffrisse di una cardiopatia congenita. Per questo è stato allertato lo Sten, il sistema di trasporto di emergenza neonatale che in Puglia conta su tre centri: quello di Lecce è competente anche per il territorio brindisino. L’equipe giunta a Scorrano dal capoluogo salentino in circa mezz’ora ha prima stabilizzato i parametri vitali del neonato per poi essere trasportato, in sicurezza, presso l’ospedale barese dove per prima cosa è stato sottoposto a un'atriosettostomia. Il trasporto di solito avviene verso l'unità di terapia intensiva neonatale più vicina - a Lecce, Brindisi, Tricase - ma in caso di cardiopatie congenite la destinazione è l'unità operativa di Cardiologia e Cardiochirurgia pediatrica del "Giovanni XXIII".

“L’aver salvato un neonato – ha spiegato Giuseppe Presta, direttore dell’unità di terapia intensiva neonatale del “Vito Fazzi” e responsabile del sistema di trasporto per l’area del Salento - da solo giustifica la presenza dello Sten. Senza, molto probabilmente, non ci sarebbe stato lo stesso esito. A Scorrano il punto nascita ha fatto un lavoro ottimo, seguendo il protocollo per la saturazione in modo preciso, monitorando i parametri vitali del bambino e mettendo subito in evidenza il deficit di saturazione (dell'ossigeno, ndr). L’allarme è partito rapidamente e poi siamo stati attivati noi del trasporto d’emergenza: il sistema, dal punto nascita allo Sten e all’hub, ha risposto a dovere”.

“La patologia riscontrata – ha commentato Presta – è incompatibile con la vita se non sospettata e trattata farmacologicamente e tempestivamente. Per questo quando il sistema dà prova di funzionare bene e il lavoro di squadra altrettanto, è necessario sottolinearlo e ricordare che tutta la Puglia, con i suoi tre hub, può contare su un servizio che è realmente in grado garantire il trasporto in sicurezza di bambini che necessitano di assistenza intensiva”.

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Lo Sten, a differenza di molte altre zona d'Italia, non prevede ad oggi per l'area Salento né l'indennità di rischio e nemmeno una retribuzione aggiuntiva.

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