"No alla riconversione dell'ospedale di San Cesario": sindacati sull'attenti

Cgil, Cisl e Uil valutano negativamente l'idea della Regione di trasformare il nosocomio da struttura riabilitativa a ospedale Covid: "Anche Galatina risulterebbe depotenziata"

Foto di repertorio: l'ospedale di San Cesario

LECCE – No alla riconversione del nosocomio di San Cesario in “ospedale Covid” e al conseguente depotenziamento del “Santa Caterina Novella” di Galatina. L'ipotesi di mettere mano ai due presidi salentini, in questa direzione, non piace ai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil.

I segretari di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Floriano Polimeno, Fabio Orsini e Antonio Tarantino hanno quindi chiesto un incontro urgente ai vertici della sanità regionale e ai sindaci dei Comuni interessati per discutere della riformulazione della rete ospedaliera della Asl di Lecce.

I sindacalisti dicono che la Regione Puglia sarebbe intenzionata a rimettere mano alla rete per attuare le linee di indirizzo organizzative per l'emergenza covid-19 , in ottemperanza all'articolo 2 del decreto legge 19 maggio 2020.

Si gioca ancora sul campo delle ipotesi. Ma cosa cambierebbe di fatto nel Salento?

Secondo le fonti sindacali, l'ospedale di San Cesario dovrebbe essere riconvertito e, da struttura riabilitativa, diventare un ospedale Covid. Le attività svolte lì sarebbero trasferite a Galatina e l'ospedale ne risulterebbe “ulteriormente depotenziato”.

Quest'idea è stata bocciata da Cgil, Cisl e Uil perché ritenuta “incoerente con le finalità che si vogliono perseguire”.

“Mentre le altre Regioni, specie nel Nord Italia, stanno affrontando la pandemia da coronavirus potenziando la sanità pubblica, qui si parla di riconvertire l'ospedale di Galatina in una struttura riabilitativa e quello di San Cesario in una struttura covid con 120 posti letto, senza altre precisazioni”, scrivono Polimeno, Orsini e Tarantino.

Queste le conseguenze ipotizzate dai segretari: “La riconversione strutturale dell'ospedale di San Cesario richiede l'impegno di ingenti risorse finanziarie, ma ricordiamo che lo stesso nosocomio negli ultimi anni è stato già oggetto di opere strutturali e provvedimenti organizzativi volti alla sua destinazione finale di ospedale di riabilitazione aggregato al Vito Fazzi”.

Non convince neppure la presunta destinazione del presidio di Galatina in struttura a prevalente attività riabilitativa: “Ciò inciderebbe negativamente sullo sviluppo delle attività per acuti, con il concreto rischio di depotenziare ancora di più un presidio che ha delle oggettive potenzialità strutturali. Tali potenzialità  meriterebbero una considerazione diversa all'interno della rete ospedaliera provinciale”.

I sindacati hanno previsto una soluzione alternativa, “realizzabile in tempi più brevi” e peraltro già auspicata dall'Ordine dei medici e da autorevoli esponenti del mondo sanitario: cioè quella di “potenziare l'ospedale di Galatina avviando l'attività infettivologica in relazione al problema del Covid”.

Il “Santa Caterina Novella” partirebbe avvantaggiato perché dispone già del laboratorio di biologia molecolare. “Si tratterebbe quindi solo di potenziare la struttura con ulteriori servizi per ottenere il rilancio dell'ospedale in una chiave per acuti - hanno puntualizzato i segretari -. Contestualemente San Cesario andrebbe solo potenziato sul versante delle attività riabilitative, essendo già pronto dal punto di vista strutturale”.

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