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Foto di repertorio.

Foto di repertorio.

Occhi puntati sulla salute della falda acquifera: i nuovi passi del progetto Minore

Asl ha tenuto un nuovo incontro con Regione, Arpa, Cnr e Università: "No allo sfruttamento illegale e pericoloso dei pozzi". Controlli anche su aree vicine a discariche per prevenire danni alla salute

LECCE - Pesticidi, residui di lavorazioni industriali, percolato da discarica e contaminanti biologici: in che modo e in che misura sono riusciti a inflitrarsi nella falda acquifera? E qual è lo stato di salubrità dell'acqua che beviamo e utilizziamo per irrigare i campi?

Per dare una risposta a queste domande cruciali, legate a doppio filo alla salute umana, la Asl ha avviato il progetto Minore, Monitoraggi idrici non obbligatori a livello regionale, nato nel 2017 e presentato davanti a una numerosa platea che ascoltò con grande interesse l'intervento del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone.

Le attività coinvolgono direttamente il dipartimento di Prevenzione insieme ad Arpa Puglia, Cnr e Università del Salento: il fine è quello di approfondire le conoscenze sullo stato della falda acquifera salentina per giocare una partita vincente sul fronte della prevenzione.

Il progetto prosegue, al netto dell'emergenza sanitaria in corso, al punto che nella giornata di ieri si è tenuto un webinair cui hanno partecipato anche il presidente del Consiglio Regionale, Loredana Capone e i consiglieri Donato Metallo e Fabiano Amati.

Un faro è stato acceso su una pratica pericolosa e illegale, ovvero quella dello sfondamento dei pozzi neri che servono le abitazioni di campagna. Il fenomeno dell’utilizzo improprio dell'acqua di falda da parte della popolazione, è piuttosto esteso: basti pensare che sono oltre 30 mila pozzi autorizzati per uso irriguo, e probabilmente il doppio quelli trivellati abusivamente.

La Asl di Lecce vuole quindi monitorare un’ampia gamma di parametri che non vengono analizzati nei controlli ordinari, stabiliti dalle attuali normative.

La buona notizia è che le indagini non hanno individuato criticità preoccupanti. Tuttavia i tecnici hanno rilevato un’incalzante salinizzazione della falda e concentrazioni borderline di alcuni alogenuri alifatici, oltre che di selenio e solfati in circa 10 pozzi non destinati ad uso umano: dunque in allevamenti o in campagna e all’interno di attività produttive.

L'attenzione rimane quindi elevata anche perché i dati sul tumore alla vescica, e la sua alta mortalità, potenzialmente incrociano quelli relativi all'inquinamento della falda.

I dati sulla mortalità in provincia di Lecce sono tra i più elevati d’Italia. E a ciò si aggiungono i casi di Seu (Sindrome uremico emolitica) legati alla salubrità dell'acqua e che mietono vittime nel Salento.  

Il progetto intende quindi agire sul fronte della prevenzione e scoraggiare la popolazione ad un uso improprio dell’acqua prelevata dai pozzi privati. Per questo sono state avviate campagne di comunicazione che hanno toccato anche le scuole.

Nella seconda fase del progetto, Asl ha deciso di approfondire la situazione in zone vicine ad aree industriali o potenzialmente pericolose come le cave e le discariche, inclusa quella di Burgesi a Ugento. Sono previsti anche indagini su eventuali contaminazioni microbiologiche della falda superficiale o profonda con la ricerca, in almeno 15 pozzi, di Escherichia coli per la prevenzione della Seu.

Gli interventi dei partecipanti

“È importante – ha puntualizzato il direttore Spesal e coordinatore del progetto, Giovanni De Filippis - avviare azioni di verifica di compatibilità tra fonti di approvvigionamento idrico e destinazioni d’uso di particolari attività ricettive o produttive non allacciate alla rete fognaria ed idrica. E questo perché sono emerse incongruenze tra il fabbisogno di acqua potabile e quantitativo di acqua approvvigionata. Un dato che fa ritenere che l’acqua ad uso umano utilizzata possa provenire da pozzi autorizzati ad altri scopi, o addirittura abusivi.”

“Il Covid ha dimostrato quanto sia fondamentale la prevenzione - ha aggiunto il direttore del dipartimento di Prevenzione, Alberto Fedele - : lì dove questa è venuta meno nel tempo, si sono riscontrate importanti falle e minore resistenza ai fattori patogeni ambientali e virali come il Covid -19”.

Una visione non solo scientifica delle acque sotterranee, è invece quella presentata da Maria Dolores Fidelibus, docente di Idrogeologia presso il Politecnico di Bari, che ha voluto analizzare il ruolo trasversale di questa risorsa riguardo all'ambiente, alla salute ma anche all'economia.

“La gestione a fini di protezione delle acque sotterranee richiede un rinnovato sforzo di conoscenza oggi ancora imperfetta e frammentaria, riguardo un acquifero costiero e carsico come quello del Salento Per la sua scala esso risponde agli eventi in modo ritardato, facendo emergere solo dopo molto tempo gli effetti negativi dell'azione di forzanti che hanno agito e agiscono su scale spaziali e temporali spesso diverse da quelle di osservazione e misura”, ha spiegato lei.

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