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L'Heart Team dell'ospedale di Lecce.

L'Heart Team dell'ospedale di Lecce.

Onde d’urto contro placche coronariche: al “Fazzi” la tecnica “Shockwave”

Metodo innovativo presentato a Parigi a maggio, per la prima volta sperimentato su una paziente in un ospedale del Sud

LECCE - “Shockwave”, ovvero sistema ad onde d’urto per demolire le placche coronariche.  Una tecnica presentata di recente a Parigi, durante il congresso EurcoPcr che s’è tenuto dal 22 a 25 maggio. E che per la prima volta in tutto il Sud Italia, da Roma in giù, è stata utilizza nell'Unità operativa di Cardiologia interventistica dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.

Paziente, una donna di 78 anni con diversi fattori di rischio cardiovascolare e una recente angina da sforzo.  L’esame coronarografico, illustrano dal nosocomio del capoluogo, aveva messo in evidenza una stenosi critica, ossia il restringimento dell’arteria coronaria, con evidenti calcificazioni sul tratto prossimale. L’équipe di Cardiologia interventistica, guidata dal Giuseppe Colonna, ha quindi deciso di applicare la tecnica “Shockwave”.

Tecnicamente, la donna è stata sottoposta a un trattamento percutaneo, una procedura mini-invasiva che evita l’intervento chirurgico, con l’esecuzione della tecnica, seguita da un’angioplastica tradizionale con l’impianto di stent multipli, tubicini usati per riparare le arterie ostruite o indebolite. Il pretrattamento con “Shockwave” ha permesso di rimodellare la lesione calcifica e di trattarla agevolmente con l’angioplastica di routine. Il risultato finale è stato giudicato ottimo.

“La  tecnica – spiega il dottor Colonna - sfrutta il principio della litotrissia, già ampiamente utilizzato in urologia per il trattamento della calcolosi renale, e permette di trattare con semplicità e sicurezza le lesioni coronariche maggiormente calcifiche. Si tratta di placche molto dure, difficilmente dilatabili con i comuni palloni di angioplastica e con gli stents; tali placche richiedono, per un trattamento ottimale, metodiche particolarmente cruente ed aggressive come il Rotablator, una fresa che polverizza la placca calcifica, aumentando il rischio procedurale”. 

emodinamica fazzi-2E’ un metodo che potrebbe rivoluzionare il trattamento delle lesioni coronariche calcifiche grazie al sistema per litotrissia intravascolare coronarica. Si tratta di un catetere a palloncino, dotato di emettitori per litotrissia posizionati sulla lunghezza utile del palloncino, e di un generatore (collegato al catetere con un cavo di connessione) che viene utilizzato per attivare, tramite un pulsante, i cicli di litotrissia e quindi l’emissione delle onde d’urto che, in pratica, triturano le placche che ostruiscono l’arteria.

“Con questa recente metodica la Cardiologia interventistica del “Fazzi” - conferma il dottor Colonna - si appropria di un'ulteriore innovazione tecnologica incrementando le potenzialità di trattamento interventistico sulle lesioni più complesse e ponendosi all'avanguardia alla pari di centri italiani di eccellenza. Tali trattamenti sono peraltro possibili grazie all'utilizzo del nuovo angiografo di ultima generazione ormai a pieno regime da circa tre mesi”.

Insomma, nella nuova sala angiografica si effettuano procedure sempre più complesse, grazie all'Heart Team (specialisti di emodinamica, cardiochirurghi e cardioanestesisti che operano insieme) e sfruttando le potenzialità tecnologiche di cui oggi dispone l’Unità operativa di Emodinamica e la possibilità, fornita dal secondo angiografo, di garantire una maggiore sicurezza per il paziente acuto in caso di avaria.

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