Padiglioni per Covid-19 e ospedali per convalescenza: il piano regionale d'emergenza

Emiliano, Lopalco e Montanaro hanno spiegato i dettagli del programma d'intervento per i pazienti: "La situazione è sotto controllo ma, se aumentano i contagi, serviranno i respiratori"

Una foto del Dea, durante l'ultima fase di costruzione.

LECCE – "I medici devono autopreservarsi e la gestione dell'emergenza Covid-19 deve essere centralizzata per non disperdere esperienze e conoscenze, razionalizzando le risorse": questo il monito del governatore Emiliano che oggi a Bari, in conferenza stampa, insieme al direttore del dipartimento di Salute, Vito Montanaro, ha presentato i dettagli del piano ospedaliero messo a punto per fronteggiare la crisi sanitaria.

Com'è noto, per il momento il sistema regionale sanitario tiene: il programma di intervento, che riguarda sia la riorganizzazione della rete ospedaliera sia dell'assistenza ai pazienti post-acuzie, è stato calibrato sulle stime dei contagi previsti nei prossimi giorni.

Ma la Regione monitora una situazione in divenire e fa i conti anche con i rientri in Puglia dalle città del Nord. Quindi si sta preparando a gestire anche "il peggiore scenario possibile", nel caso in cui la curva crescente dei contagi non dovesse calare (così come ci si augura) ma continuare un'ascesa verso l'alto.

I dati attuali e ufficiali per il momento hanno calcolato 248 casi positivi al coronavirus, 148 ricoveri, 6 persone in terapia intensiva, 16 pazienti purtroppo già deceduti e 3 guariti. "È chiaro che il numero delle guarigioni è destinato ad aumentare nei prossimi giorni e il dato è comunque parziale", ha chiarito Pierluigi Lopalco, l'epidemiologo che è a capo della task force regionale.

"Speriamo che l'invito rivolto dal governo a restare in casa ci aiuti a contenere la situazione – ha chiosato Lopalco durante la conferenza stampa -. In ogni caso i pazienti guariti possono risultare positivi al covid-19 per giorni ed è per questo che rimane fondamentale la gestione ospedaliera della fase post acuta".

Nello scenario attuale, si stimano 2mila contagi in tutta la regione ma il dato, ha precisato Emiliano, è antecedente al ritorno a casa di 20 mila pugliesi già segnalati e altri 10mila che potrebbero non aver comunicato alle autorità il loro rientro in regione.

Nella classifica dei contagi la provincia di Bari è al 1° posto, quella di Lecce è al 3°. Ma, in termini percentuali, e quindi in rapporto al numero degli abitanti, le province più colpite dal temuto coronavirus sono quelle di Brindisi e Foggia.

I pazienti più esposti rimangono gli uomini tra i 60 e i 69 anni; l'età media è di 59 anni. Le conseguenze più severe ricadono, come noto ormai, sui pazienti over 70. Quindi gli sforzi terapeutici si concentrano, complessivamente, sul 30 percento delle persone infette.

Il Piano della Regione per la gestione dell'emergenza

L'azione di contrasto è stata elaborata sulla base delle indicazioni contenute nella circolare del ministero della Salute del 29 febbraio che prevedono: l'individuazione in ogni struttura ospedaliera di postazioni isolate che consentano l'osservazione di pazienti ventilati/intensivi con sospetta infezione, in attesa dei test; la creazione di terapie intensive di coorte, separate fisicamente e che consentano il trattamento dei pazienti affetti; la creazione di protocolli con criteri di accesso al trattamento dei contagiati e la loro gestione clinica ed assistenziale.

Sulla scorta di queste indicazioni sono state individuate, negli ospedali pugliesi, delle aree isolate, in alcuni casi dei veri e propri padiglioni con strutture specializzate per effettuare la terapia intensiva, per la gestione dei pazienti affetti da Covid-19. È questo il caso del Dea, il Dipartimento di emergenza e accettazione del Vito Fazzi di Lecce che, nel giro di poco tempo, dovrebbe riuscire a offrire 160 posti letto e 40 di terapia intensiva, e dell'ospedale di Copertino. Complessivamente in tutta la Regione si contano mille e 800 posti letto dedicati a quest'epidemia.

Per quanto riguarda la gestione della fase post acuta, la Regione Puglia ha previsto di utilizzare le strutture ospedaliere già riconvertite in presidi territoriali di assistenza in virtù del vecchio piano di riordino ospedaliero. Nel Salento l'ospedale destinato allo scopo è quello di San Cesario di Lecce.

Le osservazioni del governatore Emiliano

"Il piano di riordino, che evidentemente era ben fatto, ci ha permesso di utilizzare immediatamente ospedali già attivi e destinati alle lungodegenze e alle patologie croniche – ha puntualizzato il governatore pugliese -. Alcuni sindaci ci hanno chiesto di destinare questi ospedali al trattamento degli acuti ma non si può fare: il ministero ci chiede di non moltiplicare gli ospedali sul territorio ma di centralizzare la gestione dell'epidemia per non disperdere competenze e risorse".

Emiliano ha ribadito che la situazione è sotto controllo: "Se i numeri dovessere aumentare, però, avremo bisogno dell'aiuto della Protezione civile per rifornirci di ventilatori (o respiratori) e di dispositivi di protezione individuale che scarseggiano su tutto il territorio nazionale, è questo è un problema".

Il governatore ha poi invitato i medici di famiglia e i pediatri di base a "evitare ad ogni costo la visita domiciliare dei pazienti per preservare la propria salute". "Dobbiamo evitare i contagi dei medici: perciò abbiamo chiesto anche ai primari degli ospedali che non sono saturi di tenere a casa il più possibile il personale medico – ha concluso Emiliano -. Con lo stesso obiettivo abbiamo sospeso tutte le attività non urgenti, ospedaliere e ambulatoriali, anche se ciò ha creato qualche disagio agli utenti. In condizioni di emergenza, non possiamo fare altro".

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