Particolato e rischi per la salute: arrivano i sensori low cost del progetto Paper

Il progetto, che vede coinvolti Unisalento e Cnr, studia l’inquinamento causato dalle particelle in aria. Arpa: "Cattive abitudini nelle combustioni agricole e camini senza filtri"

In foto: la presentazione di Paper in rettorato

LECCE – Qualità dell'aria e patologie: un legame cruciale, ormai al centro delle indagini di molti enti di ricerca. Tra i vari studi spicca il progetto interistituzionale Paper cofinanziato dalla Regione Puglia.

Paper, un acronimo che sta a significare “sensori di carta per il rischio di esposizione al particolato”, nasce dalla sinergia fra imprese pugliesi del settore e vari enti: l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche Isac-Cnr, il dipartimento di Matematica e fisica dell’Università del Salento, il dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Bari; BioSud srl, Lpt Measure, Microlaben, Mrs, Studio Effemme chimica applicata.

Paper è stato presentato oggi a Lecce nella sede del rettorato.

“L'idea è quella di analizzare la correlazione tra le sorgenti di particolato atmosferico, tra cui il PM10, e gli effetti tossicologici analizzati in vitro o in laboratorio per creare degli indicatori utili a capire qual è il livello di rischio per la salute umana – ha spiegato Daniele Contini, dirigente di ricerca dell'istituto di Scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr di Lecce -. Oltre alle concentrazioni, nello studio prendiamo in esame altri indicatori come i test di mortalità cellulare e il potenziale ossidativo. E questo perché campioni che presentano le stesse concentrazioni possono avere tossicità diverse, a seconda dell'origine delle particelle”.

Questi indicatori saranno utilizzati per realizzare dei prototipi di sensori low cost, da utilizzare in ambienti chiusi o all'aperto, che reagiscono alle sostanze con un potenziale effetto tossicologico.

“I sensori possono darci delle indicazioni utili a intervenire – ha precisato Contini -. Il vantaggio è nella loro potenziale diffusione sul territorio perché avranno costi molto inferiori rispetto alle tradizionali centrali di monitoraggio, come quelle installate da Arpa”.

I prototipi potranno essere commercializzati in un prossimo futuro, grazie all'interesse già dimostrato da alcune aziende private, e aiuteranno la ricerca su tutti i versanti.

Il progetto ha previsto tre campagne di misura per investigare la correlazione tra composizione chimica ed effetti tossici. Le prime due si sono svolte nell'area urbana ed extraurbana di Lecce. La terza partirà ad Aradeo la prossima settimana.

Quali sono stati, dunque, i primi risultati? “Innanzitutto abbiamo osservato che i valori di potenziale ossidativo a Lecce sono comparabili a quelli di molte città italiane, di dimensioni anche maggiori. Abbiamo anche rilevato picchi di concentrazione, con tossicità molto diverse, legati a sorgenti di combustione che producono carbonio, come la combustione delle biomasse o quella del normale riscaldamento. I livelli di carbonio sono più bassi nel perimetro urbano”, ha spiegato Contini.

In secondo luogo i ricercatori hanno analizzato la correlazione tra condizioni metereologiche e inquinanti partendo dai dati delle due stazioni leccesi di via Miglietta e via Garigliano. Tra i dati meteo e i dati sulla qualità dell'area esiste una correlazione così forte che si potranno fare previsioni degli inquinanti partendo proprio dal meteo.

Il lavoro delle centraline installate da Arpa Puglia

Tra le istituzioni presenti in rettorato vi era anche l'Arpa Puglia che è interessata al progetto. L'agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale è presente sul territorio sin dal 2004 con numerose centraline che misurano la qualità dell'aria. Questi i comuni coinvolti: Lecce, Galatina, Campi Salentina, Maglie, Arnesano, Guagnano, Surbo, Santa Maria Cerrate.

Laddove non sono presenti le centraline, Arpa conduce campagne di monitoraggio utilizzando mezzi mobili, su richiesta dei sindaci interessati.

“Le centraline misurano le concentrazioni di PM10, PM 2,5, ossido di carbonio, ossido di azoto, ozono, So2 e poi possiamo fare delle campagne nelle quali misuriamo, con i nostri filtri, un certo volume di particolato e lo sottoponiamo ad analisi chimica per determinare la presenza di metalli e del benzopirene – ha spiegato Anna Maria D'Agnano, direttrice del centro regionale Aria di Arpa Puglia -. Presto sarà attiva una nuova centralina presso lo stabilimento Colacem di Galatina, nel punto in cui si registrano le massime ricadute delle emissioni prodotte dal cementificio”.

Questi report sono pubblicati mensilmente sul sito di Arpa Puglia e rimangono a disposizione di cittadini, enti e istituzioni.

Ma la qualità dell'aria nel Salento è complessivamente buona? “Ci sono delle aree più critiche sul territorio, ma anche dei periodi più critici che coincidono con la stagione autunnale e invernale – ha chiosato la direttrice -. E questo perché, oltre alle emissioni del traffico veicolare e le emissioni prodotte dalle grande industrie di Brindisi e Taranto, si aggiungono le cattive prassi agricole come la combustione all'aria aperta di sfalci di potatura o residui vegetali che fanno innalzare immediatamente il PM10 al di sopra dei limiti di legge. Ci sono dei giorni, con certi venti, in cui registriamo deposizioni di inquinanti davvero significative”.

Non trascurabile poi è il fatto che, nel Salento, non sia obbligatorio l'uso di filtri sui camini delle abitazioni private: il filtro, lo ricordiamo, è utile come il catalizzatore sulle automobili.

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“I cittadini purtroppo, diversamente da quanto accade nel nord del Paese, non sono ancora sensibili a questo tipo di problema. Eppure le emissioni dei camini sono importanti”, ha concluso D'Agnano.

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