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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Salute

Covid, negativi e asintomatici in “ostaggio”: un aiuto dalle ultime disposizioni

Numerose le segnalazioni di cittadini in isolamento che vorrebbero tornare al lavoro. Colpa anche di una comunicazione non chiara e del caos di queste settimane con l'aumento dei casi. Le dichiarazioni del presidente dell'Omceo

LECCE –  Se è vero che siamo tutti uguali, c’è da dire che in pandemia qualcuno sembra esserlo un po’meno. Come nel caso dei tanti positivi al Covid costretti all’isolamento in casa: grazie ai vaccini che hanno attenuato la sintomatologia non hanno subito complicazioni sanitarie, in compenso sono vittime di quelle burocratiche. Con ripercussioni anche economiche. Tra loro c’è infatti chi ha fretta e necessità di rientrare al lavoro, come i titolari di partita Iva. E chi, dipendente (ancora più se nel maggiormente tutelato settore pubblico), può pazientare senza ansia qualche giorno in più, attendendo l’arrivo del “liberi tutti”.

Numerose le segnalazioni degli ultimi giorni da parte di cittadini che hanno denunciato una situazione già nota dalle scorse settimane: i sintomi del virus spesso se ne vanno via senza complicanze, ma intanto nessuno della Asl si è ancora fatto vivo. Né qualcuno si è presentato mai per un tampone molecolare, né tantomeno per effettuarne uno che “liberi” il degente, concedendogli il nulla-osta per ritornare alla vita ordinaria. E i medici di base, a loro volta soverchiati da un carico importante di lavoro, non si assumono certamente la responsabilità di “affrancare” i propri pazienti in assenza di un certificato ufficiale rilasciato dal dirigente medico o dal Sisp (Servizio igiene e sanità pubblica).

Le ultime disposizioni su quarantena (se contatti stretti di positivi) o isolamento (se positivi), entrate in vigore da pochissimi giorni, aiutano certamente a sbrogliare la matassa. Vale la pena, allora, riportare lo specchietto riassuntivo direttamente dall'ultima circolare ministeriale, a beneficio dei lettori. Importante sapere che i positivi confermati che hanno completato il ciclo vaccinale (2 dosi) da meno di 4 mesi e coloro che hanno ricevuto il richiamo possono terminare l'isolamento, con test antigenico (e non per forza molecolare di Asl), dopo 7 giorni se asintomatici o anche sintomatici dopo almeno tre giorni senza sintomi.

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Il punto tamponi del palazzetto dello sport di via Caduti di Nassirya, è cosa nota, è intasato dai tanti cittadini convocati dal Dipartimento di Prevenzione dopo segnalazione dei propri medici di base per l'accertamento della positività sospetta e da coloro che sono chiamati per i tamponi di controllo, a distanza di una finestra temporale prefissata. 

“Avendo ricostituito le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale, ndr) da poco, con giovani medici alle prese con una mole enorme di lavoro, tamponi che si rivelano merce piuttosto preziosa, ovvio che si avverta un disagio. È però complesso capire come fronteggiarlo”, spiega Donato de Giorgi, presidente dell’Ordine provinciale dei medici.

“Poiché se mettessimo ordine a questo aspetto, evitando per esempio il tampone dopo già cinque giorni dall’asintomaticità (se anche vi fosse una raccomandazione regionale o una disposizione di legge), sarebbe questa una soluzione per i cittadini? Sarebbe auspicabile dal punto di vista sanitario, senza una certezza di negatività? No. La soluzione dunque non è neppure questa. Non siamo in affanno da Covid, come un anno fa, almeno per quanto riguarda le ospedalizzazioni. Ma siamo semmai alle prese con dei rallentamenti”, prosegue De Giorgi.

Ma allora il decisore politico che cosa può fare? “Nell’urgenza del momento sarebbe opportuno disporre di altre sedi per eseguire tamponi. Il punto è che però inseguiamo sempre le emergenze, senza prevenirle, sempre presi dal darci una risposta immediata. Salvo poi ritrovarsi a stretto giro, davanti a un’altra emergenza”, conclude.

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