"Pronti a lavorare, la Asl ci chiami": l'appello di un gruppo di infermieri

Questi professionisti, entrati in una graduatoria di mobilità nel 2016, dichiarano di essere bloccati nel limbo della giustizia. E chiedono all'azienda sanitaria di poter entrare in servizio

Foto di repertorio.

LECCE - “Non troviamo infermieri neanche a pagarli a peso d'oro”: è questa la dichiarazione resa dall'assessore regionale alla Salute, Pierluigi Lopalco a La7.

Al noto epidemiologo replica un gruppo di infemieri leccesi che, al contrario, sostiene di essere disponibile a prestare servizio negli ospedali, benché bloccato nel limbo della giustizia e della burocrazia da ben 2 anni.

Questi professionisti, una trentina in tutto, rientrano in una graduatoria che risale al 2016 e fa riferimento a un bando della Asl di Lecce per la mobilità di 3 anni prima.

“La graduatoria regionale è stata smaltita completamente, mentre lo scorrimento della graduatoria extraregionale si è bloccato al numero 192”, racconta L.S, un infermiere interessato dal problema.

Cosa è successo dopo? “Una cinquantina di infermieri ha presentato ricorso al Tar nel maggio del 2018 e il tribunale amministrativo ha dato loro ragione, stabilendo che la Asl dovesse procedere con lo scorrimento della graduatoria prima di bandire un nuovo concorso – prosegue lui -. L'azienda sanitaria ha presentato, a sua volta, ricorso al Consiglio di Stato e dopo ha proposto agli infermieri ricorrenti una conciliazione, a patto che rinunciassero all'iter legale”.

“Il problema è che questi colleghi erano posizionati in basso nella graduatoria, e noi ci siamo sentiti scavalcati – aggiunge lui -. Siamo rimasti con un pugno di mosche in mano e per questo ci siamo rivolti al giudice del lavoro nel 2019”.

Venerdì 13 novembre ci sarà una nuova udienza presso il tribunale del Lavoro, forse quella definitiva, utile a sbrogliare la matassa. Intanto, però, il gruppo di infermieri in questione ha chiesto alla Asl di ricorrere alla loro professionalità e alla loro esperienza "maturata nel campo delle terapie intensive e nei Pronto soccorso".

“Ci sembra curioso che la Asl dichiari di essere sprovvista di personale da impiegare nel Dea dell'ospedale Vito Fazzi. Noi abbiamo proposto, tramite avvocati, una conciliazione e siamo in attesa di risposta. Intanto, però, l'azienda sta chiamando, con pronta disponibilità, colleghi giovani, appena laureati e senza esperienza specifica nelle terapie intesive: eppure in tempo di pandemia il background professionale, in questo settore, non è secondario”, conclude L.S.

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