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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Le esigenze della sanità locale

"Pronto soccorso del Dea, senza personale come facciamo?": la denuncia Cgil

Il segretario Polimeno, che aveva già reclamato l'attivazione, chiede di prorogare i contratti del personale, in particolare di Oss e infermieri: "Non è un mero trasferimento dal Fazzi, occorre investire sulla struttura"

LECCE - Si procede, per gradi, all'attivazione del Pronto Soccorso al Dea (Dipartimento di emergenza e attivazione) dell'ospedale Vito Fazzi. Considerate le risorse a disposizione della Asl, il primo step sarà l'attivazione dell'unità di Osservazione breve intensiva (Obi).

A reclamare l'attivazione reale della struttura era stata, pochi giorni addietro, la Funzione pubblica di Cgil Lecce che rilevava l'inadeguatezza del Pronto soccorso leccese nella gestione dei casi covid, ai quali non vengono garantiti percorsi dedicati, all'interno dell'ospedale, così da evitare che i contagi arrivino a dilagare in tutti i reparti.

C'è da rivedere la logistica, quindi, secondo il segretario Floriano Polimeno. Ma non solo: “Il Dea non può funzionare senza adeguati investimenti sul personale. La Regione Puglia deve capire che questa seconda struttura, che dispone di circa 250 posti letto, necessita di una doppia dotazione organica nei reparti. Se vogliamo riattivare l'area grigia di contenimento dei soggetti positivi, servono 100 dipendenti solo per il Pronto soccorso”.

Polimeno denuncia una situazione al limite del sostenibile: “Tra poco il reparto di Urologia sarà in ginocchio: il 31 gennaio scadranno i contratti a tempo determinato di 6 infermieri, su una dotazione di 15. Non riusciamo più a digerire le contraddizioni di una Regione che, in fase di emergenza, investe sulle strutture della Croce rossa e della Protezione civile e contemporaneamente risparmia sul personale in servizio”.

Il sindacalista spiega che il trasferimento del dipartimento di accettazione ed emergenza è iniziato lentamente da circa un mese. Ma la dotazione organica del Fazzi è rimasta invariata.

“La Regione non ci riconosce nemmeno un infermiere, un Oss o un medico aggiuntivo. Ci troviamo quindi a dover gestire la zona grigia al Dea e il Pronto soccorso del plesso centrale, e reparti (come Ortopedia e Rianimazione) divisi a metà tra le due strutture, mentre la Chirurgia è stata completamente spostata”, prosegue lui.

E il personale? “I contratti degli Oss sono i scadenza al pari di quelli degli infermieri che il 31 gennaio andranno a casa. Rispetto alla pianta organica del 2019, molti rapporti di lavoro non saranno rinnovati perché considerati in esubero”.  

Entrando nel dettaglio, a fine anno si chiuderà la partita degli operatori socio-sanitari: “A fine ottobre sono scaduti già 30 contratti; altrettanti a fine novembre e altri 80 lavoratori rischiano di interrompere definitivamente il rapporto di lavoro alla fine del 2021. Conti alla mano, dovremo fare a meno di 140 lavoratori, proprio quelli della fase pandemica. E questi professionisti non verranno rimpiazzati, fatta eccezione per l'assunzione di 15 lavoratori che sostituiranno i colleghi assenti per gravidanza o lunga malattia”, spiega l'esponente Cgil Lecce.

Quali sono le tempistiche di questo trasferimento nel Dea? “Non lo sappiamo – risponde Polimeno -. Intanto, con i contagi in aumento, il Dea viene anche utilizzato per i pazienti covid: al 4° piano sono attive sia la Pneumologia sia la Rianimazione.  Per quanto riguarda il Pronto soccorso, abbiamo già denunciato la necessità di aprire l'area grigia, in cui bloccare i casi sospetti nel Dea per evitare di contaminare il plesso centrale. Ma per fare questo ci serve il personale: i contratti vanno prorogati, diversamente occorre assumere altre persone. Il sistema è a rischio e già lo stiamo toccando con mano: abbiamo già dovuto chiudere, per una settimana, la Medicina 1 e la Medicina 4 perché il covid è entrato dai casi sospetti del Pronto soccorso; lo stesso dicasi per Cardiologia e Emodinamica”.

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