Salute

Il giudice del lavoro respinge il ricorso contro il modello dipartimentale

Si era opposto Cimo, il sindacato dei medici. Ma è stata certificata la bontà dello strumento che fu adottato da Ottavio Narracci

Foto di repertorio: Asl di Lecce

LECCE - Il giudice del lavoro di Lecce ha respinto il ricorso presentato dal sindacato dei medici Cimo contro il modello di organizzazione dipartimentale deciso dalla Asl di Lecce. Il modello è uno strumento fondamentale per le aziende sanitarie e la direzione strategica di via Miglietta, seppur con alcuni ritardi, ne aveva adottato uno.

Il modello dipartimentale era stato predisposto dagli allora direttorei Ottavio Narracci e Antonio Sanguedolce, di concerto con i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Anaao, Fassid, Veterinari.

La decisione dell’organo giurisdizionale ha quindi certificato la bontà del lavoro svolto dalla compagine sindacale e dalla direzione generale di Lecce.

Certo, come ricordano le parti sociali, la discussione sul tema non è stata sempre scorrevole e non sono mancati momenti di tensione e frizioni tra le parti.

“Tutte le sigle sindacali mediche erano però consapevoli della necessità di predisporre un modello organizzativo al passo con i tempi, rispettoso delle disposizioni normative nazionale e regionali che intanto venivano emanate”, scrivono i sindacalisti in una nota.

E ancora: “Tutte le scelte accontentano pochi e scontentano molti, ma quando queste sono fatte nell’interesse generale della collettività solo allora si può essere certi di aver perseguito il bene comune e non quello personale e di appartenenza a una sigla sindacale”.

Secondo i sindacati, però, il senso di responsabilità che molti hanno rappresentato, facendo anche rinunce dolorose, non sarebbe stato patrimonio di tutti.

Il dito è puntato contro Cimo rea, a loro dire, di essersi “sottratta alla responsabilità di decidere sul modello organizzativo”. In più, scrivono i sindacati, “con un ricorso pretestuoso e, come affermato dal giudice del lavoro infondato, Cimo ha tentato di invalidare il lavoro fatto, riportando la Asl di Lecce indietro di quattro anni, facendole mancare uno strumento necessario a garantire una migliore organizzazione e qualità dei servizi, certezza negli investimenti”.

“Le ragioni che hanno portato Cimo ad assumere tale atteggiamento ostruzionistico non sono a noi note – si legge ancora in una nota-: è certo, però, che ha determinato un ulteriore ritardo sulla strada di un ammodernamento delle nostre strutture, oltre a non consentire di soddisfare le aspettative di tanti dirigenti medici nell’attribuzione degli incarichi professionali prevista dai contratti collettivi nazionali”.

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