Domenica, 16 Maggio 2021
Salute

"Sicurezza per gli operatori del 118": ordini e sindacati vogliono l'indennità di rischio

Ancora polemiche dopo l'aggressione subita dall'infermiera Zippo. Polimeno (Cgil) e Antonazzo, presidente Ordine, sollecitano la Regione e la Asl a trovare risorse aggiuntive

Foto di repertorio

LECCE - “In questo mondo al contrario, chi presta il proprio lavoro a tutela della salute degli altri viene talvolta ripagato con maltrattamenti verbali e fisici”.

Con queste dure parole Floriano Polimeno, segretario provinciale Fp Cgil, ha commentato l’ennesima aggressione subita, il 3 settembre, da un’operatrice del 118 in servizio: Maria Giovanna Zippo, un’infermiera pestata da una paziente ubriaca che le ha provocato, con le percosse, una sospetta frattura allo zigomo e un trauma alla gamba destra.

Il sindacalista ha colto l’occasione per accendere un faro sugli alti rischi professionali che corrono i lavoratori dei Pronto soccorso regionali. Ma ancor di più coloro che operano sui mezzi mobili di soccorso.

Polimeno ricorda che il primo anello della catena del soccorso prevede la sicurezza della scena di intervento. Questa, purtroppo, è solo teoria perché nella pratica quotidiana le violenze sono sempre più frequenti.

Il problema è sotto gli occhi di tutti. “Bisogna ricordare che il servizio si svolge per strada oppure a domicilio di perfetti sconosciuti, che a volte ci si trova ad operare in condizioni estreme, in presenza di fiamme, fumo, prodotti chimici sversati, a contatto di liquidi biologici a potenziale rischio infettivo, a coordinare il traffico in attesa delle forze dell'ordine a rischio di essere travolti, mentre si soccorrono delle vittime di incidenti stradali, sotto piogge torrenziali o in giorni in cui si scioglie l'asfalto per il caldo”, scrive il referente Fp Cgil.

Il direttore generale della Asl di Lecce, Ottavio Narracci, ha assunto una presa di posizione dura e tempestiva sull’ultimo, preoccupante, episodio di cronaca. Ma, secondo il sindacalista, occorre fare di più: “Riteniamo improcrastinabile reperire risorse economiche e umane al fine di risollevare le sorti di un servizio in pieno decadimento”.

Molti sono gli esempi delle difficoltà che il 118 sta vivendo, innanzitutto a causa del numero sempre più ridotto dei medici in servizio. “Abbiamo anche postazioni di ambulanze previste con infermiere a bordo e che invece viaggiano solo con i soccorritori – aggiunge lui -. La stagione estiva è iniziata con solo 4 ambulanze su 11 previste, anche se integrate con il passare del tempo: sicuramente è l’indice di tardiva organizzazione”.

Il sindacalista chiede quindi di correre ai ripari, istituendo un tavolo aziendale urgente per affrontare e risolvere le problematiche del servizio 118. Imprescindibile poi, a suo dire, è il riconoscimento di una indennità di rischio per ripagare il sacrificio reso dagli operatori e lo stress lavorativo sopportato.

Le richieste dell'Ordine delle professioni infermieristiche

La questione dell’indennità di rischio è stata sollevata anche dal presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, Marcello Antonazzo che ha sollecitato la Regione Puglia a riconoscere l’indennità di terapia intensiva e sub-intensiva.

Gli Ordini delle provincie pugliesi hanno chiesto al governatore Emiliano il giusto riconoscimento dell’indennità al personale infermieristico operante nel Set 118 e Pronto Soccorso tramite l’erogazione di risorse aggiuntive regionali. E questo perché nel contratto collettivo nazionale 2016-2018 il personale non è equiparato alle unità operative di malattie infettive, di terapie intensive e sub-intensive (nefrologia-dialisi e sale operatorie).

E sull’episodio che ha coinvolto la collega Maria Giovanna Zippo, il presidente non ha speso parole concilianti: “Un fatto questo assolutamente deplorevole, indegno di un Paese civile”.

Al direttore Narracci il presidente ha quindi chiesto uno sforzo in più per garantire la sicurezza sul posto di lavoro.

“La prevenzione degli episodi di violenza richiede l’identificazione dei fattori di rischio per la sicurezza del personale e ponga in essere le strategie organizzative, strutturali e tecnologiche più opportune – aggiunge il Antonazzo -. Solo l’impegno comune di tutti, dalle direzioni aziendali, alle organizzazioni sindacali fino agli organi di informazione, può migliorare l’approccio al problema e assicurare un ambiente di lavoro sicuro”.

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