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Foto di repertorio

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"Sanità ai minimi termini": i sindacati chiedono l'intervento di Emiliano

"Venti anni di tagli hanno ridotto gli ospedali ai minimi termini": Cgil, Cisl e Uil si dicono preoccupati per la situazione della Asl di Lecce. E lanciano un appello alla Regione per risolvere i problemi della gestione del covid-19

LECCE - “L’alta contagiosità della variante inglese, alcune scelte irragionevoli e l’esiguità delle risorse a disposizione hanno messo in ginocchio l’attuale organizzazione dei presidi ospedalieri della provincia”: sono queste le parole dure, di accusa, spese dalle segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil.

Su tutto campeggia la forte preoccupazione “per la situazione in cui versa la Asl di Lecce”.

E, a monte di tutto, vi sarebbero i tagli alla sanità pubblica che, in venti anni, hanno ridotto il sistema sanitario ai “minimi termini”.

“La sanità è stata deprivata di posti letto e risorse umane e finanziarie, ed i piani di riordino che hanno declassato ospedali perfettamente funzionanti – scrivono i segretari Valentina Fragassi, Cgil Lecce, Ada Chirizzi, Cisl Lecce e Salvatore Giannetto, Uil Lecce -. Al contrario non sono state mantenute le promesse di garantire una migliore assistenza territoriale, che ancora non decolla, ed i Livelli essenziali dell’assistenza (Lea). La politica ossessiva di riduzione della spesa pubblica sta facendo pagare un prezzo altissimo in termini di salute collettiva. Quanto ai livelli essenziali di assistenza, basti pensare che gran parte delle cure non-Covid e dell’attività diagnostica sono ferme da mesi”.

I piani anti-covid e l’organizzazione delle unita speciali di continuità assistenziale (Usca) avrebbero dovuto alleggerire il carico di lavoro che grava sugli ospedali, ricordano i sindacalisti.

Ma cosa è successo un anno dopo?

“In assenza di decisi investimenti sulle assunzioni di personale sanitario, il risultato è sotto gli occhi di tutti – dicono loro -. Le Usca sono sovraccariche di lavoro: sono appena 8 per coprire l’intero territorio provinciale. Ogni unità è costituita da 4 infermieri e 2 medici che devono fronteggiare bacini di popolazione da 100mila abitanti ciascuno. Sono state importanti, soprattutto in una prima fase, ma non risolutive. Ora l’onda della pandemia le ha travolte: paradossalmente, non riuscendo a dare una risposta a tutti i cittadini, rischiano di acuire la preoccupazione e l’ansia nei pazienti, soprattutto in quelli più fragili e soli”.

Le Usca non sono il solo fronte aperto.

I sindacati hanno prodotto anche una disamina della situazione nei reparti: “Al 31 marzo, i posti letto della Rianimazione Covid del Dea (27) sono saturi, come pure quelli di Pneumologia del Fazzi (60), Malattie infettive al Fazzi (35) e a Galatina (32), Medicina generale (20). Non c’è più posto al Pronto soccorso Dea (dove 38 pazienti in osservazione breve intensiva sono nei corridoi in attesa di collocamento nei reparti). Proprio al Dea, il fiore all’occhiello della rete ospedaliera locale, ed a Galatina capita di avere addirittura problemi con l’erogazione dell’ossigeno, che non è sempre disponibile”.

A ciò si aggiunge la mancata proroga dei contratti agli operatori socio-sanitari scaduti ieri.

Circa 180 lavoratori sono stati collocati in ferie forzate negli ultimi 15 giorni dalla Asl su indicazione della Regione: “Non confermare il contratto a questi lavoratori precari fino alla fine della pandemia, per poi sostituirli con altri lavoratori precari, è stato un atto politicamente irrazionale”.

“Siamo consapevoli di come la Asl sia costretta a fare le nozze coi fichi secchi: sposta personale da un ospedale all’altro, da un reparto all’altro, tamponando da una parte e creando disagi dall’altra. È giunto il momento di fare scelte vere. Non possiamo aspettare il Recovery Plan per incidere su un sistema sanitario regionale che è vicino al collasso, che in particolare in questa provincia concentra tutto sul Fazzi”, aggiungono Fragassi, Chirizzi e Giannetto.

I segretari lanciano un appello ad Emiliano: “Il governatore si faccia promotore di un intervento diretto e urgente, chiaramente efficace anche in provincia di Lecce affinché ai cittadini salentini sia garantito l’accesso alle cure e che assicuri a tutti il diritto alla salute”.

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