Tute non idonee per operatori del 118. La denuncia: “Grave esposizione al contagio”

Dopo le perplessità espresse dagli operatori sanitari oggi la denuncia raccolta dal consigliere Conca. Regione e direzione della Asl corrono ai ripari. A Lecce arrivati camici supplementari

LECCE - L’emergenza nel quadro già allarmante della diffusione del contagio da Covid-19 arriva direttamente a bordo delle ambulanze del servizio del 118 e nei presidi sanitari anche salentini. Possibile? Sembrerebbe proprio di si dopo l’allarme lanciato, fin da subito, dagli operatori sanitari (in particolare a rivelare per primi l’arcano medico e caposala del 118 di Copertino) in prima linea nel trasporto e nell’assistenza primaria ai pazienti e in particolare a coloro che presentato sintomi, anche solo sovrapponibili al virus. Mentre la Regione e le direzioni generali delle Asl territoriali sono già attive per sopperire alle gravi carenze lamentate, anche il consigliere regionale Mario Conca nella giornata di oggi ha sollevato il problema confermando il rischio non solo ventilato. “Il contagio del coronavirus si propaga con il 118, sembra assurdo ma è tutto vero. Il fiore all'occhiello del servizio sanitario regionale espone gli operatori, e noi tutti, ad un rischio incontrollato e incontrollabile. Un fatto gravissimo” il grido dall’allarme del consigliere attualmente transitato nel gruppo misto dopo l’esperienza penta stellati.

All’attenzione del consigliere regionale sono arrivate le segnalazioni che sono partite con somma preoccupazione dalla postazione del 118 di Copertino e che riguardano tutto il servizio di emergenza del territorio regionale e di cui si sono fatti carico anche il direttore del 118, Maurizio Scardia e il direttore generale della Asl, Rodolfo Rollo. Dal vivo racconto reso dagli operatori del 118 della Asl leccese, che sono per questo  molto allarmati mentre continuano il loro infaticabile lavoro quotidiano e notturno, è emerso che le tute protettive per il personale medico e paramedico fornite in prima istanza non sarebbero risultate idonee e a prevenire il contagio biologico. E non sarebbe solo un timore ipotizzato. I dispositivi di protezione individuale fornite, in questo caso le tute Microtex BC16-356 con grado di protezione 5 e 6 (schizzi e polveri), non sono quelle più adatte ad arginare possibili contagi. Quelle ritenute idonee, secondo le stesse ditte produttrici che a loro volta importano le dotazioni, sono quelle con codice BC26-356 con gradi di protezione 4, 5 e 6 (per rischio biologico, schizzi e polveri). Interpellata dal medico del 118 di Copertino la ditta venditrice, che peraltro importa il prodotto dall'estero, ha dichiarato inequivocabilmente e via mail, che quelle tute non sono in grado di tutelare gli operatori del 118 dal Covid-19.

“Mancano dispositivi di protezione individuale idonei e si rischia di chiudere le postazioni mettendo a repentaglio la funzionalità di interi ospedali e l'incolumità di medici, infermieri, autisti, soccorritori, ausiliari” accusa il consigliere Conca che ha preso atto di quanto lamentato dagli operatori, “e questi diventano vettori inconsapevoli, se asintomatici, per le loro famiglie e la società civile. Questo avviene a Lecce, e anche a Brindisi, ma ho ragione di ritenere che la problematica abbia carattere regionale”. Un problema serio in più accanto agli annunci di approvvigionamenti di mascherine Ffp3, le uniche sicure contro i virus, che sono introvabili quasi ovunque.

Una soluzione provvisoria è già stata adottata a Lecce e provincia, ad esempio, in attesa di avere in dotazione dispositivi idonei: è stato consigliato, con avvisi affissi nelle postazioni, di indossare camici chirurgici dotati di prevenzione da rischio biologico sopra le tute sprovviste di categoria 4, tenendo comunque sempre in considerazione che i camici non danno protezione integrale, in quanto sprovvisti di cappuccio con lunghezza fino al ginocchio. Tra ieri e oggi le postazioni del 118 sono state rifornite dei camici chirurgici con rinforzo impervio da utilizzare in abbinamento con le tute di protezione individuale.   

“Questa mattina ho avvertito il direttore generale di Lecce, Rodolfo Rollo, e il direttore della Asl di Brindisi, il capo dipartimento della Sanità, Montanaro e il presidente Emiliano, oltre ad alcuni direttori di centrali operative” conclude il consigliere Conca, “al momento non ho ricevuto nessun riscontro o rassicurazione. Ho verificato personalmente la documentazione e la scheda tecnica e, purtroppo, come ha cristallizzato la ditta fornitrice, non ci sono scorte perché importate e quelle in uso non sono assolutamente idonee. Non sono per nulla tranquillo ed è mio dovere informare tutti”.

Ieri l’annuncio della Regione: prenotati 500mila dispositivi

In stretta relazione con il caso tute “inadatte” la Regione Puglia già ieri ha fatto sapere con una nota ufficiale di aver attivato un coordinamento centrale per la gestione degli acquisti e delle scorte dei dispositivi di protezione individuale incaricando la Asl di Bari di attivare tutte le procedure per le forniture necessarie. La direzione della Asl ha richiesto alle ditte produttrici la fornitura di 500mila dispositivi di protezione individuale (Dpi) necessari per far fronte alle esigenze del sistema sanitario regionale, tutelare gli operatori dall'esposizione a rischio biologico e fronteggiare l'epidemia da Covid-19, come previsto dalle normative vigenti. L?autorità sanitaria ha predisposto l'ordine in attesa che diventino pienamente operative le forniture della protezione civile acquistate attraverso il sistema Consip.

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Già da oggi, a quanto riferito, è stata distribuita a tutte le aziende sanitarie della Regione una prima tranche delle dotazione, circa 20mila pezzi. I dispositivi vengono assegnati esclusivamente in via prioritaria alle figure professionali esposte a rischio biologico, ossia agli operatori di 118 e pronto soccorso, e al personale dei reparti di malattie infettive, anestesia e rianimazione, pneumologia e medicina interna.

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