"Uso distorto del trasporto secondario dei pazienti": Fp Cgil chiede conto all'Asl

"Pazienti trasferiti su mezzi di ditte esterne": il sindacato paventa un presunto danno erariale e lamenta condizioni "non dignitose" per gli utenti

Foto di repertorio.

LECCE – Non sempre, quando si chiama un'ambulanza, procede tutto regolarmente. Almeno questo è quanto sostiene la Fp Cgil di Lecce che è insorta per denunciare un presunto “utilizzo distorto” delle modalità di trasporto secondario e del trasferimento dei pazienti dismessi dal Vito Fazzi.

La questione è arrivata sui tavoli della Regione Puglia e dei vertici della Asl grazie ad una lettera firmata dal segretario Floriano Polimeno che non solo denuncia “il fenomeno della chiamata diretta, ossia dell’affidamento just-in-time ad aziende esterne alla Asl e forse prive di convenzioni”, ma arriva anche a paventare un ipotetico danno erariale.

“Siamo venuti a conoscenza che nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, in relazione ai trasporti secondari e in particolare per le lunghe percorrenze (trasferimento di pazienti fuori regione o in altre strutture della provincia), ci si affida a ditte esterne con probabili chiamate dirette. Tali aziende o associazioni potrebbero essere prive di specifiche convenzioni, nonostante il presidio ospedaliero sia dotato di idonei automezzi e di un adeguato organico di autisti”, si legge in una nota diffusa dal sindacato.

Il timore di Fp Cgil è che il ricorso a questa tipologia di “affidamento” del servizio possa “comportare un impegno di risorse economiche che gravano negativamente sul bilancio della Asl, incrementando i costi per beni e servizi, con probabile danno erariale: un’eventualità che non possiamo permetterci in una congiuntura regionale in cui l’indicatore della spesa su beni e servizi risulta fuori controllo, con conseguenti ripercussioni negative sulle possibilità di assunzioni o stabilizzazione di personale”.

Ma c'è dell'altro. Il sindacato segnala anche un'altra presunta anomalia organizzativa relativamente al trasporto di pazienti dimessi dall'ospedale di Lecce con protocolli di dimissione protetta.

“Nonostante i protocolli siano ben codificati dalla Regione, le modalità di dimissioni adottate a Lecce sembrano risultare pericolose, in quanto avverrebbero con il coinvolgimento di ditte o società private con scarsa dotazione strumentale – scrive ancora Polimeno-. Pare che i pazienti vengano dimessi e trasportati in barella ma su furgoni non idonei. Addirittura in alcuni casi sono dimessi anche senza barella, posizionati direttamente su sedie a rotelle e talvolta senza l’assistenza di personale sanitario".

Il segretario ricorda che proprio il decreto ministeriale 70 del 2015 impone alle strutture come obiettivo primario ‘il miglior esito clinico per i pazienti’, che in questo caso risulterebbe non centrato: "Il modus operandi che abbiamo descritto svilisce le professionalità interne alla Asl e non tutela adeguatamente i pazienti”.
 
Sulla scorta di queste notizie, la Fp-Cgil chiede un immediato incontro alla Asl per discutere nel merito la questione e cercare di trovare una soluzione adeguata.

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