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Ex Principe Umberto: un bene architettonico dal quale il personale universitario va via

Parte dell'amministrazione sta traslocando dall'edificio di viale Gallipoli: alcuni locali sono in condizioni critiche. Che ne sarà ora dell'immobile acquistato per 7 milioni di euro?

L'ex sede universitaria.

LECCE – Scatoloni alla mano, è iniziato il trasloco del personale tecnico amministrativo che, dagli uffici dell’ex Principe Umberto, troverà posto negli spazi di un altro immobile universitario. Ovvero nell’edificio 2 del complesso ex Sperimentale Tabacchi che pare finalmente pronto ad accogliere la gran parte dei lavoratori. Il trasloco dal complesso  di viale Gallipoli, più volte rimandato negli anni, ha il sapore di un’odissea. Da lì, stando alle segnalazioni dei sindacati e dai sopralluoghi effettuati negli anni, i dipendenti se ne sarebbero dovuti andare per lasciare campo libero agli operai.

La ristrutturazione dell’edificio, bene culturale sottoposto a tutela dal ministero dei Beni e delle Attività culturali, è sempre apparsa necessaria a causa delle criticità documentate nel tempo: dalle infiltrazioni ai problemi di salubrità ambientale, dall’umidità nelle volte e nei pavimenti alle crepe nelle murature, fino al degrado delle facciate.

Alcuni locali del complesso immobiliare apparivano, quindi, inadeguati all’esercizio delle attività lavorative. Particolarmente critica, nel corso degli anni, è risultata la situazione degli interrati e dello stenditoio, ovvero di un locale posto al 2° piano il cui accesso è stato inibito a chiunque, eccetto gli autorizzati che erano comunque tenuti ad indossare il casco di protezione. crepe biblioteca-2

L’amministrazione universitaria, preso atto della situazione, nel tempo ha disposto diversi interventi di manutenzione di tipo edilizio. Nel 2016, dopo il sopralluogo del servizio di Prevenzione e Protezione dell’ateneo che aveva rilevato numerose criticità, tra le quali anche la presenza di barriere architettoniche, si decise di concerto con il rettore di far abbandonare l’edificio. Questo in attesa di una sua ristrutturazione e di un suo adeguamento a tutte le norme.

Un gruppo di lavoro costituito nel luglio dello stesso anno dallo stesso rettore e dal direttore generale dell’ateneo confermò l’esistenza di questi problemi. Ma la chiusura dell’ex Istituto Principe Umberto è slittata mese dopo mese anche perché i locali dell’ex Istituto Sperimentale Tabacchi non risultavano ancora pronti ad accogliere il dipendenti dell'ateneo.

Ora i lavoratori dell’amministrazione centrale universitaria, a scaglioni, si stanno avviando al trasloco definitivo. Alcuni dipendenti rimarranno nel nuovo lotto adiacente al complesso ex Principe Umberto, ristrutturato con fondi del Provveditorato interregionale per le Opere pubbliche che furono integrati con altri 319 mila euro stanziati dall’ateneo per garantirne la piena funzionalità.

Stando a fonti interne all’ateneo, dovrebbero rimanere nello stabile di viale Gallipoli una quindicina circa di dipendenti che, però, sperano di spostarsi altrove. Rimane da capire, quindi, quale sarà la sorte del complesso immobiliare che nel 2009 l’Università acquisto dal Comune di Lecce, sborsando 7 milioni di euro più 2 milioni di euro di affitti arretrati.

Per l’alienazione del bene, la Soprintendenza aveva posto condizioni sul recupero dell’immobile e fruizione anche a scopi culturali e turistici, prevedendo delle visite culturali. Una decina di anni dopo l’edificio non appare, però, in forma smagliante. crepe 2-2

Il suo recupero potrebbe rientrare negli interventi da finanziare con i fondi del Piano per il Sud: 49 milioni di euro da impiegare anche in misure di riqualificazione edilizia che l’amministrazione può rimodulare, rispetto alle previsioni iniziali, presentando una versione aggiornata dell’analisi costi-benefici.

Qual è quindi il destino dell’edificio? Sarà dismesso completamente? Sarà riqualificato? Oppure sarà venduto o concesso in comodato d’uso ad un altro ente?

La dismissione dell’ex Principe Umberto equivarrebbe, però, all’abbandono di un bene di grande rilevanza storico-architettonica. E non solo. Non è da sottovalutare neppure la sua potenzialità ricettiva che potrebbe accogliere (stando ad una vecchia stima) fino a circa 300 unità di personale. Così come la sua collocazione in una posizione centrale e strategica del tessuto urbano cittadino sarebbe un punto di vantaggio non trascurabile nel portafoglio dei programmi edilizi dell’ateneo salentino.

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