"I Fondi ci sono ma UniSalento si deve sbrigare": Cobas denuncia ennesimi ritardi

Il sindacato tira le orecchie all'amministrazione: "Nominare i Rup per i progetti: non possiamo rischiare di perdere, nuovamente, 49 milioni di euro utili a rimodernare il patrimonio immobiliare"

Foto di repertorio: la sede del Rettorato

LECCE - “Se non ci diamo una mossa rischieremo di perdere, ancora una volta, i fondi del Piano per il Sud”: il monito reca la firma di Dino De Pascali, rappresentante dei Cobas Lecce ed è indirizzato all’amministrazione universitaria che può beneficiare di 49 milioni di euro per rimodernare, tra le altre cose, il patrimonio edilizio.

E a giudicare dalla fatiscenza di alcune strutture, ben visibile sin dalla facciata esterna, UniSalento pare averne urgente bisogno.

Queste risorse, che non sono poche, sono comunque la rimanenza dei 70 milioni di euro che l’Università del Salento non riuscì ad aggiudicarsi nel 2016. La causa? Lungaggini burocratiche.

Più precisamente, ricorda il sindacalista, non si centrò l’obiettivo di stipulare le obbligazioni giuridicamente vincolati (Ogv) entro il termine del 31 dicembre 2015. Neppure la proroga di un anno giunse in soccorso all’amministrazione universitaria.

Quelle risorse non sono completamente evaporate e sono tornate nella disponibilità di UniSalento, seppur decurtate, in virtù dell’intesa raggiunta a Roma tra la ministra al ramo, Barbara Lezzi e la Regione Puglia.

Tempus fugit però, come ha ricordato la stessa ministra in occasione di un Forum organizzato dall’Ordine degli Ingegneri: l’Università del Salento pare non abbia ancora effettuato la programmazione di spesa dei fondi, di cui alla delibera Cipe 78/2011 (ovvero il Piano per il Sud).            

E sono trascorsi già due mesi dalla nota con cui la Regione Puglia ha chiesto all’ateneo un riscontro “celere” in merito allo stato procedurale di ciascun intervento e i tempi di attuazione.

Gli immobili di UniSalento da ristrutturare

“L’università dispone di 49 milioni di euro già stanziati e della possibilità di rimodulare gli interventi originariamente programmati – ha chiosato il sindacalista -. Risorse che sarebbe prioritario spendere per gli interventi di manutenzione e riqualificazione del patrimonio immobiliare".

"Vi sono edifici che versano in condizioni di pericolo - ha aggiunto-: è il caso l’ex "Inapli" che fa i conti con seri problemi strutturali e dell’edificio "Stecca", sede di Ingegneria ad Ecotekne, dove si è già verificato un allagamento dei locali, conseguente alla rottura delle tubazioni, che ha interessato la centralina elettrica”.

La storia dell'edificio “Principe Umberto” merita, poi, un capitolo a parte: “Questo palazzo rimarrà vuoto perché il personale è destinato a trasferirsi negli uffici dello "Sperimentale Tabacchi". Dovevamo trasferirci già nel 2016 ma la data del trasloco è slittata. Intanto, però, facciamo i conti con il radon e l’umidità delle stanze”, ha denunciato De Pascalis.

La situazione, a suo avviso, è paradossale: “L’amministrazione ha speso 7 milioni di euro per acquistare un edificio che diventerà una cattedrale nel deserto. Il primo piano si è già svuotato e non esistono, al momento, impegni di spesa per la sua ristrutturazione”.

Le priorità di intervento per Cobas sono chiare: riqualificare gli edifici esistenti, stilando progetti mirati e individuando immediatamente i responsabili unici di progetto. “I Rup devono coordinare ed assumere la responsabilità degli stessi interventi, oltre che distribuire i vari incarichi di progettazione ai tecnici interni, secondo le necessità del caso”.            

Serve, quindi, un’accelerata: “Sarebbe davvero grave perseverare nei ritardi accumulatisi in passato e nella disorganizzazione, mettendo nuovamente a rischio i fondi. Né potremmo ancora giustificare il ricorso a professionisti esterni senza una seria pianificazione ed il coordinamento degli interventi”, ha proseguito l'esponente Cobas. 

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Lo stesso rettore Vincenzo Zara, nel corso di una seduta del Consiglio d’amministrazione, aveva aperto una finestra sulla possibilità di destinare una quota dei 49 milioni di euro per la manutenzione degli edifici che presentano maggiori criticità. Al netto, però, della convenienza economica dell’ateneo. L’amministrazione dovrà quindi ripresentare l’analisi costi-benefici dalla quale si evinca l’economicità delle manutenzioni rispetto alla costruzione di nuovi edifici.

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