Il ministero assegna nuovi posti per ricercatori: 19 andranno a Unisalento

Secondo Cobas l'ateneo non dovrebbe sprecare le opportunità aperte dal Piano di reclutamento straordinario per ricercatori di tipo b: "Finalmente si può dare una risposta ai tanti precari"

Foto di repertorio: il Rettorato di Lecce

LECCE - “Un'opportunità interessante che l'ateneo salentino non può e non deve sprecare”: con queste parole il sindacato Cobas esorta l'amministrazione di Unisalento a sfruttare al meglio le occasioni di reclutamento dei ricercatori aperte dal piano straordinario del governo.

Sul piatto ci sono circa 5mila nuovi posti di ricercatore di tipo B, istituiti con il decreto ministeriale del 14 maggio. Il ministro Geatano Manfredi, nel dettaglio, ha stabilito di finanziare mille 607 posti a tempo determinato assegnandone 19 a Unisalento, quindi uno in più rispetto allo scorso anno.

A questi si aggiungono altri 3mila posti di “ricercatore senior” (a tempo determinato di tipo B) già finanziati, che saranno banditi su scala nazionale con successivi decreti.

“La figura del ricercatore di tipo B è l'unica che consente alle nuove generazioni di entrare nelle Università in modo definitivo”, ricorda il sindacato che considera questi provvedimenti “una chance per chi rischia di essere espulso dal sistema, nonostante un lungo percorso alle spalle e il riconoscimento sul piano scientifico sancito dal conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale”.

"Il ministro Manfredi, d’intesa con il presidente Conte, ha avviato il più consistente investimento in reclutamento universitario degli ultimi 10 anni. I criteri di assegnazione delle risorse ai singoli atenei sono variati. È cresciuto il peso degli studenti iscritti entro il primo anno fuori corso e del numero di borse di dottorato del XXXIV ciclo: 700 posti in totale, 7,3944 per l’Università del Salento”; scrive Cobas.

Il sindacato nota anche che è diminuito leggermente il valore della Vqr 2011-2014 (2,6942 per Unisalento) e dei ricercatori di tipo b con abilitazione in servizio nel 2019 (1,5877 sempre per l’Università del Salento).

Per Cobas Unisalento si tratta di un'ottima notizia: “Da anni poniamo al centro del dibattito pubblico il problema della precarietà cui la riforma Gelmini ha costretto le nuove generazioni di studiosi. Una legge che consideriamo iniqua ed estremamente dannosa per il sistema universitario pubblico e che ricorderemo sempre come la peggiore riforma in questo settore nevralgico”.

“I 5mila nuovi posti possono essere finalmente una risposta per tanti precari della ricerca universitaria, che hanno prodotto e lavorato a totale beneficio dei loro atenei e che spesso non hanno visto riconosciuto il loro lavoro”, commenta il sindacato che esorta quindi Unisalento a compiere una scelta importante per il territorio e a "non perdere competenze su cui sono già state investite cospicue risorse".

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Cobas, infine, ritiene che l'ateneo dovrebbe rivolgere anche “una certa attenzione a quei tecnici di laboratorio, già in possesso di abilitazione alla fascia di professore associato, che hanno raggiunto livelli di valutazione eccellenti e grazie al cui lavoro l'università ha potuto raggiungere importanti obiettivi di ricerca scientifica”.

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