Poche risorse e atenei penalizzati: Cobas chiede aiuto al ministro Lezzi

Il sindacato ha scritto una lettera aperta alla parlamentare 5 stelle chiedendo finanziamenti e "dignità" per i lavoratori: ricercatori e personale tecnico in primis

In foto: Barbara Lezzi

LECCE - Il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, era attesa ieri in occasione dell’inaugurazione dei nuovi corsi di laurea di UniSalento.

La sua partecipazione è però saltata per via di impegni istituzionali, ma i Cobas hanno inviato all’indirizzo della parlamentare 5 stelle una lettera aperta che fa il punto sullo stato del sistema universitario nazionale e locale. Chiedendo un suo intervento per risolvere le numerose criticità, a cominciare dalla grave carenza di risorse finanziarie per poi passare al fenomeno del precariato della ricerca.

L’Italia, ricorda il sindacato, è il Paese che utilizza meno risorse in istruzione e in particolare nell'istruzione universitaria, in quanto la spesa corrisponde allo 0,3 percento del Pil, a fronte dello 0,8 percento della media Ue.

“Questa grave carenza di risorse si avverte in maniera ancora più rilevante nelle Università, come la nostra, che ricadono in un territorio economicamente svantaggiato e meno sviluppato”, scrivono i Cobas.

“Lo Stato dovrebbe invece assicurare a tutti gli atenei un finanziamento adeguato al loro funzionamento perché è da questo sistema che dipende lo sviluppo economico, culturale e sociale del Paese – si legge ancora -. Ci si attende che il governo del cambiamento voglia davvero invertire la rotta degli ultimi anni incrementando le risorse finanziarie da destinare alla formazione e alla ricerca”.

Cobas batte il tasto, poi, sul secondo impegno elettorale del M5S relativo al contrasto del precariato: “Alcune misure appaiono ormai urgenti ed ineludibili perché nel nostro ateneo centinaia di lavoratori precari della ricerca, terminato l’iter previsto dalla legge Gelmini, corrono il rischio di dover emigrare a causa della mancanza di risorse economiche adeguate e per la quasi totale assenza di turnover e di chances di stabilizzazione”.

Come dire, le università italiane invecchiano sempre più e i giovani cervelli fanno fortuna altrove.

“Le università meridionali hanno bisogno di un’inversione di tendenza, occorre modificare la legge Gelmini ed introdurre il ruolo unico della docenza universitaria. Risulta pertanto condivisibile l’impegno del Movimento ad abrogare la figura del ricercatore a tempo determinato e reintrodurre quella a tempo indeterminato. Nel contratto di governo non sembra esservi traccia di tale impegno”, scrive ancora il sindacato di base.

Cobas chiedono alla ministra di mettere fine anche all’inaccettabile disparità di trattamento tra ricercatori universitari e ricercatori degli enti di ricerca, sancita dalla legge Madia.

Una menzione speciale spetta poi ai ricercatori a tempo determinato finanziati dalla Regione Puglia: “Circa 40 lavoratori che chiedono a buon diritto la proroga biennale prevista dalla normativa vigente. Qualora la Regione Puglia optasse per nuovi bandi triennali, contribuirebbe soltanto a creare ulteriore precariato, tradendo lo spirito originario della misura “FutureInResearch (Fir)”, ossia favorire il ricambio generazionale promuovendo anche lo sviluppo del territorio”.

Una particolare attenzione, infine, va posta sulla condizione di vita e di lavoro del personale tecnico amministrativo e dei lettori di madrelingua: “I primi hanno retribuzioni che sfiorano la soglia di povertà, tra i più bassi del pubblico impiego, e recentemente, dopo nove lunghi anni, hanno subìto un rinnovo contrattuale indegno, frutto del consociativismo e finalizzato unicamente al perseguimento di un consenso elettorale per fortuna non conseguito”.

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Anche in questo caso, quindi, occorre “ridare dignità” ai lavoratori, fornendo loro finalmente un nuovo ordinamento professionale che valorizzi le competenze acquisite e garantisca, insieme ad altri strumenti giuridici, le legittime aspirazioni di carriera.

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