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Un minore su quattro vive in povertà relativa. L'allarme di Save the children

Per quanto riguarda i servizi scolastici (tempo pieno) a Lecce ne usufruisce solo il 19 percento dei bambini, il 15, 2 a Bari. Anche per le mense scolastiche le disparità si notano: a Lecce la percentuale è del 18,2

LECCE – Non è un Paese per giovani. Ma soprattutto per bambini. La fotografia scattata da Save the children immortala l'Italia come una nazione che invecchia sotto il peso del mancato ricambio generazionale. Nell'arco di 15 anni si contano 600mila minori in meno.

E come se non bastasse, si è allargata la forbice delle diseguaglianze sociali: il 29,2 percento dei minori vive in condizioni di povertà relativa poiché non dispone dello stretto necessario per condurre un'esistenza dignitosa. Solo un bambino su 10, poi, usufruisce degli asili nido. E proprio l'accesso ai servizi scolastici, come la mensa e il tempo pieno, basta a disegnare una mappa con significative differenze tra le varie province.

Questi sono i dati che l'organizzazione ha reso noti nel corso della XII edizione dell'Atlante dell'infanzia a rischio. L'indagine si è tradotta in una severa denuncia: le ampie diseguaglianze economiche, sociali e geografiche in cui vivono i minori (con dati regionali e provinciali) mettono a rischio il loro futuro.

Secondo il rapporto dal titolo “Il futuro è già qui” vi è una intera generazione su cui non si è investito a sufficienza e, che, a causa della pandemia da Covid-19, ha perso mesi di scuola, ha sofferto l’isolamento e la perdita di relazioni. Urgono, quindi, risposte concrete.

I dati in Puglia e a Lecce

La curva demografica ha invertito la sua rotta anche in Puglia dove, peraltro, circa 1 un minore su 4 vive in condizioni di povertà relativa. I ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano rappresentano il 15,6 percento della popolazione. I giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non si formano raggiungono la percentuale del 29,4 percento. In entrambi i casi, si tratta di percentuali leggermente superiori alla media nazionale, ma molto lontane da quelle europee.

E ancora: solo il 9 percento usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni, un dato di gran lunga inferiore a quello della media nazionale. La spesa media pro capite (per ogni bambino sotto i 3 anni) dei Comuni della regione, per la prima infanzia è di 408 euro ciascuno: poca cosa se paragonati ai di 2mila 481 euro di Trento.

Per quanto riguarda i servizi scolastici (tempo pieno) a Lecce ne usufruisce solo il 19 percento dei bambini; il 15, 2 a Bari.  Anche per le mense scolastiche, le disparità si notano: a Lecce la percentuale è del 18,2 e a Bari del 16, a fronte di una media nazionale del 56,1 percento.

Cali di apprendimento e divari sono evidenti nell’analisi degli ultimi test Invalsi, su cui pesano fortemente i mesi di chiusura degli istituti durante i vari lockdown. La dispersione implicita, ovvero il mancato raggiungimento del livello sufficiente in tutte le prove, in Italia è in media del 10 percento nell’ultimo anno delle scuole superiori. In Puglia, tutte le province segnano uno 0 percento nella dispersione implicita.

I dati Invalsi hanno, inoltre, certificato che, se la crisi complessivamente ha colpito tutti gli studenti, i più svantaggiati hanno subito le conseguenze maggiori.

Secondo Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children, siamo di fronte a un futuro incerto dovuto sia alla crisi economica ed educativa, sia alla miopia politica: “Ascoltare le istanze di bambini e ragazzi è un imperativo: dobbiamo renderli protagonisti del cambiamento. I fondi dedicati alla Next generation sono risorse importanti che possono trasformare le parole in realtà”.

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