Summer School e assegni per la ricerca: la Regione punta sul diritto allo studio

Il governo pugliese ha finanziato le borse per i ragazzi dell'Its, 15 assegni di ricerca, un progetto per il stranieri e i master da attivare negli atenei fino al 2020

In foto: l'assessore Leo insieme ai dirigenti Adisu Puglia

LECCE - La Regione Puglia allenta i cordoni della borsa per sostenere il diritto allo studio. Dopo aver centrato il primo importante obiettivo, assicurando la copertura al 100 percento delle borse di studio per gli aventi diritto, il governo pugliese ha introdotto un'altra novità: è infatti pronto anche il bando di concorso per le borse di studio da destinare ai ragazzi degli Istituti tecnici superiori, Its.

Ma c'è di più, come hanno spiegato oggi in conferenza stampa l'assessore all'Istruzione, Sebastiano Leo,  Alessandro Cataldo, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Adisu Puglia e il direttore generale Gavino Nuzzo, insieme a Maria Raffaella Lamacchia, dirigente regionale della Sezione Istruzione e Università.

Si parte dai dati: la domanda per le borse di studio è aumentata del 12 percento nel 2019, un numero legato alla migliore pubblicità delle opportunità offerte alle famiglie meno danarose. Nell'arco di 4 anni, poi, sono state erogate 58 mila 480 borse di studio.

Le principali novità sono firmate dall'Adisu Puglia che, nel 2019, ha finanziato con 740 mila euro 15 assegni di ricerca, validi per 2 anni, destinati ai giovani laureati da impiegare nelle istituzioni universitarie e presso le strutture regionali.

L'agenzia regionale ha anche incassato 150 mila euro da impiegare per la realizzazione di servizi sperimentali destinati ai ragazzi diversamente abili, allo scopo di migliorarne la qualità della vita, promuovendo la socializzazione, lo sport, l'arte e altre attività da svolgere in autonomia.

Agli studenti stranieri che hanno scelto la Puglia come sede per i propri corsi e master universitari è destinato, invece, il progetto “Welcome in Puglia for masters students”, costato 259 mila 818 euro. Questa somma servirà a finanziare specifici servizi di accoglienza e orientamento.

L'iniziativa più importante è probabilmente però quella che riguarda la realizzazione delle Summer School nel biennio 2019/2020, promosse dalle università pugliesi, che prenderanno il via alla fine di luglio e per le quali la Regione ha speso 312 mila euro.

Il governo punta anche a sfruttare il cofinanziamento statale, reso possibile dalle legge 338 del 2000, per rimettere a norma gli edifici e consentire sia l’abbattimento delle barriere architettoniche sia gli interventi di manutenzione straordinaria, fino alla costruzione di strutture ex novo.

“Le Summer School hanno visto una grade partecipazione di tutte le università pugliesi che hanno colto  l'occasione per uscire fuori dai propri confini, coinvolgendo direttamente i ragazzi e le imprese e realizzando, così, la terza missione degli atenei – ha commentato l'assessore Leo -. Le altre misure sono altrettanto interessanti perché supportano il sistema universitario pugliese che mira a diventare un'eccellenza in Italia: il nostro obiettivo è quello di mettere tutti gli studenti nelle medesime condizioni di partenza e renderli competitivi nel contesto europeo. Siamo fieri di aver realizzato risultati così importanti”.

Le polemiche per la mancanza di alloggi universitari

Al netto della soddisfazione generale, espressa anche dai dirigenti di Adisu Puglia, non sono però mancate le polemiche. Rimane ancora da sciogliere il nodo degli alloggi universitari gratuiti o a prezzi modici che a Lecce mancano quasi del tutto.

“Esiste una falla aperta nel diritto allo studio dovuta alla carenza degli alloggi – ha commentato, con rammarico, Lorenzo D'Amico di Studenti Indipendenti -. In origine abbiamo storto il naso di fronte alla misura tampone dello studentato diffuso e siamo convinti che la situazione sarà destinata a peggiorare con l'apertura dei nuovi corsi di laurea”.

Marco Cataldo non ha negato l'esistenza del problema, precisando, però, che la realizzazione della Casa dello studente a Monteroni avrebbe comportato costi di gestione troppo alti per una capienza di appena 25 posti letto autorizzati.

“Non aveva senso insistere su quel progetto che sarebbe costato 160 mila euro, per questo abbiamo avviato le procedure per trovare un altro immobile in disuso, idoneo per la realizzazione di una Casa dello studente -ha spiegato -. Adisu ha già identificato alcune strutture, di proprietà della Regione, adatte allo scopo e da ristrutturare. Intanto, però, ci siamo attivati per trovare posti letto presso strutture private da destinare immediatamente agli studenti che ne hanno diritto.

“Si tratta di una soluzione tampone, in attesa di poter usufruire di una vera e propria Casa dello studente”, ha concluso il consigliere Adisu.

"Accogliamo con piacere l’impegno preso nell’iniziare un progetto a medio-lungo termine volto a trovare una nuova struttura che possa accogliere gli studenti ad oggi tagliati fuori dalle residenze universitarie, con l’auspicio che la suddetta non rimanga soltanto una promessa in vista delle elezioni regionali del prossimo anno", ha commentato Matteo Letizia di Focus Studenti.

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