Trasporto pubblico a rischio per il Covid: i risultati di un'indagine universitaria

Al report, stilato su scala nazionale, ha partecipato anche Unisalento. Il calo potrebbe raggiungere il 10 percento nell'ipotesi più pessimistica dei contagi; utenti disposti a usare il mezzo privato

Foto di repertorio

LECCE – Il trasporto pubblico potrebbe subire una brutta battuta d’arresto nel caso di una seconda ondata della pandemia da Covid-19. Le persone, infatti, potrebbero scegliere di spostarsi utilizzando i mezzi privati onde evitare i rischi di un contagio. Addirittura un utente su tre sarebbe pronto ad abbandonare bus e metro, stando al risultato di un report realizzato dalla Rus - Rete delle università per lo sviluppo sostenibile, cui ha partecipato anche Unisalento.

Del gruppo di lavoro fanno parte i docenti salentini Maria Antonietta Aiello, Alberto Basset e Gianpaolo Ghiani che hanno dichiarato: “Metteremo a disposizione della governance di ateneo anche i dati locali, nella convinzione che le informazioni raccolte saranno preziose per contribuire a coordinare al meglio le esigenze degli studenti e del personale con l’accessibilità alle sedi universitarie”.

L’indagine è iniziata nel mese di luglio su un campione di 85mila persone che rappresentano la comunità accademica ed è tuttora in corso in alcune università. Gli studenti, i docenti e il personale tecnico-amministrativo di 44 atenei italiani (cui si aggiungeranno i risultati di altre 13 università) hanno compilato un questionario che ipotizzava due scenari: virus debellato e contagi ridotti; virus pericoloso e contagi attivi, seppur rallentati. 

Il report ha previsto che, nella maggioranza dei casi, coloro che si recavano in università a piedi e in bicicletta continueranno a farlo. I cambiamenti più significativi si avranno, quindi, tra gli utenti del trasporto collettivo: nello scenario più critico circa il 20 per cento degli utenti del trasporto pubblico cambierà abitudini, passando all’uso dell’auto propria nel 13 per cento dei casi e alla mobilità attiva nel 6 per cento.

Più nel dettaglio, il 66 per cento delle persone continuerà a recarsi in università se il rischio sanitario sarà minimo. Ma, se il virus tornasse ad aggredire come nei mesi più caldi del lockdown, il 61 per cento delle persone intervistate si recherebbe nel proprio ateneo solo quando strettamente necessario.  La percezione del rischio è molto sentita e non sono state rilevate differenze significative all’interno del Paese.

Il trasporto pubblico è il mezzo che subirà il maggior calo in termini percentuali, probabilmente anche a causa del ridotto coefficiente di riempimento dei mezzi imposto dai provvedimenti governativi: 60 per cento dello spazio a disposizione al momento della rilevazione, attualmente innalzato all’80 per cento. 

Tuttavia, secondo le previsioni, in uno scenario di ridotto rischio sanitario, la domanda verso il trasporto pubblico si ridurebbe di soli quattro punti percentuali; il calo diventerebbe più significativo (-10 per cento) nello scenario più pessimistico. 

In termini relativi, la quota che userà l’auto si incrementa di più al Nord, in partenza più bassa grazie a servizi di trasporto pubblico più capillari e frequenti, ma anche perché qui la crisi sanitaria è stata più drammatica.

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“È su queste quote che le politiche di mobilità devono e possono incidere – ha commentato Matteo Colleoni, coordinatore del gruppo di lavoro - sia incentivando un più ampio ricorso alla mobilità attiva, che limitando, con adeguate misure di aumento dell’offerta e gestione dei mezzi, l’abbandono del trasporto pubblico”.

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