"Una sola mensa durante l'emergenza e lunghe code": Udu rincara la polemica

"All'inizio del nuovo anno non è stata prevista la riapertura immediata di tutte le mense ma l'unica attiva dal 1° settembre è stata quella di via Adriatica": la replica del sindacato ad Adisu

Foto di repertorio

LECCE – “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria è stato garantito, per pranzo e cena, il servizio di ristorazione presso la mensa di via Adriatica; a settembre ha riaperto quella di via Lombardia; per quanto riguarda la gestione delle mense di Ekotecne e Monteroni, essa si è allineata alla chiusura delle relative strutture universitarie; funzionalità che seguirà la piena riapertura con l’inizio delle attività accademiche. Nessuna mensa segnala attese superiori a quanto ordinariamente previsto”: così dichiarava ieri, a mezzo stampa, il direttore generale di Adisu Puglia, Gavino Nuzzo nel’intento di replicare alle accuse mosse da Udu.

Dichiarazioni e rassicurazioni che, però, sembrano non aver convinto i ragazzi dello stesso sindacato. Anzi. Benedetta Abate affonda il colpo: "Durante l'emergenza covid il servizio assicurato dall'unica mensa aperta, quella di via Adriatica, garantiva il pranzo in modalità drasticamente ridotta, e la cena mediante la consegna di un cestino con pasti preconfezionati e freddi. Nel riprogrammare l'attività del nuovo anno accademico non è stata prevista la riapertura immediata di tutte le mense, ma l'unica ad aver riaperto dal 1° settembre è stata la mensa di via Adriatica, inizialmente solo per il pranzo; si è dovuto aspettare metà settembre per avere anche l'apertura in orario serale”.

Per quanto riguarda la mensa di via Lombardia, questa avrebbe riaperto i battenti solo ieri, 6 ottobre.

“La conseguenza di queste scelte è stata quella del sovraffollamento dell'unica mensa, con file interminabili e assembramenti inevitabili – prosegue l’esponente Udu -. E continuiamo a chiederci se nel concetto di alta qualità dei servizi siano da ricomprendersi le condizioni in cui versano alcuni studentati leccesi, i quali necessitano di interventi strutturali urgenti. Le misure-spot servono solo a creare l'immagine di un servizio efficiente, ma nel concreto non risolvono i problemi degli studenti”.

Sul piatto della bilancia pesa, poi, la questione delle residenze universitarie: “Non può corrispondere all'idea di alta qualità dei servizi nemmeno la scelta di procedere tramite soluzioni temporanee, che nessuna certezza danno alla compagine studentesca circa il futuro della residenzialità a Lecce. Il tutto in un processo segnato dalla poca partecipazione e informazione delle componenti studentesche. Infatti apprendiamo solo dal suddetto articolo che sono in corso costanti incontri con le istituzioni per individuare una soluzione all'aumento dei posti letto”, conclude lei.

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