Venerdì, 14 Maggio 2021
Scuola

"Università come motore di cambiamento": inaugurato il 66esimo anno accademico

La crisi, i suoi effetti e le soluzioni messe in atto e proposte dalla comunità accademica al centro dei discorsi tenuti dal rettore Pollice, dal direttore De Benedetto, dal presidente del Consiglio degli studenti, Iacono. La lectio magistralis è stata tenuta dalla professoressa Eva Cantarella

Foto di repertorio: la cerimonia di inaugurazione

LECCE – Una inaugurazione atipica, quella dell'università del Salento, che ha dovuto optare per una cerimonia a presenza ridotta. La cerimonia del 66 esimo anno della fondazione si è aperta con l'iniziativa simbolica del “posto occupato”, ma vuoto, perché riservato a tutte le donne vittima di violenza e femminicidio, fenomeno tristemente acuito dalla pandemia in corso.

Il rettore, Fabio Pollice, ha tenuto il consueto discorso inaugurale:“Più volte abbiamo rinviato l'inaugurazione, nella speranza di poterla organizzare in presenza, sia pure nel rispetto delle norme anti-covid, ma la situazione epidemiologica nel frattempo è peggiorata. In ogni caso l'inaugurazione deve essere un punto di svolta, al fine di definire la strada da percorrere: la formazione è per noi non solo un asse per la ripresa economica, ma uno strumento per una rinascita culturale”.

“Il precedente anno accademico era iniziato sotto i migliori auspici – ha proseguito il rettore -, avevamo dato impulso a una strategia d'ateneo e a un progetto riorganizzativo volto a migliorare il benessere della comunità accademica: entrambi i progetti hanno subito un forte rallentamento a causa della pandemia. Nel primo caso costretti a ridefinire gli obiettivi, ma comunque siamo riusciti a varare un piano strategico e a fare di necessità virtù e utilizzare la crisi come leva per un radicale cambiamento della nostra strategia, per tornare a volare alto. Le università sono state le prime, del resto, a reagire e ad adattarsi al contesto, trasferendo tutte le loro attività in remoto e hanno cercato di dare risposte alla collettività, elaborando idee e soluzioni per creare un nuovo futuro”.

“La ricerca si è riaccesa e il Paese è tornato a guardare all'università come a un motore di cambiamento. Il nostro ateneo è stato in prima fila con le collaborazioni con Asl, Confindustria Lecce e Camera di commercio, lavorando a fianco della comunità. Dobbiamo essere orgogliosi di questo – ha proseguito lui -. Abbiamo portato avanti un piano di investimenti di oltre 50 milioni che modificheranno questa città, migliorando l'assetto urbano e riqualificando gli spazi verdi. Stiamo lavorando alla realizzazione di un parco universitario urbano, nell'area compresa tra parco di Belloluogo e Porta Napoli; stiamo lavorando alla realizzazione di un percorso ciclabile dal centro cittadino al polo universitario extraurbano di Ecotekne, abbiamo ampliato il raggio d'azione coinvolgendo gli altri comuni. Volevamo dare impulso alle progressioni di carriera dei docenti, non ci siamo riusciti ma dobbiamo farlo perché il futuro dell'ateneo dipende dal loro impegno e dal giusto riconoscimento. Abbiamo aperto nuovi corsi di laurea, fortemente attrattivi, e quest'anno abbiamo presentato 4 nuovi progetti formativi e di questo ringrazio la Regione Puglia, come il corso in Medicina e chirurgia. Tra poche settimane aprirà i battenti il Salento Biomedical District nella cornice del Convento dei Domenicani a Cavallino. La domanda di formazione universitaria muterà ancora, nei prossimi anni, e così deve mutare l'offerta universitaria, sviluppando meccanismi di reazione di più veloci, aumentando la capacità di individuare nuovi bisogni. Cambiare il mondo deve essere un obiettivo concreto, e non utopico, dell'università. Il mio impegno, per i prossimi anni, sarà quello di promuovere lo sviluppo del Salento per superare i divario economico con il resto del Paese e il resto dell'Europa”.

Donato De Benedetto, direttore generale dell'Università, ha precisato che, nonostante le difficoltà di un anno complicato dall'emergenza epidemiologica, l'ateneo ha osato mettere in cantiere nuovi progetti: “Abbiamo aperto nuovi cantieri riuscendo a trasformare il polo urbano: è sotto gli occhi di tutto la bellezza dell'area edilizia dello Sperimentale Tabacchi i cui lavori sono terminati da poco e il completamento di Studium 2000; seguiranno a breve le aree del dipartimento di Beni culturali e del dipartimento di Studi umanistici. Si aggiungeranno, poi, numerosi interventi programmati per il polo extraurbano. Abbiamo migliorato i sistemi informativi, tutti di notevole impatto per la comunità accademica, trasformando i processi grazie al percorso di digitalizzazione intrapreso sin dal 2013. La macchina amministrativa ha funzionato bene anche da remoto. Oltre alla formazione, sono state avviate le procedure di reclutamento del personale tecnico-amministrativo e potenziate quelle del personale docente, in linea con le previsioni del piano strategico e del piano integrato di ateneo. Il progetto Good Practice ha evidenziato un miglioramento dei servizi in quasi tutti i settori. L'augurio è quello di continuare a lavorare su questa strada, insieme e uniti”.

Luca Iacono, presidente del Consiglio studenti ha ricordato come la crisi dovuta al covid-19 abbia avuto ricadute importanti anche sull'ateneo: “Ma come possiamo pensare di superarla quando lo stesso mondo accademico versa, da decenni, in uno stato di crisi? A distanza di 11 anni dalla legge Gelmini ancora attendiamo che la formazione e l'istruzione diventino una priorità per il nostro governo, e anche nell'anno del recovery fund l'ateneo ha mantenuto la sua marginalità tanto nel dibattito pubblico quanto nella ripartizione dei finanziamenti. Il piano rilancio ha concesso un finanziamento straordinario all'università che però non può risolvere i problemi strutturali e sovvertire il divario inaccettabile tra Nord e Sud”.

“Con il Recovery plan auspichiamo che i criteri di distribuzione dei finanziamenti tengano conto delle necessità fondamentali - ha chiosato lui -. Se la ricerca continuerà ad avere come unica bussola la competitività, noi saremo costretti a continuare a dividerci le briciole. Abbiamo quindi bisogno di un finanziamento equo e programmatico della ricerca e deve essere valorizzato il ruolo di chi fa ricerca attraverso inquadramenti contrattuali più chiari. Noi studenti non possiamo essere soltanto funzionali alle necessità della società neoliberale; noi siamo soggetti in formazione che entrano in un percorso d'istruzione che deve essere realmente inclusivo. Occorre migliorare il sistema di tassazione, non possiamo permettere che qualcuno abbandoni il percorso accademico perché il reddito glielo impedisce. Abbiamo inoltre bisogno che il sistema pubblico tuteli la nostra salute mentale, in tempo di pandemia, a partire dall'università.

La cerimonia si è conclusa con la “lectio magistralis” dells professoressa Eva Cantarella,  storica del diritto romano, già docente all'università degli studi di Milano sul tema “Cultura e pandemia, percorsi di rinascita nella storia dell'antichità”.

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