Venerdì, 18 Giugno 2021
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Kristos morto di freddo a Lecce. "Eppure i ricoveri non mancano"

Un indigente noto nella zona di Settelacquare si è spento. L'assessore Miglietta e la Croce Rossa spiegano, però, che non è sempre facile convincere chi vive in strada ad accettare un riparo

LECCE - È deceduto due giorni addietro un altro indigente, a Lecce. È morto di freddo, in una zona di campagna, lontana dal salotto buono della città. Kristos si è spento senza fare clamore, rimpianto dall’amico fraterno, Sandro, che alla fine lo aveva convinto a disintossicarsi dall’abuso di alcool chiedendo aiuto alla Comunità Emmanuel.

La sua esistenza, vissuta ai margini della società civile, si è spenta senza clamore, nel silenzio generale. Gli stessi volontari, che pure lo conoscevano, hanno appreso la notizia del decesso grazie ad un passaparola  giunto poi ai mass media, con molte ore di ritardo.

Il cittadino, di origini bulgare, era uno dei barboni più noti di Largo di Settelacquare, dove viveva e trascorreva le notti all’interno di un box del mercato rionale. Comunque uno dei pochi a parlare con i volontari delle varie associazioni che offrono soccorso a chi è in difficoltà, portando cibo, coperte, vestiti, acqua e medicinali. Tra queste Croce Rossa, Caritas, City Angels, Angeli di Quartiere.

Il clochard era uno dei cosiddetti “invisibili” assistiti dai servizi sociali e  preso in carico dalla don Carlo, parroco della chiesa di San Sabino. “Aveva un riferimento a Lecce, una signora di prendeva cura di lui, non era una persona abbandonata a sé stessa. Il Comune di Lecce intanto ha ottenuto il nulla osta per la sepoltura, ed è disposto ad occuparsi dei suoi funerali, come avvenuto per altri casi, mentre don Carlo si occuperà di celebrare la messa”, spiega Silvia Miglietta, assessore con delega ai Diritti civili ed alle Pari opportunità.

Pare che l’uomo abitasse nel capoluogo da molti anni e che la sua esistenza fosse stata sconvolta dal divorzio e dalla perdita di una figlia. Nell’amico Sandro, a detta di tutti inseparabile, ha trovato un sostegno morale solido e importante. Ma oltre all’affetto dell’amico, gli restava poco o nulla. Il suo caso è paragonabile alla goccia in un mare di cui non abbiamo esatta contezza: neppure la Caritas riesce infatti a fornire dati precisi sul numero di senzatetto che creano giacigli su panchine e marciapiedi, ai margini della città.

Il dato varia a seconda della stagione e delle circostanze, come avviene ad esempio nella stazione ferroviaria che ospita un gruppetto di persone, per lo più extracomunitarie, facilmente disperse in seguito agli interventi degli agenti di polizia. Qualcuno ha trovato un ricovero nell’area, ormai piuttosto degradata, del mercato di Settelacquare, ma quei box saranno ripristinati e resi agevoli in tempi stretti, per far ripartire l’attività del commercio. Qualcun altro si muove da una periferia all’altra. Un clochard ormai dimora stabilmente in piazza Sant’Oronzo, proprio sotto Palazzo Carafa, e non c’è verso di convincerlo a spostarsi.

Le possibilità di dormire al riparo, però, non mancano: una di queste è offerta dalla Masseria Ghermi, confiscata alla mafia e gestita dalla Croce Rossa, che si trova lungo la strada per Torre Chianca. La struttura dispone di 25 posti letto, di cui 20 ancora liberi, ed è attivo un servizio navetta che fa la spola con il centro alle 20.00 e la mattina presto. Gli ospiti della struttura possono trovare un pasto caldo e usufruire della colazione, fare una doccia e ricominciare la loro giornata.

“Purtroppo molti senza tetto non hanno alcuna intenzione di cambiare vita. Io ho contattato tre ragazzi pakistani che dormono a Settelacquare, uno di questi entra ed esce dall’ospedale perché affetto da gravi problemi di salute – puntualizza l’assessore Miglietta -. Uno di loro si era quasi convinto a cercare riparo presso la Masseria Ghermi ma poi ha cambiato idea. Ci sono persone difficili da avvicinare, nonostante le buone intenzioni. Ma i ricoveri temporanei non mancano, anche nelle sedi provinciali in cui vengono realizzati i progetti Sprar, destinati a richiedenti asilo e rifugiati”.

Quanto detto dall'assessore trova conferma nelle parole di Adriana Pendinelli, responsabile dello sportello sociale della Croce Rossa, che ha descritto anche l’azione, ben cadenzata, dei numerosi volontari: “Gli operatori dell’unità di strada, opportunamente formati, escono tre volte alla settimana per portare ai senza tetto ciò che può servire, compresa l’assistenza sanitaria di base perché nel gruppo vi sono sempre un infermiere e un medico. Certo, in caso di situazioni più gravi è necessario allertare il 118”.

La Croce Rossa distribuisce pacchi con viveri e coperte e presta aiuto negli ospedali e nelle mense. Angeli di Quartiere è una, tra le altre associazioni, che provvede alle famiglie in gravi ristrettezze economiche. Il presidente Luigi Graziani ha annunciato che a breve coinvolgerà l’amministrazione comunale su un progetto di recupero delle fragilità di più ampio respiro: “Vi sono soggetti che vivono disagi importanti, come gli alcolisti ed i tossicodipendenti. Queste persone, con l’aiuto dei servizi sociali, possono essere reinserite nella società. Noi immaginiamo che sia necessario un intervento ad ampio raggio anche perché i ricoveri, sebbene temporanei, comunque non mancano”.

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