Archiviata inchiesta Xylella: nel 2015 sequestro di olivi e dieci indagati

Per il gip del Tribunale di Lecce non sono state rilevate connessione fra le condotte adottate tra gli ex indagati e il batterio

Foto di repertorio.

LECCE - Archiviata l’inchiesta Xylella: non sono state infatti ravvisate delle connessioni tra il propagarsi del batterio e le condotte o sperimentazioni portate avanti dagli ex indagati, accusati di aver diffuso la malattia delle piante, aver violato le disposizioni in materia ambientale, fdel reato di falso materiale e ideologico, getto pericoloso di cose, deturpamento del paesaggio. Lo ha stabilito il gip del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, nelle ultime ore. La decisione dopo quasi quattro anni dall’apertura ufficiale del fascicolo, il 18 dicembre del 2015, alla quale seguì il sequestro degli alberi ritenuti colpiti dal batterio.

In quella occasione fu lo stesso giudice Maritati a evidenziare come non si potesse indicare la Xylella quale causa della fitopatologia. La vicenda cominciò però oltre un anno prima, nella primavera del 2014, a seguito di tre esposti presso la Procura della Repubblica di Lecce, presentati da associazione di ambientalisti. Fu pertanto avviata un’attività investigativa alla quale oggi viene messa la parola fine.  Il gip, ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e dal pubblico ministero Roberta Licci.

Nel registro degli indagati furono iscritti i nomi del commissario straordinario per l’emergenza, Giuseppe Silletti, che abbandonò poi l’incarico; Antonio Guario, ex dirigente dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia; Giuseppe D’Onghia, dirigente regionale del settore Agricoltura; Silvio Schito, dirigente dell’Osservatorio fitosanitario di Bari; Giuseppe Blasi, dirigente presso il Dipartimento delle politiche europee e internazionali dello sviluppo rurale; Vito Nicola Savino, a capo del centro di ricerca “Basile Caramia” di Locorotondo; Franco Nigro, docente di Patologia vegetale all’Università di Bari; Donato Boscia, ricercatore del Cnr di Bari; Maria Saponari, ricercatrice del Cnr; Franco Valentini, ricercatore presso lo Iam, l’Istituto agronomico mediterraneo di Valenzano.

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