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Botti e petardi, gli artificieri illustrano etichette e un vademecum per San Silvestro

Se il materiale è privo di indicazioni, meglio consegnarlo ai carabinieri. I trasgressori possono pagare fino a 100mila euro

Il comandante degli artificieri di Lecce.

LECCE  - Al di là delle dimensioni dei petardi e dell’apparente aspetto, ciò che deve attirare l’attenzione dei cittadini sono le etichette riportate sul materiale esplosivo. In vista della Notte di San Silvestro, mentre i primi cittadini del Salento diffondono le ordinanze comunali “anti-botto”, anche gli artificieri dell’Arma mettono in guardia dai pericoli reali che si celano dietro a quei piccoli, apparentemente innocui, ordigni di fine anno. Tanto per cominciare, hanno spiegato i militari coordinati dal luogotenente Salvatore Giannini (in foto), esistono quattro categorie di materiale pirotecnico, classificato con numeri che vanno da 1 a 4 e dove 1 è quello di pericolosità minore. Basterà leggere dunque le etichetta, nella quale sono riportate le caratteristiche previste dalla legge comunitaria.

Alla prima tipologia “base” appartengono quei botti dal potenziale estremamente basso, non indicato a ragazzi di età inferiore a 14 anni. Nella seconda categoria, invece, i petardi dal potenziale solo basso, adatti per cittadini al di sopra dei 18 anni. Al potenziale medio, nella terza categoria, sono invece associati tutti quei botti di potenziale medio, per i quali è richiesto il porto d’armi o il nulla osta all’acquisto, rilasciato dalla questura locale solo sulla scorta di specifici requisiti. Infine, nella quarta e ultima tipologia, si inseriscono i materiali di elevata pericolosità, maneggiabili esclusivamente dagli operatori professionali del settore, muniti di apposito certificato. Se, come spesso accade, il materiale in vendita dovesse essere privo di etichetta, è chiaro che è già riscontrabile un’anomalia: significa che colui che lo ha prodotto, non ha mai sottoposto alla commissione apposita la merce esplosiva. In quel caso, è bene rivolgersi al comando provinciale dei carabinieri di via Lupiae, per consegnare subito il prodotto.

Il vademecum dell'Arma

Come hanno spiegato gli stessi militari durante una conferenza, in mattinata, i botti non omologati possono essere per esempio composti da plastiche troppo pesanti che, una volta avvenuta la deflagrazione, finirebbero per ridursi in numerose schegge pericolose. E’ fondamentale, dunque, maneggiare soltanto prodotti accompagnati da documentazione: quando la certificazione a un produttore non è stata rilasciata, significa che non è stato in grado di riprodurre i petardi in maniera identica e seriale, garantendo lo stesso potenziale esplosivo. In quel caso subentra dunque l’imprevedibilità: un petardo  può diventare davvero pericoloso rispetto a quello identico, fatto esplodere poco prima.IMG_1328-2

“Nel Salento non ne vengono prodotti”, ha evidenziato il comandante degli artificieri, alla presenza del colonnello Giampaolo Zanchi, comandante provinciale di Lecce. Nel Salento, però, non manca la vendita e i successivi sequestri a macchia di leopardo, che si sono susseguiti negli ultimi giorni. I trasgressori, beccati con prodotti illegali, possono essere multati per un minimo di 10mila euro, fino a un massimo di 100mila. Per lo smaltimento, inoltre, non ci sono luoghi adatti. Il primo luogo più vicino per la termodistruzione dei botti sequestrati è a Pescara. Ma succede che, in caso di provvedimenti penali, nell’urgenza di dover distruggere immediatamente il materiale, gli artificieri fanno brillare gli ordigni in alcune cave del Salento, ovviamente dismesse e previa comunicazione.

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