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Emergenza ambientale: capodoglio di dieci metri spiaggiato a Porto Selvaggio

La preoccupante scoperta del cetaceo senza vita, nei pressi di Baia di Torre Uluzzo. Complesse le operazioni di recupero

L'esemplare rinvenuto nelle ultime ore sullo Ionio

PORTO SELVAGGIO (Nardò) – Un capodoglio lungo oltre dieci metri spiaggiato sul litorale dell’area protetta di Porto Selvaggio. La sconcertante scoperta è delle ultime ore, così come ha fatto sapere l’associazione leccese dei consumatori “Sportello dei diritti”. La carcassa dell’ingombrante animale, senza vita è stata vista fluttuare tra le onde e poi sbattere contro la scogliera della marina neretina, nelle vicinanze della baia di Torre Uluzzo, una zona che peraltro rende difficili le operazioni di recupero. L’episodio, che rientra in un susseguirsi passato di altri ritrovamenti simili sulle coste del Salento, ha destato più di una preoccupazione per via dell’inquinamento delle acque. Tanto da spingere i portavoce dello “Sportello dei diritti” a chiedere l’autopsia sulla carcassa alla Procura della Repubblica di Lecce.

Video: la carcassa fra le onde

I sospetti sono sorti allo stesso personale dell’Area marina protetta di Porto Cesareo (nella foto di apertura, Gianluca Romano), durante il consueto giro di ricognizione nell’area da tutelare. Gli operatori, a un certo punto, hanno notato una presenza massiccia di gabbiani sullo specchio d’acqua. Poco dopo hanno capito perché; i volatili erano attratti dal capodoglio. E’ stato richiesto l’intervento immediato della capitaneria di porto di Gallipoli, poi di un biologo esperto, Sergio Fai, sia degli amministratori del Comune di Nardò - tra cui l'assessore all'Ambiente Mino Natalizio - i quali, per competenza, dovranno occuparsi materialmente del recupero e dello smaltimento dell’imponente carcassa. Compito non semplice: primo, per via della mareggiata provocata dal forte vento di Scirocco che non consente un intervento a breve. Secondo, data la scomodità del punto in cui il grosso cetaceo si trova in questo momento. In ogni caso, se per smaltire la carcassa di un cane occorrono a un ente comunale circa 500 euro, risulterà semplice immaginare la cifra da capogiro per occuparsi di un animale del genere. Assieme al personale del Comune, anche quello veterinario incaricato dalla Asl di Lecce, così come avvenuto in altri ritrovamenti analoghi.

E così come ci si è chiesti davanti a presenze di delfini senza vita o squaletti, la domanda resta: che cosa ha provocato un ritrovamento simile? L’aspetto inquietante, infatti, non è tanto la presenza di un Capodoglio: secondo gli esperti può anche transitare, per sbaglio e raramente, ma accade. A destare attenzione, semmai, è il fatto che sia senza vita e nello stato di decomposizione iniziale. Così sembrerebbe. Anche sulla data della morte non vi è, ovviamente, ancora certezza. Potrebbe risalire a circa una settimana addietro, ma anche a un periodo precedente. Alcuni additano come causa gli airgun per le prospezioni petrolifere al largo delle coste, strumenti utilizzati in geofisica che creano dei moti ondosi e altri effetti. Ma non è il solo motivo. A determinare fenomeni come la morte dell’esemplare trovato a Porto Selvaggio, potrebbe anche incidere l’innalzamento delle temperature delle acque marine. In alcuni casi, infatti, determinate specie possono soffrire gli stati di cosiddetta ipossia o anossia, rispettivamente carenza e assenza di ossigeno.

Le dichiarazioni dello Sportello dei Diritti

Un evento, che fa ritornare la mente allo spiaggiamento di sette esemplari della stessa specie avvenuto il 10 dicembre 2009 alla foce di Capojale - Laguna di Varano e sul litorale di Vieste (Gargano) e che, quindi, non costituisce un episodio isolato per una specie che nelle acque del Mediterraneo è ritenuta più che vulnerabile per colpa dell’uomo. Autorevoli studi scientifici, infatti, affermano che al 99 per cento le cause dello spiaggiamento sono attribuibili ad attività umane, come l'inquinamento chimico o elettromagnetico, anche perché questi animali sono particolarmente sensibili alle interferenze dei sonar delle imbarcazioni. E sono proprio le attività di mappatura geologica che da tempo interessano i mari intorno all’Italia, e per quanto di competenza l’Adriatico e lo Jonio, con prospezioni sismiche a mezzo di air gun, le cui onde sonore provocano il disorientamento degli animali a insospettire più di qualcuno tra gli addetti ai lavori e in particolare chi ha a cuore l’ecosistema del Mediterraneo".

"È  notorio, infatti, che da anni nei nostri mari sono in corso ricerche tese ad individuare possibili giacimenti di gas o di petrolio ed il principale metodo utilizzato per individuare gli eventuali giacimenti consiste nella scansione dell'intera zona prescelta mediante dei dispositivi detti “airguns” (cannoni d'aria) che, trainati da apposite navi, emettono suoni per via dell'introduzione nella colonna d'acqua di aria ad altissimi livelli di pressione: l'eco di questi suoni, riflessa dal fondale, rivela presenza, profondità e tipologia del giacimento. In occasione dello spiaggiamento sul Gargano, ricorda Giovanni D'Agata, presidente dell’associazione, depositammo un esposto denuncia, cui fece seguito un’interrogazione parlamentare del deputato pugliese Pierfelice Zazzera, ma non un’altrettanto soddisfacente risposta da parte delle autorità".

"Lo stesso Ministero della Difesa, cui compete attraverso la Guardia Costiera il controllo delle coste, nell’affermare l’assenza di esercitazioni di tipo militare, già all’epoca non diede alcun riscontro in merito alla presenza costante e nota di navi autorizzate alle prospezioni e che avrebbero potuto senz’altro influenzare i sistemi naturali d’orientamento dei cetacei con il conseguente loro probabile spiaggiamento. È necessario, quindi, che questa volta - che si unisce ai sempre più frequenti spiaggiamenti di numerosi altri cetacei di più piccole dimensioni, quali i delfini - la Procura di Lecce, provveda al sequestro immediato della carcassa al fine dell’effettuazione di un’autopsia per accertare le cause della morte del povero mammifero marino”.

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